CorrCan Media Group

Dilettanti allo sbaraglio: il futuro dei nostri figli è in cattive mani

Dilettanti allo sbaraglio: il futuro dei nostri figli è in cattive mani

Dilettanti allo sbaraglio: il futuro dei nostri figli è in cattive mani

TORONTO – Qui in Ontario la pandemia ha avuto il merito di insegnarci qualcosa di inaspettato: abbiamo scoperto che la matematica e i numeri sono un’opinione.

Nel fronte scolastico, la discutibile gestione della crisi da parte del governo provinciale e dei provveditorati ha portato a delle situazioni paradossali che farebbero sorridere, se la situazione non portasse con sé tutto il suo carico di drammaticità: perché stiamo parlando della salute e del futuro dei nostri figli, vittime di un pressapochismo da dilettanti allo sbaraglio da parte degli enti e delle istituzioni il cui compito primario sarebbe proprio quello di garantire la sicurezza dei più piccoli.

L’annuncio di ieri da parte del premier Doug Ford è solo l’ultimo di una lunga serie di contraddizioni alle quali il nostro governo è abbonato da tempo. Dunque, nelle aree di Toronto, Ottawa e nella Peel Region – laddove il contagio di Covid- 19 ha ripreso a correre – saranno vietati assembramenti in spazi chiusi con più di 10 persone, mentre all’aperto sarò consentito a non più di 25 persone di radunarsi insieme.

Benissimo. Il provvedimento, però, non si applica agli esercizi commerciali: è logico, sappiamo tutti molto bene che questo coronavirus si ferma davanti alle porte di negozi e ristoranti perché non vuole infierire sulla nostra economia, già messa in ginocchio da lunghi mesi di lockdown e restrizioni. No, il Covid prende la mira.

Ma i paradossi, in questa nuova era, sono talmente numerosi che ci vorrebbero giorni per elencarli tutti.

Porto un esempio personale. Mio figlio, che frequenta una scuola elementare gestita dal Toronto Catholic District School Board, quest’anno scolastico dovrà condividere per 6 ore e mezza i pochi metri quadrati della sua classe con altri 26 compagni e l’insegnante.

In Italia le chiamano “classi pollaio”, qui è meglio non farlo per non offendere i polli, anche perché i pollai sono meno affollati, con i pennuti che sicuramente possono godersi qualche centimetro quadrato in più rispetto ai nostri figli. E a quanto pare a questi ragazzi è pure andata bene, visto che il limite comunicato al loro insegnante è di 29 studenti.

Lo scorso anno, in era pre Covid, in classe erano in 22. Quindi, da un lato abbiamo un premier “lungimirante” che limita a 10 persone gli assembramenti in spazi chiusi, dall’altro permette che nelle classi ci siano 27 bambini ammassati in pochi metri quadrati. Se il loro insegnante decidesse di portali al parco, ad esempio, per fare una lezione all’aperto, potrebbe essere passibile di multa: sarebbe un gruppo di 28 persone, 3 in più rispetto a quelle previste dalla legge.

Nei mesi scorsi il Corriere Canadese ha denunciato in più di un’occasione l’evidente inadeguatezza di una classe politica assolutamente impreparata a gestire una situazione di tale emergenza, quando già aveva mostrato chiaramente l’incapacità di gestire l’ordinaria amministrazione pre Covid.

Se a questo aggiungiamo lo “spessore” (e qui scopriamo le carte: siamo volutamente ironici) del provveditorato cattolico e dei suoi componenti, possiamo capire perché ci si trovi di fronte a uno scenario catastrofico che avrà delle gravi conseguenze sul futuro dei nostri figli.

Stiamo parlando di individui – i singoli fiduciari – che in piena pandemia hanno passato il tempo, meeting su meeting, a discutere di priorità quali il codice etico e il colore delle divise – il tutto condito da ripicche personali, dispetti, minacce e capricci che non si vedono nemmeno durante le riunioni condominiali. Tutta gente, ripetiamo, stipendiata con i nostri soldi.

Se queste sono le premesse per la ripartenza della scuola, meglio prepararci al peggio, senza ovviamente augurarcelo: casi nelle scuole, focolai, chiusura delle classi, messa in quarantena di studenti e professori. E prima o poi anche i genitori si stuferanno e entreranno in gioco gli avvocati, come sta avvenendo con le case di cura a lunga degenza. E forse, ma non ne siamo sicuri, qualcuno finalmente imparerà la lezione.