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Ottimismo dei politici smentito dai numeri, allarme in Ontario 

Ottimismo dei politici smentito dai numeri, allarme in Ontario 

Ottimismo dei politici smentito dai numeri, allarme in Ontario 

TORONTO – A otto mesi dall’inizio della pandemia, questo Covid-19 si conferma un vero e proprio rompicapo.

La classe politica canadese, durante la prima e la seconda ondata, ha giustamente fatto un passo indietro lasciandosi guidare dalle autorità sanitarie con l’attuazione di tutte le misure e le restrizioni ritenute necessarie per arginare il contagio e frenare l’ascesa della curva epidemiologica.

Qui in Ontario, nelle ultime due settimane, abbiamo visto ancora una volta come questo coronavirus – e le sue capacità di contagiare la popolazione – sia sfuggente e come l’evoluzione dell’epidemia a livello locale sia difficile da prevedere.

Due settimane fa il premier Doug Ford, solitamente molto cauto e prudente, non aveva nascosto il suo ottimismo per i numeri e le proiezioni che stavano arrivando. La curva del contagio, come aveva anche sottolineato il Chief Medical Officer of Health dell’Ontario David Williams, si stava appiattendo, un segnale incoraggiante che aveva spinto il governo provinciale a riformulare il suo piano di intervento nelle singole regioni.

Il 2 novembre lo stesso premier dell’Ontario, insieme al ministro della Sanità Christine Elliott, ha presentato la nuova suddivisione in quattro livelli della provincia a seconda dell’incidenza di Covid-19, con annesse restrizioni e misure di contenimento. In sostanza, è stata alzata l’asticella, una mossa che a molti è parsa come un chiaro segnale del governo a favore degli esercizi commerciali che più hanno sofferto durante il lockdown primaverile. Eppure, evidentemente, qualcosa non ha funzionato.

Sono già cinque i giorni consecutivi in cui in Ontario si superano abbondantemente i mille nuovi casi ogni ventiquattrore. Ieri è stato stabilito il nuovo record, 1.426 nuovi contagi, così come abbiamo avuto il numero più alto mai registrato nelle scuole della provincia, ben 198 in un solo giorno.

Martedì avevamo avuto il record di casi in Ontario, a Toronto e nella Peel Region. Tutti segnali estremamente preoccupanti, che in effetti smentiscono l’ottimismo del premier e dello stesso sindaco di Toronto John Tory, che la scorsa settimana premeva per un allentamento delle restrizioni ed ora – dopo che Toronto è stata posta in zona rossa a causa dell’improvvisa impennata di casi – considera il nuovo giro di vite “doloroso ma necessario.

In questo caotico contesto, dove i numeri in pochi giorni possono completamente ribaltare la percezione dello sviluppo della pandemia, si iniziano a intravedere le prime incrinature tra i vari livelli di governo.

Durante la prima ondata della pandemia, abbiamo assistito a uno sbalorditivo livello di cooperazione tra il governo federale e gli esecutivi provinciali e forse anche questo ha contribuito all’attivazione di misure e caci che hanno arginato la corsa della pandemia. Negli ultimi giorni ci sono stati dei segnali che andavano in senso contrario.

Martedì il primo ministro Justin Trudeau, senza fare nomi, ha chiesto ai premier canadesi di rinunciare alla tentazione di allentare le restrizioni e abbassare la guardia. Una presa di posizione che non è piaciuta a Ford e ad altri premier conservatori, in particolare a quello dell’Alberta Jason Kenney, dove la seconda ondata si sta rivelando ben peggiore della prima.

Ora i virologi in Ontario si stanno chiedendo come sia stato possibile passare dai 400-500 nuovi casi giornalieri delle scorse settimane agli oltre 1.400 di ieri.

Un ruolo, dice qualcuno, potrebbe averlo giocato Halloween, quando, nonostante i divieti decisi dal governo, la persone forse hanno abbassato la guardia. Può darsi. Ma altri mettono in luce come lo stesso sistema a colori voluto dal governo non sia del tutto immune da critiche, per delle incongruenze che si erano rivelate anche con il precedente modello in vigore durante la prima ondata. Cioè, la presenza di restrizioni senza l’obbligo di stop di spostamento tra una zona e l’altra.

Il classico esempio è quello di Toronto e di Vaughan, e quindi la York Region, divise da una strada, Steeles: nel momento in cui scattano delle restrizioni a Sud della strada, basta attraversarla e quelle restrizioni non esistono più.

In primavera, per alcune settimane, a Toronto barbieri e parrucchiere erano chiuse, a Nord di Steeles invece erano aperte. E questo si estende un po’ a tutto, dalle attività sportive dei bambini e ragazzi a quelle ricreative per gli adolescenti e gli adulti.

Il tutto con un’incognita maggiore rispetto alla prima ondata: quella rappresentata dalle scuole, che si sono rivelate la prima fonte di contagio in tutta la provincia dell’Ontario.