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TCDSB: “In loco parentis”, una dottrina minata dall’attivismo e da fiduciari che non comprendono la missione del proprio provveditorato

TCDSB: “In loco parentis”, una dottrina minata dall’attivismo e da fiduciari che non comprendono la missione del proprio provveditorato

TCDSB: “In loco parentis”, una dottrina minata dall’attivismo e da fiduciari che non comprendono la missione del proprio provveditorato

TORONTO – Tradizionalmente, la dottrina “in loco parentis”, ossia “al posto dei genitori”, affidava agli insegnanti la stessa responsabilità di un genitore e li esponeva alla stessa responsabilità per il benessere di un bambino. Per estensione, i consigli di istruzione locali sono tenuti ad agire allo stesso modo di un genitore ragionevole e prudente. Nessun genitore rinuncia alle proprie responsabilità nei confronti dei propri figli quando vengono mandati a scuola.

La dottrina è stata molto dibattuta, e contestata nei tribunali, principalmente su questioni di sostentamento finanziario, punizioni corporali e compiti professionali degli insegnanti. Il risultato è sempre stato che le responsabilità nei confronti del bambino aumentano effettivamente quando i genitori conferiscono la custodia temporanea dei loro figli, come fanno durante una giornata scolastica, ad una terza parte – gli insegnanti e i comitati scolastici che li assumono.

I genitori “pagano per un servizio” e, come qualsiasi cliente, scelgono la qualità del prodotto che acquistano. Non rinunciano mai ai loro diritti per determinare ciò che è meglio per il loro bambino. Qualcuno dovrebbe accettare o aspettarsi di meno?

Gli Amministratori (i Trustee) del TCDSB hanno lasciato i loro elettori chiedendosi se, collettivamente, o individualmente meritano la fiducia dei genitori che dovrebbero rappresentare. La decisione di sollecitare il parere di esperti esterni sui loro “doveri e obblighi” e sulle questioni del codice di condotta parla molto del loro livello di preparazione e dell’impegno per il loro “lavoro”.

Secondo molti, diventare un fiduciario in un Consiglio scolastico “cattolico” comporta un ulteriore onere di responsabilità agli obblighi puramente didattici di qualsiasi Consiglio: il mandato, come da diritto costituzionale, di fornire un solido sistema educativo nel contesto di un sistema di valori che è cattolico. Di solito, l’arbitro finale di quell’etica cattolica sarebbe stato il Vescovo locale.

Non sarebbe un sostenitore dell’ultima crociata del “sapore del mese”, ossia della cosa più in voga. Nessun genitore lo tollererebbe. Tuttavia, gli amministratori del TCDSB si incontrano, in sessione privata – a porte chiuse – per determinare se uno dei propri sia in contrasto con le linee guida del Consiglio in merito al codice di condotta, alla sicurezza sul posto di lavoro ed alle molestie.

Dovremmo essere scioccati se i loro colleghi decidessero contro uno di loro. Infatti, il Presidente Joe Martino è stato costretto a rispondere ad uno di questi denuncianti che il Consiglio non ha trovato alcuna base per le accuse. Questo, in parte, è il motivo per cui il Consiglio aveva bisogno del parere giuridico sui “doveri” e sulla “equità procedurale”. Apparentemente, è difficile per gli amministratori fornire al pubblico lo stesso livello di soluzione, in caso di inosservanza, che invece danno a sé stessi.

Il caso è emerso a seguito di uno scambio di posta elettronica tra elettore e fiduciario, in cui l’elettore ha fatto riferimento al mandato relativo ai “valori cattolici”. Il fiduciario ha risposto: “Sì, quei ‘valori cattolici’ di odio e fanatismo… Non contattarmi di nuovo o ti verrà emessa una diffida ufficiale a desistere dal nostro ufficio legale”.

Forse il ministro dell’Istruzione potrebbe voler sostituire tale Consiglio/Board/Provveditorato con un supervisore del governo, o amalgamare tutti i consigli scolastici in uno solo, in modo che il solo ministro possa determinare quali valori formeranno la dichiarazione del mandato di un Consiglio agli studi.

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