CorrCan Media Group

Ahmed Hussen se ne è andato ma non è stato dimenticato

Ahmed Hussen se ne è andato ma non è stato dimenticato

TORONTO – Il campo di immigrazione ormai coperto di detriti che Hussen (nella foto) si lasciò alle spalle, quando il primo ministro Trudeau finalmente lo ha rimosso dal suo posto, è disseminato dei sogni infranti di persone che, come lui, hanno cercato una vita migliore in questo paese e che contribuiscono alla sua crescita. Ahimè, non condividono la sua fortuna.

Non è tutta colpa sua. I suoi predecessori, Kenney e Alexander, hanno fatto un pasticcio di un sistema che era già teso sotto il peso delle aspettative di politica pubblica, delle esigenze demografiche ed economiche canadesi e del rinnovamento socio-culturale voluto dagli stessi.

Il Canada ha patito [una generazione di ministri dell’immigrazione] apparentemente disconnessi dalla realtà dello “spingere-attirare” che colpisce il loro mandato politico. Indipendentemente dalla politica, essi hanno praticamente ignorato i requisiti di risorse umane cui devono far fronte le Province, i Settori Industriali, i Datori di lavoro e le condizioni all’estero: guerra, tra¦co di esseri umani e schiavitù.

Dal punto di vista operativo, le strategie di immigrazione e la loro applicazione sono diventati uno zimbello. “Soluzioni tipo band aid” o progetti pilota (“momenti selfie”) sono germogliati come erbacce per confondere e corrompere il piano di immigrazione del Canada. Stampa e Media (CBC, National Post, Globe e lo Star) hanno tutti presentato risultati delle loro investigazioni che dimostrano gli “abusi nel sistema” in tutto il paese.

Ahmed, lui dei progetti pilota ingannevoli, per tre anni è passato da un’iniziativa discutibile ad un’altra peggio. Ognuna di esse potenzialmente compromette l’integrità dell’intero Sistema e trasforma partenariati, altrimenti genuini, in “collaboratori e promotori del danno”.

Ad esempio, i collegi, le università e persino le scuole secondarie hanno trasformato il programma International Student VISA in una “mucca da mungere” che vede più di 500.000 studenti portare almeno 20 miliardi di dollari di tasse universitarie all’anno e, contemporaneamente, generare un importo simile in alloggi e spese di soggiorno annualmente.

Questi studenti ritorneranno a casa? Vogliamo che lo facessero? Se possono permettersi questi soldi, sembra quasi sicuro dedurre che le loro famiglie appartengano a una classe piuttosto benestante nel paese natio.

Ancora più importante, quanti di questi studenti frequentano i programmi per i quali hanno speso migliaia di dollari a fin di “qualificarsi” per un permesso che permette loro anche di lavorare mentre studiano? Non mancano le fonti che indicano il settore dei trasporti/trasporto come pied a’ terre per molti fra di loro.

Ci sono centinaia di migliaia di chi rimane dopo la scadenza del visto e poi scivolano nell’economia collaterale diventando “operai senza documenti” o “lavoratori fantasma”. C’è un cantiere o un subappalto di ristrutturazione che non li impiega nel GTHA e oltre?

Infatti, c’è un governo provinciale che non è in contrasto con i federali perché i criteri confusi di Hussen su ciò che costituisce auspicabile per la residenza permanente. Problema fondamentale e’ la sua eccessiva dipendenza da una procedura di prova linguistica strutturata allo svantaggio di individui e delle famiglie produttive?

Il Corriere ha raccontato e promosso la causa di individui come Wojtec, Pica, famiglie come le Neves, i Demitri, i Martins. Persone stabilite, integrate e produttive. Nonostante il costo attorno le molte centinaia di dollari a prova (un’enorme industria che si approssima 500 milioni di dollari, sulla base dei ricavi annuali stimati) non rientrano nei limiti del “successo accademico”, anche se i mattoni francesi riescono a legarsi con cemento inglese quando gestito da un esperto “straniero” nell’arte di dispiegare lo strumento appropriato, ma ignorante nei modi di queste due lingue.

Hussen era indifferente alla loro situazione. Se n’è andato, ma la CBSA sta ancora facendo il possibile per rimuovere le famiglie di cui sopra. I Martins sono qui da dieci anni. Una telefonata anonima ha costretto una visita CBSA e dato il via ad un processo che costringe la loro espulsione. Purtroppo, il padre – richiedente principale sulla domanda all’immigrazione con un impiego che remunera abbastanza bene – non riesce ancora a superare il test linguistico richiesto… è impegnato a guadagnarsi da vivere.

È questo tipo di insensibilità che ha prodotto una risposta negativa nei confronti del Primo Ministro nelle comunità italiane, polacche e portoghesi. Il nuovo ministro, i cui nonni probabilmente – come i miei genitori – non sarebbero in grado di superare gli stessi test linguistici oggi, ha davanti a sé una grande sfida: rendere l’immigrazione in Canada più accessibile da quei paesi e… ripristinare la reputazione di Trudeau in quelle comunità.

More in Il Fondo
Indovinelli
Nov Wed ,2016