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La Madonnina, il turbante e lo Stato Laico

La Madonnina, il turbante e lo Stato Laico

TORONTO – “Chi ha compiti di responsabilità istituzionale dovrebbe evitare durante i comizi di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Matteo, nella mia valutazione questi comportamenti sono episodi di incoscienza religiosa. Che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e nello stesso tempo di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno”.

Con queste parole il premier Giuseppe Conte, nel suo intervento al Senato prima di dimettersi, stigmatizzava il continuo ricorso di Matteo Salvini all’utilizzo davanti alle telecamere di un rosario, sbandierato in molte occasioni dall’allora ministro dell’Interno.

Conte, detto per inciso, è un fervente cattolico praticante, devoto tra l’altro a Padre Pio. Eppure il primo ministro italiano ha ribadito un concetto basilare, nato dalla Rivoluzione francese ed elemento distintivo di tutte le democrazie occidentali: quello della laicità dello Stato e delle istituzioni, la separazione netta cioè tra la religione e chi detiene ed esercita funzioni pubbliche. E in questo contesto non si deve fare alcun tipo di differenziazione tra le diverse religioni.

Qui in Canada in questi giorni stiamo assistendo al dibattito sulla legge che in Quebec vieta a determinati dipendenti pubblici di indossare simboli religiosi. Ma con l’avvicinarsi della scadenza elettorale del 21 ottobre, lo scontro è passato anche sul piano federale.

A scoperchiare il vaso di Pandora è stato Jonathan Richardson, membro esecutivo dell’Ndp per l’Atlantic Canada, che ha deciso insieme ad altri 13 esponenti neodemocratici di lasciare il partito e di passare al Green Party. Per giustificare la sua decisione, ha tirato in ballo una questione estremamente delicata, il fatto cioè che il leader del partito Jagmeet Singh (nella foto) indossi il Dastar, il turbante della religione Sikh.

“Molti candidati potenziali dell’Ndp – ha dichiarato – erano esitanti a correre in queste elezioni perché pensavano che l’elettorato non avrebbe votato per un partito il cui leader indossa un turbante ©. Richardson ha poi aggiunto che “il razzismo è una delle ragioni principali per le quali il partito non riesce a trovare candidati”.

Ma ci chiediamo: siamo sicuri che sia davvero il razzismo la causa scatenante di questa fuga di massa dall’Ndp? Razzismo all’interno dell’elettorato ndippino, da sempre a favore dell’accoglienza, del multiculturalismo, della diversità, di una visione progressista della società?

A nostro avviso il problema è un altro e non centra nulla con l’intolleranza razziale e la xenofobia. Molti elettori della vasta e variegata galassia progressista canadese non vedono di buon occhio un politico che ostenta simboli religiosi nella vita pubblica.

Tanti, tantissimi “emuli inconsapevoli” di Giuseppe Conte che chiedono il rispetto di un principio “sacrosanto”: quella della laicità dello Stato e delle istituzioni. E che per questo motivo non voteranno per Singh, come non avrebbero votato per un “Salvini canadese” che strumentalizza la Madonnina o per un qualsiasi altro esponente politico che porta nell’arena politica simboli religiosi che dovrebbero fare parte solamente della sfera privata.

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Indovinelli
Nov Wed ,2016