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Sarà una Pasqua diversa, ognuno a casa sua

Sarà una Pasqua diversa, ognuno a casa sua

Sarà una Pasqua diversa, ognuno a casa sua

TORONTO – Prepariamoci a vivere un periodo pasquale diverso.

L’emergenza sanitaria scatenata dalla pandemia del Covid-19 sta stravolgendo le nostre abitudini, sta cambiando il nostro stile di vita, catapultandoci in un nuovo mondo – speriamo provvisorio – dove non deve esserci contatto tra le persone, dove i bambini non vanno a scuola ma devono seguire i corsi online, dove l’unica sicurezza di non contrarre il coronavirus è rappresentata dallo stare a casa, aspettando la fine del contagio.

La regola della distanza tra le persone è per ora l’unico mezzo efficace che abbiamo in mano per rallentare la pandemia e questo deve valere sempre. La sicurezza passa sopra a tutto e non fa sconti: sia che si tratti di un funerale, o di un matrimonio o una celebrazione religiosa.

Per questa Pasqua 2020 dobbiamo mettere da parte le nostre tradizioni e impedire che il contagio assuma proporzioni ancora più catastrofiche. E non si tratta solamente di un atto di buon senso, ma di quanto ci sta imponendo la legge attivata a Queen’s Park – l’Emergency Management and Civil Protection Act- dopo la proclamazione dello stato d’emergenza da parte del premier Doug Ford.

A partire dallo scorso 28 marzo, infatti, in tutta la provincia dell’Ontario è illegale il raggruppamento di più di cinque persone, con alcune eccezioni ovviamente: tra queste, i nuclei familiari con più di cinque persone che vivono sotto lo stesso tetto.

Per questa Pasqua, quindi, dobbiamo dimenticarci della tradizionale cena a base di pesce del Venerdì Santo con tutti i nostri parenti e amici o il pranzo di Pasqua.

Dovremo trovare altri modi per stare insieme, sfruttando magari la tecnologia che in questo caso ci può dare una mano.

Da WhatsApp a Zoom, passando per il Facetime di Facebook, esistono decine di social media che ci permettono di condividere dei momenti speciali con amici e parenti anche stando lontano.

Un po’ come succede con parenti e amici che si trovano dall’altro parte dell’oceano. E noi italocanadesi siamo già allenati a questa prassi.

Questa volta l’oceano non divide due continenti, ma passa per le strade di Toronto, di Vaughan, di Mississauga, di Brampton.

Stesso discorso per le visite ai nostri parenti nelle case a lunga degenza o nelle case di riposo, che non si potranno fare. In queste strutture si trovano le persone più a rischio – anche se il Covid-19 ha mostrato di non guardare in faccia a nessuno, mietendo vittime di tutte le età – ed è un nostro dovere cercare di tutelare la loro salute.

Non dimentichiamoci di loro, in questa settimana pasquale, mandiamo loro un messaggio, cerchiamo di usare la tecnologia, quando è possibile.

Rispettiamo le regole, sperando che sia la prima e ultima Pasqua vissuta in ostaggio del coronavirus.