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La svolta populista che spaventa l’Ue e il Canada

La svolta populista che spaventa l’Ue e il Canada

TORONTO – La deriva populista travolge anche la Gran Bretagna. Dopo i tre anni di approccio relativamente soft, pragmatico e pro negoziato di Theresa May, il Partito Conservatore britannico svolta a destra e incorona Boris Johnson. Che, detto per inciso, ha un solo punto programmatico nel suo prossimo incarico da primo ministro: uscita dall’Europa, senza se e senza ma, il prima possibile, entro il 31 ottobre. Con il voto sulla Brexit del 2016 il Regno Unito si è infilato in un vicolo cieco, creando un rompicapo politico per il quale non si riesce a trovare una soluzione credibile.

Il governo May in questi anni ha provato a raggiungere un accordo con la controparte europea che garantisse a Londra un’uscita dall’Unione a tappe, con l’obiettivo di mantenere intatti i rapporti economici e commerciali con il Vecchio Continente. Ma con il passare dei mesi è emersa la contraddizione di fondo di questo approccio: per uscire dall’Ue bisogna tagliare il cordone ombelicale, un taglio netto e doloroso, attraverso un negoziato bilaterale con la controparte di Bruxelles che – giustamente – ha fatto pochissime concessioni. La soft Brexit – quella cioè suggellata dall’accordo – è diventata un miraggio, mentre nel frattempo abbiamo assistito a un duplice processo: all’interno dei tory inglesi è cresciuto il malcontento verso la premier, mentre nella società britannica – come testimoniano i sondaggi degli ultimi mesi – è aumentata la voglia di Europa, una sorta di pentimento per il voto “di pancia” del 2016.

Ora, all’interno del partito di maggioranza, invece di capire questo mutamento di umori, si è scelta la strada della radicalizzazione dello scontro, a differenza del Partito Laburista, dove il leader Jeremy Corbyn ha cambiato opinione ed è diventato sostenitore della necessità di un secondo referendum.

Johnson andrà dritto per la sua strada, imbottirà il nuovo governo di euroscettici e falchi del “Leave” e arriverà allo scontro con Bruxelles, con l’obiettivo di uscire a tutti i costi dall’Unione Europea, con o senza accordo. Vedremo se e come ci riuscirà. Imprevedibile, eccentrico, (c’è chi lo definisce come una via di mezzo tra Donald Trump e Doug Ford), l’uragano Johnson è destinato ad abbattersi con tutta la sua dirompenza sul palcoscenico politico mondiale e a spezzare i delicati e fragili equilibri.

Di sicuro ci aspetta un lungo periodo di grande incertezza – politica, economica e commerciale – che si va ad aggiungere alle tensioni internazionali provocate dalla guerra commerciale tra Usa e Cina. L’Ue guarda con preoccupazione a questo nuovo sviluppo, così come il Canada, che con Londra ha un forte legame economico – nel 2018 la bilancia commerciale è di 25,5 miliardi di dollari – e che negli ultimi anni ha seguito con apprensione i tentativi di divorzio del Regno Unito dall’Unione europea, anche per le ripercussioni che si avranno sul Ceta, l’accordo di libero scambio tra il nostro Paese e l’Unione europea.

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Nov Wed ,2016