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La campagna elettorale “non decolla’’

La campagna elettorale “non decolla’’

TORONTO – È difficile immaginare un modo peggiore per lanciare una campagna. Sorprendentemente, due “nuovi candidati” sono apparsi sulla scena: la stampa – più specificamente, il Globe and Mail – e il premier del Quebec, Francois Legault.

Il primo sembra determinato a mantenere la questione dell’etica personale e dell’onestà – credibilità – nell’esercizio del governo, al centro nel dibattito su chi dovrebbe formare il nostro prossimo governo.

I sondaggi suggeriscono che i canadesi non sono eccessivamente preoccupati per questioni che riflettono sul comportamento etico dei leader politici, o che la gente abbia “voltato pagina”. È una teoria che vale la pena testare.

Senza suggerire che il paese non possa rispettare comportamenti cinici e ancora presentarsi come una società democratica progressista che rispetta l’integrità nelle sue istituzioni, il Globe and Mail ha gettato la cosiddetta bomba a mano SNC Lavalin nella campagna elettorale con la breaking news dell’RCMP che sta indagando sull’ostruzione della giustizia, quindi comportamento criminale, da parte del Primo Ministro.

Preso alla sprovvista, il leader liberale Justin Trudeau è tornato a difendersi con i suoi ’’talking points’’. Debole e traballante. L’opposizione non è andata molto meglio con i suoi punti di discussione. Succede quando l’RCMP decide che ci sono motivi per indagare. Le questioni etiche si trasformano in accuse penali. Nessuno dei partiti può vendere ’’cioccolato al posto della …’’.

E sono ugualmente ’’pasticcioni’’ sulla questione del disegno di legge 21, la legge sulla secolarizzazione del Quebec sul posto di lavoro pubblico. Se si sia d’accordo sul fatto che sia una questione che incide sui diritti umani e sulla dignità o che si livelli esposizione di differenze religiose/ culturali nell’esercizio degli uffici pubblici è un dibattito che si dovrebbe fare.

Tuttavia, in una campagna elettorale federale, tale dibattito si limita al ruolo che il governo federale possa svolgere in risposta. Questa risposta farà sì che il governo provinciale invochi la Notwithstanding Clause? E allora?

Basti dire che nessuno dei candidati, salvo i leader del Bloc Quebecois, è interessato a entrare in una ’’gara di sputi’’ con il Premier quebecchese esponente della ultradestra culturale. La sua attenzione è rivolta esclusivamente alla sua Regione e ai suoi interessi. O come un predecessore, ex Premier della provincia ha detto: “on veut un pays” – vogliamo il nostro paese.

Anche le opinioni di Legault sull’immigrazione sono destinate a inquadrare la discussione in futuro, data la natura dell’immigrazione attratta dalla provincia e che ha spinto la questione in primo luogo. Il braccio destro di Trudeau nel portafoglio, Ahmed Hussen, dicilmente è una voce convincente o persuasiva. Spetterà a Trudeau addossarsi il peso di questo dibattito. È stato traballante ieri.

Fortunatamente per lui, gli altri non hanno – o non hanno potuto – indicare un chiaro piano d’azione. Tutti avranno una seconda chance stasera nel dibattito sponsorizzato dalla Munk School for Global A§airs. Beh, non tutti – Trudeau non sarà presente. Le scommesse sono che gli strateghi della campagna per tutte le parti desidererebbero poter cancellare la prima giornata della campagna elettorale e ricominciare da capo.

La Squadra Liberale si sarà chiesta “cos’altro?” dopo che un veicolo “ha danneggiato l’ala” dell’aereo della campagna. L’immaginario era chiaro a tutti.

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Nov Wed ,2016