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Matteo contro Matteo, la partita parallela di Salvini e di Renzi

Matteo contro Matteo, la partita parallela di Salvini e di Renzi

TORONTO – Matteo contro Matteo: sullo sfondo, la crisi di governo e la possibile implosione del Pd.

Viaggia su binari paralleli la doppia sfida lanciata da Salvini e da Renzi in questa concitata fase politica che potrebbe risolversi con il primo voto autunnale della storia dell’Italia repubblicana.

Entrambi in questi ultimi mesi avevano obiettivi ben precisi. Il leader leghista doveva monetizzare politicamente il boom del consenso registrato alle elezioni regionali, nel voto europee e l’impennata nei sondaggi. L’ex segretario del Pd aveva bisogno di ritornare, da protagonista, al centro del processo decisionale, per poi dare vita a una propria forza politica.

La decisione di Salvini di staccare la spina al governo guidato da Giuseppe Conte rappresenta in questo momento un’occasione per Renzi, che ha colto la palla al balzo e ha impresso una netta accelerazione al suo progetto primario.

Nella conferenza stampa di ieri l’ex premier ha ribadito la necessità di sostenere un governo dei responsabili, una posizione antitetica a quella del segretario del Pd Nicola Zingaretti, che invece continua a chiedere con forza il ritorno immediato alle urne.

E così la partita parallela di Matteo contro Matteo trova un secondo elemento di congiunzione. Così come la Tav – e la posizione ambigua del governo, che aveva presentato due mozioni antitetiche – è stato il casus belli che ha permesso a Salvini di mettere in crisi la coalizione gialloverde, la posizione inconciliabile sul sostenere o meno un nuovo governo potrebbe essere la scintilla che accenderà la miccia all’interno del Partito democratico: che a questo punto rischia davvero una dolorosa spaccatura. Occorre sottolineare che appartengono all’area renziana 36 senatori su 51 e 62 deputati su 111.

Salvini, dal canto suo, dopo aver accarezzato l’idea di correre da solo per poi eventualmente accordarsi con Fratelli d’Italia e Forza Italia dopo il voto, ha preferito rigettare – ancora una volta – le basi per arrivare ad un’alleanza nell’ambito del centrodestra. Ma il no di Berlusconi alla lista unica – con la Lega che avrebbe cannibalizzato gli altri due partiti – costringerà il vicepremier a rivedere i suoi piani. Senza dimenticare, e lo abbiamo scritto tante volte in questi ultimi mesi, che l’attuale elettorato italiano è molto più fluido rispetto a quello della Prima e della Seconda repubblica.

Insomma, Matteo (Salvini) rischia con il fuoco, perché i sondaggi continuano a dare la Lega da sola attorno al 38-40 per cento, ma allo stesso tempo registrano un malumore bipartisan degli elettori per questa crisi di governo estiva. Che non piace e spaventa.

Ecco allora che siamo costretti ancora una volta a richiamare in causa l’altro Matteo (Renzi), la sua mirabolante e imprevedibile ascesa e il suo improvviso crollo.

Alle elezioni europee del 2014 il Pd renziano stravinse, sfondando quota 40%, quando la Lega salviniana navigava attorno al 6%. L’ex sindaco di Firenze decise allora di forzare la mano, legando il suo destino a quello del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016: ma l’elettorato gli voltò lo spalle.

Renzi incassò la batosta e nel giro di poco fu costretto a rinunciare alla guida del Paese prima e del suo partito poi.

Bisogna capire quindi se il Matteo leghista abbia fatto tesoro della lezione subita dal Matteo dem.

In ogni caso i due Mattei si preparano allo strappo: uno con il governo di cui ha fatto parte per più di un anno, l’altro con il partito che lo ha lanciato, che ha guidato e che non ha mai rinnegato, almeno fino a questo momento. Continuando a prendendosi di mira, come sempre.

“Salvini ha fallito – ha detto ieri l’ex premier – ora serve un governo dei responsabili”. “Capisco il terrore da parte del senatore Renzi – ha risposto – è comprensibilissimo: perché sa che con i disastri che ha fatto gli italiani lo mandano a casa immediatamente”.

La crisi italiana e suoi imprevedibili sviluppi dovranno per forza di cose fare i conti con le future decisioni di Salvini e Renzi. Nel bene o nel male, a pagarne le conseguenze saranno tutti gli italiani.

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Indovinelli
Nov Wed ,2016