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Sanità e istruzione pubbliche, spartiacque per una società civile

Sanità e istruzione pubbliche, spartiacque per una società civile

Sanità e istruzione pubbliche, spartiacque per una società civile

TORONTO – Il bagno di sangue sociale provocato dai tagli indiscriminati di Doug Ford non si ferma.

Fino a questo momento i bersagli preferiti dal governo del Progressive Conservative sono stati la Sanità e l’Istruzione, dove la scure dell’esecutivo è andata a colpire con cinismo, freddezza e disprezzo.

Ma non si tratta di tagli mirati, eseguiti con il bisturi, ma di una rozza operazione di macelleria sociale portata avanti con l’accetta e la clava.

Esiste uno spartiacque che divide le società civili, compiute e mature da quelle che devono superare la loro turbolenta adolescenza: la natura pubblica della Sanità e dell’Istruzione, lontane dalle mani dei privati e dal loro unico – e se vogliamo pure legittimo – obiettivo, quello di generare profitto. In Ontario stiamo assistendo a un progressivo e scellerato prosciugamento dei fondi pubblici destinati a questi due settori chiave della nostra società.

In meno di un anno dal giuramento a Queen’s Park, il premier conservatore è stato in grado di smantellare il sistema di supporto pubblico per le famiglie con figli autistici, ha eliminato il programma Ohip+ che garantiva la copertura farmaceutica gratuita a tutti i giovani under 25, ha tolto fondi preziosissimi ai programmi di sostegno per chi so. re di malattie mentali, ha abbassato il volume dei nuovi fondi alla Sanità al di sotto dell’aumento dell’inflazione (di fronte a una popolazione che sta rapidamente invecchiando) e sta pensando di eliminare la copertura che garantisce i rimborsi delle eventuali spese sanitarie sostenute da chi viaggia all’estero.

Il sospetto, sempre più concreto, è che questo esecutivo voglia favorire la moltiplicazione di strutture sanitarie private che si mettano in concorrenza con quelle pubbliche, queste ultime dissanguate dalla stretta dei fondi attuata dal governo stesso.

Nel settore scolastico si sta ripetendo, parallelamente, lo stesso meccanismo. La stretta negli stanziamenti ai provveditorati dovrebbe portare al licenziamento – o alla mancata sostituzione, ma il risultato non cambia – di oltre 3mila insegnanti nelle scuole della nostra provincia.

Gli effetti saranno quelli dell’aumento del numero di studenti nelle classi già parecchi affollate, con un conseguente crollo della qualità didattica per bambini e ragazzi. Anche in questo caso, di fronte a un inefficiente e caotico sistema scolastico pubblico, a goderne i frutti saranno le scuole private.

E mentre assistiamo attoniti alla demolizione pianificata dei due pilastri fondamentali della nostra società, ci ritroviamo a dover discutere di sciocchezze dipinte dal premier come priorità urgenti e necessarie, come la vendita della birra nei corner store, gli adesivi sulla carbon tax nelle stazioni di servizio, l’aumento della velocità in autostrada, la possibilità di consumare alcolici nei parcheggi prima degli eventi sportivi o il cambio del motto della provincia nelle targhe automobilistiche.

Nel frattempo il costo della vita ha subito una forte impennata e il potere d’acquisto delle famiglie scende, complice anche un altro “colpo di genio. del premier dell’Ontario, quello cioè di bloccare il sacrosanto aumento dello stipendio minimo a quindici dollari all’ora.

Contemporaneamente viene fatta tabula rasa di tutte le principali politiche ambientali degli ultimi quindici anni e si contesta la carbon tax, dando così il pretesto alle grandi di industrie a tornare ad inquinare senza doverne poi rispondere e pagarne un prezzo.

Ma non basta. E allora si taglia tutto ciò che c’è da tagliare, dai fondi per gli asili nido a quelli per le biblioteche, passando per le agenzie che si occupano del sostegno agli immigrati agli enti governativi per il pronto intervento nelle zone colpite da allagamenti e alluvioni.

Siamo solo all’inizio, la mattanza è destinata a continuare per una legislatura che si preannuncia funesta e che potrebbe lasciare soltanto macerie.