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Giusta la firma, ma ora Hussen affronti i problemi dell’immigrazione qui in Canada

Giusta la firma, ma ora Hussen affronti i problemi dell’immigrazione qui in Canada

TORONTO – Basterebbe scorrere la lista dei Paesi che non hanno aderito al Global Compact per capire immediatamente come il governo Trudeau abbia fatto bene a firmare gli accordi di Marrakech.

Da un lato abbiamo uno sparuto gruppo di Nazioni, guidate dagli Stati Uniti di Donald Trump e dall’Ungheria di Viktor Orban, che pretendono di risolvere la più grave crisi migratoria della storia chiudendo a doppia mandata le frontiere, alzando muri e fili spinati, lasciando al loro destino milioni di disperati in fuga dalla guerra, dalla povertà e dalle carestie.

Dall’altra, pur nelle sue mille contraddizioni, troviamo il resto della comunità internazionale che identifica il problema e cerca delle soluzioni multilaterali e condivise per affrontarlo e risolverlo.

Il documento firmato in Marocco indica 23 diversi obiettivi da raggiungere, ma non è vincolante, non obbliga le Nazioni contraenti a prendere determinate decisioni.

Insomma, non siamo davanti a una cessione di sovranità, una tesi questa utilizzata come uno spauracchio dal leader del Partito Conservatore Andrew Scheer, che ovviamente spera di avere un rendiconto elettorale alimentando fobie e paure mai sopite anche qui in Canada.

Il governo federale, approvato il Global Compact, deve però iniziare ad affrontare con maggiore impegno gli altri problemi che gravano sui fenomeni migratori del Canada.

Il ministro dell’Immigrazione Ahmed Hussen fino a questo momento non è stato in grado di uscire dal solco tracciato dai suoi predecessori Jason Kenney, Chris Alexander e John McCallum sulla questione dei lavoratori stranieri senza documenti.

Da più parti sono state fatte delle richieste per l’avvio di una road map che possa permettere a centinaia di migliaia di stranieri irregolari in Canada di arrivare alla regolarizzazione della loro posizione.

Stiamo parlando di persone che si sono ormai perfettamente integrate, lavoratori che ogni anno contribuiscono al benessere e alla crescita economica nel nostro Paese ai quali, tuttavia, non viene data la possibilità di entrare nella piena legalità. Da questo punto di vista, l’immobilismo del ministro è stato sconcertante.

Allo stesso tempo, il governo federale dovrebbe iniziare a chiedersi seriamente perché il sistema dell’immigrazione sia ancora caratterizzato da falle e da contraddizioni, che portano a delle situazioni limite che il Corriere Canadese ha documentato il mese scorso con la sua inchiesta.

In Canada non esistono delle quote destinate ai singoli Paesi di provenienza degli immigrati. Eppure si producono delle dinamiche che puntualmente si ripetono e che penalizzano alcune nazionalità, favorendone altre.

Altrimenti non si spiegherebbe come negli ultimi 5 anni solamente 4.302 italiani abbiano ottenuto la residenza permanente in Canada, contro i quasi 220mila indiani o 198mila filippini. Su questo Hussen dovrebbe impegnarsi come ha fatto a Marrakech.

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Nov Wed ,2016