CorrCan Media Group

Nafta, si ritorna a negoziare

Nafta, si ritorna a negoziare

TORONTO – Con l’avvicinarsi del primo ottobre – termine ultimo dettato da Trump – i negoziati per giungere a un accordo sono diventati una corsa contro il tempo.
Ieri il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland è tornata a Washington per prendere parte a un altro giorno di trattative per salvare il North American Free Trade Agreement (Nafta).
Freeland è tornata al tavolo dei negoziati prima di partecipare alle riunioni del Caucus liberale in Saskatoon che sono iniziate nel tardo pomeriggio e che si protrarranno fino a giovedì.
Il suo omologo, il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti Robert Lighthizer (nella foto, con lei), lunedì scorso era a Bruxelles per importanti discussioni commerciali con l’Unione Europea – colloqui preliminari che dovrebbero riprendere in autunno.
L’accordo, lo scorso 31 agosto, sembrava ormai cosa fatta ma pur se le parti indicano un avvicinamento su determinate questioni non si è ancora giunti all’accordo.
«Negoziati intensi ma produttivi» è stato il commento del ministro degli esteri canadese venerdì scorso al termine di due settimane di colloqui con Lighthizer.
Finora le due parti non sono state in grado di uscire dall’impasse alla cui base c’è l’accesso degli Stati Uniti al mercato lattiero- caseario canadese e il meccanismo di risoluzione delle controversie chiamato Chapter 19.
Ottawa e Washington stanno cercando di raggiungere un accordo che potrebbe essere presentato al Congresso degli Stati Uniti entro la fine del mese: una eventuale intesa farebbe aderire il Canada all’accordo preliminare raggiunto lo scorso mese dagli Stati Uniti con il Messico. La rinegoziazione del Nafta, accordo stipulato la prima volta 24 anni fa, si sta trascinando da tredici mesi. Ma mentre da Washington giungono segnali positivi che fanno sperare ad una risoluzione in tempi brevi, il primo ministro Trudeau ieri ha ribadito, durante una intervista radiofonica a Winnipeg, che il Canada “firmerà solo un accordo che è nel migliore interesse del paese”.
Trudeau, riferendosi all’avvertimento di Trump di imporre dazi alle importazioni di automobili in caso di mancato accordo, ha aggiunto che “il Canada non si piegherà alle minacce” e che questa ipotesi si tradurrebbe in perdite di lavoro su entrambi i lati del confine.
Intanto, stando al Canada Border Services Agency, le contro-tariffe di rappresaglia imposte agli Usa su acciaio, alluminio e altri beni (whisky, cioccolato, condimenti, sciroppo d’acero e materassi), hanno fruttato al Canada in soli due mesi entrate per quasi 300 milioni di dollari.