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Scandalo WE: cattivo odore lasciato diventare peggiore

Scandalo WE: cattivo odore lasciato diventare peggiore

Scandalo WE: cattivo odore lasciato diventare peggiore

TORONTO – Un deputato di Toronto, Julie Dzerowicz di Davenport, descrive la controversia riguardo la società caritatevole, WE, come un “nonnulla”. Per coloro il cui vocabolario operativo non ha familiarità con il termine, ecco cosa significa secondo il Dizionario Urbano: “un gran da farsi sul nulla; un grande polverone sollevato su qualcosa di banale”.

Alcuni nella Stampa e nei Media cosidetti “mainstream” fanno ricorso ad una retorica rabbiosa sul contratto da 900 milioni di dollari assegnati senza concorso per l’organizzazione di beneficenza WE. Apparentemente, WE sarebbe stata meglio attrezzata per garantire la consegna di fondi di programma per sostenere sia il settore del volontariato che per fornire agli studenti opportunità di lavoro che altrimenti non potrebbero avere a loro disposizione.

Che tipo di infrastruttura è necessaria per “consumare” quella somma di denaro? Un confronto con il Toronto Catholic District School Board (TCDSB) – spesso oggetto di osservazioni da parte del Corriere Canadese – aiuterà a capire se si tratta di un grosso problema o semplicemente di un “nonnulla”.

Questo è ciò che il Consiglio del TCDSB fa con un bilancio annuale leggermente superiore ai 912 milioni di dollari proposti per WE: assumere “14.000 dipendenti (a tempo pieno) responsabili di [consegnare programmi educativi a] circa 92.000 studenti in 201 scuole”. Queste somme non sembrano quantità banali. Non sono chiare le controcifre progettate dalla WE.

Non accenniamo al confronto per sminuire la capacità di WE di produrre risultati simili su base annuale. Il TCDSB, come altri provveditorati agli studi, si sottomette a un processo di “terza parte” per giustificare le allocazioni e per misurare il valore ottenuto per il dollaro speso.

Al centro dell’argomento WE c’è la questione del processo seguito nella scelta della società e le presunte analisi che avrebbero portato alla conclusione che le burocrazie governative esistenti non sarebbero attrezzate per gestire il compito. Inoltre, è in discussione il rapporto tra le famiglie e gli amici del Primo Ministro, del Ministro delle Finanze e del Segretario dell’Ufficio del Primo Ministro con l’ente benefico e i suoi proprietari principali.

Il professor Richard Leblanc, docente di Diritto, Governance ed Etica alla York University, in un’intervista con la CBC, si è detto in disaccordo con l’esternazione del deputato che definiva la cosa un “grande nonnulla”; anche se, in tutta onestà, potrebbe non essere ancora a conoscenza delle sue dichiarazioni. Il professor Leblanc è uno “senza peli sulla lingua” che “la dice così com’è”. Ha più di 25.000 followers sulla sua newsletter che commenta la governance aziendale in Nord America e non solo. Inoltre, negli ultimi otto anni si e’ creato un’ottima reputazione rispettata dal settore imprenditoriale e da qualsiasi media desiderosi di una valutazione professionale, non di parte, delle decisioni coerenti con i principi e regole democratiche/etiche di base.

In quell’intervista, egli ha fatto a stracci qualsiasi traccia di correttezza etica rimasta associata alla gestione del caso dalla parte del Governo federale in merito.

Per lo meno, ha sostenuto il prof. Leblanc, sia il Primo Ministro che il Ministro delle Finanze avrebbero dovuto ricusarsi quando la proposta è stata presentata al Gabinetto.

Come questo potrebbe avrebbe potuto condurre ad una decisione obbiettiva” è un’altra storia, visto che erano proprio loro a presentare la proposta.

La controversia non è solo un “nonnulla” su pettegolezzi, anche perché WE ha, nel contesto della controversia, già ritirato il suo interesse nella gestione del progetto. Leblanc non ha parlato di alcuna “criminalità”, percepita o reale, associata alla non ricusazione. Egli ha esposto parametri che avrebbero dovuto essere soddisfatti prima di poter azzardare tali accuse.

L’apposita commissione parlamentare incaricata per le finanze e il Commissario per l’etica farebbero un grande servizio a loro stessi ed al pubblico canadese se consultassero il professor Leblanc, sempre che abbiano interesse a “ripulire l’aria”.

Il Corriere ha cercato di mettersi in contatto con i vari parlamentari di Toronto per un commento, nella preparazione di questo articolo, ma al momento di andare in stampa nessuno aveva risposto.

PER LEGGERE I COMMENTI PRECEDENTI: https://www.corriere.ca/il-commento/