CorrCan Media Group

La corsa per la sostituzione (II): politica di “Caramelle e Cioccolatini”

La corsa per la sostituzione (II): politica di “Caramelle e Cioccolatini”

TORONTO – Nei mesi calanti della seconda guerra mondiale, gli americani si spostavano verso nord “su per la penisola italiana”, piovevano volantini di propaganda su città e villaggi. Distribuivano “caramelle e cioccolatini” ai bambini come un preavviso di uno che arrivava in pace. Sembrava funzionare, fino a quando i francesi scatenarono i loro alleati nordafricani per “stuprare e saccheggiare” una popolazione ignara e ingannata.

Da allora, “caramelle e cioccolatini”, per gli italiani, è diventato un eufemismo per “non fidarsi di nessuno che porta regali”, soprattutto quando i portatori di regali vogliono ciò che consideri tuo.

St. Leonard – St. Michel potrebbe essere considerato un premio fra le circoscrizioni che avrebbero eletto un liberale, sarebbe venuto l’inferno o il diluvio. A questo proposito, molti altri distretti adiacenti come Lasalle-Emard, Vimy, Papineau e Honore’- Mercier, hanno una grande popolazione italo-canadese che sembra votare come un blocco.

Nessun problema; tranne che sono orgogliosi della loro cittadinanza e hanno una prassi quasi religiosa di votare, con affluenza che rende gli altri invidiosi. L’ex-premier Jean Parizeau, per il quale “etnia” era sinonimo di “italiani”, li incolpò (e il denaro) per l’esito stretto e pro-Canada del referendum nel 1995.

Non ci vuole molto per capire la psicologia elettorale degli italo-canadesi che abitano Laval e l’isola occidentale di Montreal. Si trovano fra l’incudine che è la maggioranza francofona e il martello rappresentato dall’establishment anglofono nelle guerre culturali tra I due a base “di lingua, di religione e di razza”. La loro unica difesa è un impegno civico e l’elezione di rappresentanti politici che riconosceranno e difenderanno i loro interessi come canadesi, cioe’uomini e donne che saranno la loro voce a Ottawa o a Quebec City, non la voce di quelle due giurisdizioni nella Comunità.

Quindi, quando Nicola Di Iorio, deputato di St. Leonard – St. Michel, ha rinunciato alla candidatura per un secondo mandato, dove sono andati a cercare un sostituto gli strateghi dell’organizzazione Liberale?

Avresti ragione se pensassi che siano andati all’Imam di una moschea della cittadina St. Jean sur Richelieu (40 chilometri a sud di Montreal), un certo signor Hassan Guillet, ingegniere e avvocato multilingue, capo dell’associazione degli imam per il Quebec. Ottimo candidato che non avrebbe pero’ mai potuto sperare al successo elettorale a St. Jean sur Richelieu, ma St. Leonard-St Michel rappresenta un accesso diretto alla Camera dei Comuni, e forse ad una poltrona nel Consiglio dei Ministri.

I funzionari del partito hanno negato con veemenza qualsiasi manomissione nel processo per determinare l’eventuale intestatario, protestando infatti che hanno fatto tutto il possibile per soddisfare le esigenze logistiche di un altro candidato. Pablo Rodriguez, deputato di Honore’- Mercier, un’altro distretto in cui italo-canadesi rappresentono circa il 25% dei votanti, e presidente della Campagna elettorale nel Quebec, avrebbe apparentemente sostenuto, anche attivamente, la potenziale candidatura di Hassan Guillet e ha promosso quell’idea come accettabile per Justin Trudeau.

Nelle settimane successive alla nomina dell’Imam Guillet, il 28 maggio, la risposta negativa della Comunità a quella che considerava una palese e irrispettosa manipolazione da parte del Partito (riferendosi in particolare al presidente del Quebec, Rodriguez, al presidente dell’organizzazione nazionale, Nav Bains – che accusano di inserire i suoi delegati per le imminenti corsa alla Leadership – e Patricia Lattanzio e Ilario Maiolo, in corsa per il distretto di Saint Leonard-Saint Michel a Montreal il ministro musulmano, antieuropeo dell’immigrazione Hussen – ha suscitato una vera e propria torrente di “caramelle e cioccolatini”.

Inutilmente. Il povero Guillet è stato cestinato. Dopo più di diciotto mesi di corteggiamento, alla fine di agosto, si trovò davanti ad una umiliante sentenza espulsione dal Partito. La causa, evidentemente, delle dichiarazioni antisemite e antisraeliane fatte in passato. Un comunicato stampa del B’nai B’rith (un’organizzazione ebraica di destra) che chiedeva la sua scomunica provoco’ al Partito Liberale di agire come un lampo alla richiesta, senza si e senza ma, lo stesso giorno il 30 agosto.

Un sconcertato Guillet professò lo shock. Perchè no? Aveva l’appoggio apparente di tre associazioni che gli avevano organizzato un impegno da oratore ospite nella prestigiosa sinagoga Holy Blossom, a Toronto, il 17 giugno. Quelle tre sono l’Associazione Canadese di Ebrei e Musulmani, l’Associazione Canadese Contro l’Odio e JSpace (una voce ebraica progressista per la giustizia sociale).

Il trio vanta tra i suoi Direttori e Membri dei loro Consigli Amministrativi dei noti attivisti noti come Karen Mock, Bernie Farber ed Evan Bolgard, vice presidente dell ’Albo dei Giornalisti canadesi e contemporaneamente Docente della Munk School of Global Affairs. Avrebbero saputo, o avrebbero dovuto sapere, del “background” di Guillet.

Forse questo suo background non aveva importanza allora. Non sembrava importare a Pablo Rodriguez, il probiviri per la campagna liberale in Quebec, o al presidente nazionale Nav (Singh) Bains.

Curiosamente, lo e’ ora. Riconoscendone la potenziale tossicità elettorale, la squadra di Bains-Rodriguez ha cominciato a mettere sotto controllo i danni. Il primo “rimedio” e’ stato la nomina della Patricia Lattanzio come candidato liberale a St.Leonard- St.Michel.

Comincia a svuotarsi quel sacco di caramelle e cioccolatini.

More in Il Fondo
Indovinelli
Nov Wed ,2016