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Il doppio colpo di Salvini: quando la “crisi” di governo mette in “crisi” anche le opposizioni

Il doppio colpo di Salvini: quando la “crisi” di governo mette in “crisi” anche le opposizioni

TORONTO – Lo stato di salute politica di un Paese lo si misura dalla qualità dell’opposizione, non da quella del governo.

E in questa fase, dopo la decisione di Matteo Salvini di staccare la spina all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, abbiamo avuto la controprova che le varie anime dell’opposizione parlamentare non se la stanno passando troppo bene.

Il Pd rischia di implodere, dilaniato dal braccio di ferro tra i renziani – minoranza nell’organigramma di partito, netta maggioranza nel gruppo parlamentare – mentre Forza Italia sta vivendo la sua più grande crisi da quando venne fondata nel 1994, tra sondaggi che ormai la riducono a partito marginale e l’ammutinamento di Giovanni Toti e di una buona parte della sua classe dirigente.

Ed è proprio questa la situazione paradossale che si è venuta a creare negli ultimi giorni.

La crisi di governo non solo ha messo a nudo le contraddizioni originarie di un esecutivo messo in piedi da due forze politiche – Lega e Cinque Stelle – totalmente antitetiche, sulla base di un improbabile contratto di governo diventato improvvisamente carta straccia, ma ha anche mostrato la fragilità dell’opposizione.

Il Partito democratico paga a duro prezzo la lentezza con la quale è stato portato avanti il processo di rinnovamento dopo i catastrofici risultati elettorali del 4 marzo 2018. I Dem ci hanno messo più di un anno ad eleggere il nuovo segretario – Zingaretti ha preso in mano le redini del partito il 19 marzo 2019 – e la nuova dirigenza non è stata in grado di creare una sintesi tra le diverse correnti interne.

Nel bene o nel male, Renzi continua ad avere un peso rilevante negli equilibri interni, e l’improvvisa crisi di governo potrebbe convincere l’ex premier ad accelerare sul suo progetto politico partito dopo la sconfitta referendaria, quello cioè di creare un movimento tutto suo alternativo al Pd.

Circola già un nome – Azione Civile – è già pronta una lunghissima lista di deputati e senatori pronti a seguire l’ex segretario ed è già stata stilata una tabella di marcia politica: dialogo con Cinque Stelle e Forza Italia, formazione di un governo responsabile che faccia la manovra e che scongiuri il rischio del voto anticipato, almeno per ora.

La storia si ripete, quindi. Perché la storia della sinistra italiana è fatta di rotture, separazioni forzate e creazioni di altri partiti. Che quasi sempre hanno poi avuto un pessimo risultato alla prova del voto. I sondaggi degli ultimi giorni darebbero al partito di Renzi un livello di consenso compreso tra il 5 e il 10 per cento.

Con un Pd – che ora viaggia attorno al 25 per cento – nettamente indebolito. La spaccatura getterebbe al vento il lavoro fatto in questi mesi da Zingaretti, che aveva registrato risultati incoraggianti in alcune elezioni regionali e al voto europeo.

Ma ripetiamo, il paradosso politico che stiamo vivendo è proprio questo: la crisi di governo ha messo in crisi chi al governo non ci sta. Perché se l’esecutivo Conte fosse stato in grado di vivacchiare per altri 12 mesi, avrebbe permesso alle opposizioni di risolvere le proprie contraddizioni interne. La mossa di Salvini mette invece in difficoltà tutti i partiti, e non solo i Cinque Stelle, ormai ex alleati di governo.

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Indovinelli
Nov Wed ,2016