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Crisi in Libia: adesso si rischiano gravi ripercussioni sul fronte migratorio

Crisi in Libia: adesso si rischiano gravi ripercussioni sul fronte migratorio

TORONTO – La crisi libica rischia di provocare gravi ripercussioni sul fronte migratorio in Italia. Il traballante governo di accordo nazionale guidato da Fayez Al-Sarraj, in carica dal 2016, ha garantito negli ultimi diciotto mesi una progressiva diminuzione degli arrivi in Italia, grazie anche all’accordo strappato dall’ex ministro degli Interni Marco Minniti.
Riuscendo a mediare tra l’irruenza del capo dell’esercito Khalifa Haftar e l’esecutivo libico di Tripoli, il precedente governo italiano aveva siglato un accordo che con il passare dei mesi ha provocato una netta riduzione del numero di migranti soccorsi nel Mediterraneo e sbarcati in Italia, seppur tra mille contraddizioni a partire dalle disumane condizioni dei centri di raccolta in territorio libico.
Ora la situazione rischia di sfuggire di mano. L’insurrezione della Settima Brigata mette a nudo tutte le debolezze del primo ministro, che in questi anni ha potuto governare solamente grazie al controllo completo della capitale, all’appoggio esterno della comunità internazionale e al faticoso ma efficace equilibrismo tra le mille fazioni, clan e tribù che popolano la Libia.
Ma questo fragile equilibrio sembra destinato a crollare, in parte anche per via delle divisioni registrate tra i Paesi europei dell’area mediterranea, a partire dalla Francia e dall’Italia. E non bisogna nemmeno sottovalutare i possibili rischi legati alla probabile proliferazione dei gruppi fondamentalisti legati all’Isis, che già negli anni scorsi hanno trovato terreno fertile in Libia e che sono stati frenati solamente attraverso una sanguinosa repressione per mano dello stesso generale Haftar.
I tragici sviluppi della crisi libica confermano ancora una volta come le rivoluzioni scaturite dalla primavera araba del 2010 e 2011 molto spesso si siano rivelate illusorie e come la caduta di alcuni regimi – tra i quali quello del colonnello Gheddafi – abbiano prodotto un clima di instabilità in tutta l’area nordafricana.
Il conflitto siriano, che rappresenta l’altra faccia della stessa medaglia, dopo sette anni continua a provocare vittime, profughi e tensioni internazionali come confermano gli ultimi fatti di cronaca di ieri. In Italia dal 2014 sono sbarcati poco meno di 650mila migranti, la maggior parte dei quali a bordo di barconi partiti dalle coste libiche.
Gli accordi del 2017 hanno fatto calare le quote annuali, passando da 181mila a 119mila, fino ai soli 19.900 di quest’anno. Messa da parte la retorica del ministro Matteo Salvini, il calo degli sbarchi è riconducibile non tanto a un cambiamento di atteggiamento del governo pentaleghista, ma è frutto degli accordi siglati con Sarraj.
Le stesse Nazioni Unite la scorsa settimana hanno confermato come nel 2018 siano diminuite e di molto le partenze dalla Libia. Se l’esecutivo di accordo nazionale dovesse cadere, verrebbe a mancare l’elemento di freno della migrazione dal continente africano verso l’Italia e l’Europa. E anche nel Belpaese si pagherebbero a caro prezzo le conseguenze della crisi libica.