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Viaggiare all’estero è spesso necessario per il successo nella diplomazia… ma

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TORONTO – Per il suo bene, speriamo che valga la pena l’investimento politico. Il pubblico votante è un’amante volubile, come ha già scoperto il Primo Ministro Trudeau, dopo aver subito una riduzione del 16% nel sostegno per il partito liberale alle urne nelle elezioni di ottobre.

Meno male per lui che il Partito Conservatore, per ragioni che vanno oltre lo scopo di questo articolo, se la prese con il suo capo uscente perché aveva commesso il peccato mortale di non riuscire a strabatterlo. Trudeau si era reso vulnerabile. Scheer ha commesso il peccato mortale di non tradurre tali vulnerabilità in vittoria. Tempo per la correzione… per tutti.

Dopo l’elezione e la re-installazione del suo partito alla guida di un nuovo governo quasi maggioritario, il premier Trudeau si è messo immediatamente a risolvere i principali problemi del paese: (1) fare il rimpasto di governo; (2) far approvare al Parlamento del Canada il Bilancio e la sua legislazione applicativa; (3) mettere in moto le procedure per l’approvazione del nuovo accordo di libero scambio NAFTA, ora USMCA; (4) risolvere i problemi riguardo i gasdotti… forse; (5) promuovere il Canada per un seggio nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e (6) alimentare i noti istinti cannibali dei suoi principali rivali politici.

L’ultimo è facile. I pezzi grossi del Partito Conservatore hanno detto – a chiunque a portata d’orecchio o all’altra estremità di un account Twitter o nei social media – che Andrew Scheer era una “persona peccatrice” (metaforicamente parlando) per aver vinto troppe battaglie ma lasciando che la vittoria nella guerra scivolasse via.

Per qualche strana ragione, quegli “eroi” soffrono dell’impressione sbagliata che le elezioni abbiano un solo partecipante. Trudeau, per loro, deve essere stato un intruso, un “ultimo arrivato” e non il Primo Ministro uscente con un interesse personale e partitico nel risultato. Ah beh, dopo aver svilito palesemente o di nascosto il loro Leader, uno per uno, sono tornati nell’oscurità da cui avevano ottenuto un congedo temporaneo.

Tranne Peter MacKay. Dopo un incontro sempre così breve con una Stampa adulante, quasi servile (così in stile Trudeau!), MacKay è diventato il bersaglio numero uno per gli scontenti che erano stati quasi convinti che lui sarebbe il “secondo avvento” – con le scuse al Gran Sacerdozio nella brigata dell’alfabeta che sono i custodi di chi può e chi dovrebbe partecipare nella loro Lupercalia estiva. Anche Peter ora non è fra i loro amabili.

Se le cose continuano così, la prossima battaglia politica potrebbe essere tra Scheer e le anime penitenti del partito che lo rivogliono disperatamente come leader. E non ha ancora lasciato il paese per un rifarsi la propria immagine.

Così ritornando all’articolo numero 5, Trudeau si è dedicato personalmente alla richiesta canadese per un seggio al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ci sono cinque membri permanenti (USA, Francia, Inghilterra, Russia e Cina) che hanno il diritto di veto a qualsiasi decisione dell’organizzazione multilaterale e 10 altri membri non permanenti che sono eletti a maggioranza dei due terzi dei paesi componenti dell’ONU.

Il Canada è già stato lì in precedenza, ma non da quando il suo mandato di due anni si è concluso nel 2002. I 10 non hanno veto ma godono di “una sedia con vista a livello del campo da gioco”.

Una lettura del sito web del Global Affairs suggerisce che l’obiettivo è quello di fornire ai diplomatici di carriera con un’ulteriore opportunità di esibirsi sulla scena internazionale.

Trudeau deve essere giunto a una conclusione simile perché la scorsa settimana ha scelto di cancellare i piani personali dedicati alla realizzazione di ottenere questo status di “spettatore speciale”.

Il ritorno sugli investimenti sembrava sempre più sfuggente, e quattro chief ereditari della comunità aborigena canadese con la loro resistenza al gasdotto ridicolizzavano pubblicamente la competenza dei suoi ministri e anche minacciando la credibilità del suo governo sul numero di articolo (4).

Martedì, ha nominato il conservatore Joe Clark, ex premier, e anche ex Ministro degli A–ari Esteri nel Consiglio di Brian Mulroney, come inviato speciale per portare a termini il progetto ONU- Consiglio di sicurezza. Un chiaro segnale – “game over”, cioè fine partita. Lascia che sia un conservatore indossare i panni della sconfitta, ancora una volta. L’ultima volta, il primo ministro conservatore Stephen Harper ha accusato che il fallimento dell’iniziativa era dovuto all’ostilità del mondo arabo per la posizione del Canada pro-Israele (Bibi Netanyahu non ha nemmeno riconosciuto che eravamo in corsa).

Harper aveva in passato oscurato le sue contrarietà riguardo la Cina, la cui influenza tra i suoi Stati clienti in Africa era un fattore determinante nella decisione finale di ritirare la nostra offerta. È cambiato poco.

Il tempo addolcisce tutti. Ho servito con Joe Clark nella Camera dei Comuni, è un bravo e buon servitore del Canada. Trudeau non lo ha nominato perché potrebbe avere successo. Grazie a Dio non c’erano liberali disponibili ad accettare quel “lavoretto”.

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