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Dimentichiamoci le trattative fiume: quattro giorni per trovare l’intesa M5S-Pd

Dimentichiamoci le trattative fiume: quattro giorni per trovare l’intesa M5S-Pd

ROMA – Partiamo da un dato certo. Dobbiamo dimenticarci le trattative fiume successive al 4 marzo 2018, il tira e molla di veti incrociati, ammiccamenti, rifiuti, improvvise accelerazioni, minacce che caratterizzò la nascita del governo Conte: fu un parto lungo e travagliato, con l’esecutivo che vide la luce il primo giugno.

Dopo la scottatura istituzionale dello scorso anno, il capo dello stato Sergio Mattarella ha preso in mano le redini di questa crisi con l’intenzione dichiarata di risolverla nel minor tempo possibile.

Troppe le impellenze – legge di bilancio, nuovo commissario europeo, sollecitazioni da Bruxelles – che il futuro governo dovrà affrontare rispetto al 2018. È quindi da leggere sotto questa lente la decisione del presidente della Repubblica di prendere atto della trattativa in corsa tra il Movimento Cinque Stelle e Partito democratico per arrivare a un accordo che faccia da base e da motore al possibile esecutivo giallorosso e di concedere, in sostanza, un tempo molto limitato per blindare il contratto di governo tra le due forze politiche: appena quattro giorni, visto che martedì prossimo il capo dello Stato ripartirà con il secondo giro di consultazioni e per allora si aspetta dei progressi significativi.

Altrimenti, come ha affermato lo stesso Mattarella dopo la fine delle consultazioni di ieri, rimane solamente un’unica strada da percorrere, quella delle elezioni anticipate, che a questo punto sarebbero indette per la fine di ottobre, a ridosso – e questa è una curiosità – di quelle federali qui in Canada.

Ora la patata bollente passa nelle mani di Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, entrambi alle prese con delle difficoltà evidenti all’interno dei loro partiti.

Il primo ieri ha stilato una lista di 10 punti condizione irrinunciabile per andare avanti nella trattativa: ma all’interno del movimento si moltiplicano i mugugni di chi non vuole andare al governo con il Pd.

Il secondo, dopo i cinque punti di mercoledì, ha tirato fuori ieri altre tre condizioni alle quali non vuole rinunciare: per il segretario dem il problema principale è rappresentato dal protagonismo di Matteo Renzi che nei prossimi giorni potrebbe mettere in pericolo se non addirittura far deragliare il negoziato con i grillini.

Andando comunque a rileggere le rispettive condizioni, non ci pare che ci siano delle differenze insuperabili. Con la volontà politica di arrivare all’accordo, si potrebbe dare vita al governo giallorosso.

Il nodo del taglio dei parlamentari – che Di Maio giudica irrinunciabile e che Zingaretti vorrebbe legare alla riforma elettorale – potrebbe essere superato con la semplice constatazione che le priorità del Paese, in questo momento, sono altre.

Resta da capire infine il tentativo di ritornare al centro del dibattito da parte di Matteo Salvini, che si è detto disposto a votare il taglio di senatori e deputati per poi andare alle urne.

Sembra quasi un’azione di disturbo, che però coglie in pieno le contraddizioni interne al Movimento, dove un’ala consistente del gruppo parlamentare non ha visto di buon occhio lo strappo con la Lega e la fine del governo gialloverde.

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Indovinelli
Nov Wed ,2016