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General Motors-Unifor, specchietto per le allodole

General Motors-Unifor, specchietto per le allodole

TORONTO -Eccoli lì. Il Presidente della General Motors Canada – buono per altri sette mesi e mezzo – e il Presidente di Unifor, il sindacato che rappresenta i prossimi ex lavoratori della più antica fabbrica di assemblaggio di automobili del Canada, che cercano di far apparire come positiva una situazione in realtà disastrosa.

“Si tratta di cercare di salvare quanti più posti di lavoro possibile; di trarre il meglio da una brutta situazione; abbiamo fatto del nostro meglio per creare condizioni migliori e negoziare risultati migliori”, hanno detto con quella solita prevedibilità che deriva da quella retorica progettata ad arte per la situazione.

In sostanza, perdere 2.500 posti in catena di montaggio in cambio di 300 per una pista di prova per veicoli automatici da assemblare altrove è in qualche modo una buona cosa. Ottimo affare, vero?

Dopotutto, questo è un “investimento” da 170 milioni di dollari per la comunità da parte della GM, anche se sta abbandonando il suo mercato (vitale) in Ontario.

Inoltre, GM sta “donando” la terra alla città. Meglio non chiedere a quanto ammonti il valore di mercato di quel terreno oggi, o probabilmente nel corso della prossima generazione.

Chiudendo la fabbrica di Oshawa, GM sta portando via dall’economia circa un quarto di un miliardo di dollari spesi in salari e stipendi annuali, per sempre. Inoltre, potrebbero essere interessati altri 17.000 posti di lavoro riguardanti la post-vendita e i pezzi di ricambi.

I lavoratori nella rete di fornitura di parti di ricambio (probabilmente fra i 300 e i 500, e i loro 25 milioni di dollari in salari e stipendi) seguiranno probabilmente i lavori di assemblaggio fuori dal paese.
Si potrebbe obiettare, come ha fatto il ministro federale dell’Industria, che ogni singolo lavoro è importante. È un’ovvietà.

Ciò che si perde dalla chiusura dello stabilimento della GM è una parte considerevole del nostro settore manifatturiero. E, quindi, anche la fiducia delle persone nella capacità del movimento sindacale di generare un legame a lungo termine da parte dell’impresa in qualsiasi luogo.

Non importa niente che la fabbrica di Oshawa sia perennemente all’avanguardia per quanto riguarda l’efficienza e la qualità della produzione in campo industriale o all’interno della rete globale dell’azienda, secondo quanto riferito da JD Power, una compagnia automobilistica con base negli USA.

Alla fine, il mercato non riesce a tenere il passo con la produzione. Quello canadese si sta restringendo rispetto ad altre aree in crescita dove i costi del lavoro sono notevolmente inferiori.

Sembrerebbe che 0,74 dollari (rispetto a cambio statunitense) e i relativamente favorevoli programmi sanitari e sociali governativi non siano più dei contrappesi sufficienti ai regimi fiscali più bassi.

Tali giurisdizioni si dimostrano essere anche “fiacche” quando si tratta di promuovere i benefici di un’economia o di una tassazione salariale più elevati per sostenere una rete di servizi sociali e sanitari per tutti.
Ma torniamo all’idea del buon affare.

Perché il premier Doug “l’Ontario e aperto agli affari” Ford non era presente all’annuncio?

Questo è il secondo annuncio relativo all’industria automobilistica, in altrettante settimane, per il quale i suoi organizzatori non riescono a trovargli il tempo.