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“Unplanned” riapre il dibattito sull’aborto

“Unplanned” riapre il dibattito sull’aborto

TORONTO – Pur trovando ostacoli per la sua proiezione, il film Unplanned, ha riscosso una buona affluenza di pubblico nelle sale cinematografiche. E come previsto ha riacceso il delicato dibattito sull’aborto. Dopo l’articolo pubblicato lo scorso venerdì dal Corriere Canadese, molti lettori hanno sentito la necessità di comunicare il proprio punto di vista: Romano Sapone, del quale pubblichiamo la lettera, è uno di questi.

Questa email di Sapone è una condanna forte e chiara al sistema politico che di fatto si accolla – con l’arrivo di immigrati anziani in primus – costi non di poco conto sul sistema sanitario canadese. Però, aggiunge il lettore, “ci lamentiamo di non riuscire a trovare denaro per poter aiutare una donna lavoratrice incinta a pagare le bollette”.

A conti fatti fa notare Sapone, cospicue somme di denaro, vengono spese ad esempio per l’istruzione linguistica e il welfare dei figli di altre persone ma non per aiutare una ragazza che si vede costretta a dare il proprio bambino in adozione. Il motivo economico che giustifica la pratica dell’aborto, non poggia quindi su alcuna base.

Se si abbandonano dal punto di vista economico le donne in attesa di un bambino non si può pensare di aver dato loro una scelta quando poi decidono di abortire.

Di certo questa sull’aborto è una questione dai mille risvolti: morali e religiosi, medici e finanche economici e politici. Una questione che, come affermano coloro, che hanno avuto modo di visionare il film, scatena una marea di emozioni e di pensieri difficili da tradurre in parole. Non è un tema leggero, di certo, il dibattito non è mai finito. Ed Unplanned lo riapre. “come è possibile per la scienza che nessun essere esista prima di nascere?”, è la domanda che si pione ancora il lettore.