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La crisi di governo vista da Odoardo Di Santo

La crisi di governo vista da Odoardo Di Santo

Il collaboratore del Corriere, Odoardo Di Santo, sta seguendo da vicino l’evolversi quotidiano della crisi di governo in Italia. Pubblichiamo il suo commento.

TORONTO – Anche se compito ostico, proviamo a capire dal punto di vista canadese l’intricata crisi politica italiana scoppiata in questo rovente agosto – anche se era scritta negli astri.

Nel marzo 2018, gli italiani si recarono alle urne con l’ennesima legge elettorale. Nessun partito o coalizione di partiti ebbe la maggioranza dei seggi in Parlamento. Al M5S (Movimento cinque stelle) andò il 32% dei voti, alla Lega 17% , a Fi 14%, a Fd’It 4.3%. Il PD col 18% usciva sconfitto dalle urne.

M5S e Lega, due partiti populisti ma con programmi politici antitetici, decisero di formare un governo che fu definito del cambiamento. Scrissero un contratto, lo firmarono e, non riuscendo ad esprimere un Presidente del Consiglio (Primo Ministro) al loro interno, andarono a pescare Giuseppe Conte, un avvocato non eletto.

La coalizione che fu chiamata gialloverde non tardò a mostrare le prime crepe.

L’Italia era faticosamente uscita dalla profonda recessione causata dalle speculazioni delle banche americane che aveva colpito tutto il mondo nel 2008. L’economia si stava riprendendo con incoraggiante aumento di un milione di posti di lavoro. Ma gli elettori chiesero una svolta.

ll governo gialloverde prometteva un taglio con il passato e l’inizio di una nuova era. M5s con poche idee, ma confuse, promettevano di rigirare l’Italia come un calzino ed aprire il parlamento come una scatola di tonno.

Movimento composito con fasce anarcoidi ed elementi di destra si proponeva indiscriminatemente di bloccare tutto o quasi, dalla TAV (treni ad alta velocità) in Val di Susa che procedeva da 13 anni secondo l’accordo internazionale (e finanziamento) dell’Unione Europea, Francia ed Italia.

Promettevano stop alle trivelle dei pozzi petroliferi; stop al gasdotto attraverso la Puglia; chiusura dell’ILVA di Taranto, la piu’ grande acciaieria d’Europa.

La Lega voleva la Flat Tax; la riforma della Legge Fornero che aveva alzato l’età pensionabile a causa del forte deficit dell’INPS; voleva l’autonomia delle Regioni che secondo i critici avrebbe creato due Italie: quella ricca del Nord e quella povera del Sud.

Su questo background di posizioni inconciliabili gravava la personale crociata del capo della Lega, ministro dell’interno, Matteo Salvini, in costante ascesa nei sondaggi che ha fagocitato l’alleato- oppositore con una invasione di campo senza precedenti.

Come era prevedibile, le posizioni insanabili e la corrosione dell’appoggio popolare ai 5 stelle, che alle elezioni europee hanno perso 6 milioni di voti, hanno portato ad uno scontro permanente tra i due partiti.

I ministri 5 stelle, dopo l’approvazione del reddito di cittadinanza, salgono sul balcone di Palazzo Chigi (la sede del governo) e dichiarano la fine della povertà in Italia.

Le tensioni sull’immigrazione portano al blocco a Catania delle nave della guardia costiera italiana Diciotti carica di immigrati salvati in mare e, in questi giorni, della nave Open Arms a Lampedusa con centinaia di disperati immigrati.

Tensione anche per il decreto, anzi i due decreti di sicurezza rivendicato da Salvini e votato obtorto collo da 5 stelle. Per l’elezione del Presidente della Commissione europea la Lega votò con i partiti antieuropei di Le Pen e Farage, mentre 5 stelle, fino allora e parte degli stessi partiti antieuropei, votò con il blocco dei partiti europeisti sostenendo il Presidente del Consiglio Conte.

Intanto la situazione economica dell’Italia ristagna sulla soglia della recessione con cantieri bloccati, con opere finanziate e ministri che litigano chi a favore chi contro.

All’improvviso, Matteo Salvini, accusato di essere in permanente campagna elettorale e di essere raramente al Ministero e più spesso a tenere comizi sulle spiagge, tra un selfie ed un comizio sulla spiaggia di Milano Marittima annuncia la fine della coalizione; e che presenterà il voto di sfiducia a Conte per andare subito al voto, convinto che gli elettori gli daranno la maggioranza assoluta di seggi.
E chiede i pieni poteri.

Il primo ministro Conte, il 20 agosto, decide di portare la crisi in Parlamento dove pronuncia una durissima requisitoria dando a Salvini dell’irresponsabile, accusandolo di slealtà, di mancanza di cultura istituzionale, di opportunismo, autoritarismo e abuso di religione. Non un discorso di uomo di stato.

Molti si sono domandati dov’era l’avvocato del popolo quando supinamente taceva di fronte ai soprusi del suo ministro dell’Interno e vice premier.

Salvini ha risposto al Premier con un comizio. Stranamente ha ritirato la sfiducia e con incredibile giravolta si è detto pronto a riprendere l’impossibile cammino con i 5 stelle.

Un suicidio perfetto.

Conte si è dimesso.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’unico arbitro, rispettato, saggio ed al disopra delle parti ha consultato i gruppi parlamentari ed ha dato un ultimatum ai partiti: “Avete fino a martedi (domani)”.

Venite con una soluzione di un governo con larga base parlamentare capace di guidare l’Italia in queste tristi circostanze altrimenti si va al voto.

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Indovinelli
Nov Wed ,2016