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Risposte superficiali da parte della leadership politica possono portare a vittime inutili

Risposte superficiali da parte della leadership politica possono portare a vittime inutili

Risposte superficiali da parte della leadership politica possono portare a vittime inutili

TORONTO – Ad un certo punto, il nostro sistema politico ed i suoi operatori verranno accusati di aver trascurato il loro dovere fiduciario da parte di coloro che li hanno avvertiti dei pericoli emergenti all’orizzonte. Pericoli che comportano una perdita di vite umane piuttosto che una perdita temporanea di reddito. Prima o poi, diventiamo tutti vulnerabili – e non sempre di nostra volontà. I nostri governi sono strutturati come una “rete di sicurezza” per tali eventi. Perché nel nostro sistema democratico affidiamo la gestione di quella “assicurazione” a coloro che eleggiamo, quindi abbiamo tutto il diritto di aspettarci che non mancherà la nostra chiamata, nei momenti di estremo bisogno.

Questo articolo non vuol puntare il dito contro nessuno. Si tratta di quanto facilmente alcune di queste chiamate possano “essere valutate con poca attenzione”. Anche quando le persone in questione sono esperte, finanziariamente tranquille, con una carriera professionale nel loro background ed il coinvolgimento nella comunità nel loro curriculum vitae.

Tale gruppo di 227 canadesi – per lo più anziani, ma tutti in buona salute – aveva preso tutte le precauzioni necessarie ed aveva rispettato tutte le politiche governative, sia canadesi che a livello internazionale presso i potenziali porti di scalo, prima di salire a bordo della nave “Spirit”, appartenente alla Norwegian Cruise Line, per una crociera che avrebbe dovuto prendere il via da Dubai, verso l’Oceano Indiano, le Seychelles, Mauritius, Reunion, Madagascar, e la costa africana, e quindi giungere al Capo di Buona Speranza in Sud Africa.

Al momento della partenza, il 2 marzo, le preoccupazioni riguardo al Covid-19 ed alla sua diffžusione aumentavano in molte parti del mondo – tra cui il Canada – come qualcosa che non giustificasse l’attenzione che si è manifestata a Wuhan o in Italia. Ma alcuni segnali sconcertanti emersero subito. Entro il 5 marzo, i viaggiatori non potevano sbarcare in nessuno dei porti di scalo programmati.

Il 18 marzo, ricevettero la notifica che il giorno dopo avrebbero dovuto fornire i dettagli delle loro disposizioni di viaggio per quanto riguardava il loro ritorno in Canada. I canadesi si sono incontrati, e – date le circostanze attualmente prevalenti – determinarono che la migliore linea d’azione sarebbe stata quella di avvisare immediatamente le autorità canadese presso gli u—ci consolari a livello locale, il Primo Ministro e i ministri di competenza e alcuni loro rappresentanti parlamentari a casa.

La loro salute personale e la sicurezza, così come quelle delle loro famiglie ancora in Canada, erano il loro obiettivo primario. Hanno chiesto di essere rimpatriati in modo sicuro, con un solo aereo. I funzionari canadesi avrebbero potuto organizzare un volo noleggiato per prelevarli, a proprie spese. Il loro ragionamento sembrava logico: siamo tutti sani; i biglietti che dovevamo comprare costavano più di 1.000 dollari ciascuno; mettendo in comune i soldi e gli oltre 227.000 dollari che stavano spendendo per voli commerciali, avrebbero potuto pagare un volo charter ed evitare così il contagio.

Di conseguenza, hanno inviato una email al Primo Ministro, ai ministri Chrystia Freeland, Francois-Philippe Champagne ed a vari parlamentari. Solo i deputati Oliphant e Baker hanno risposto dicendo in effžetti che il governo stava indagando la questione. Ottawa si stava organizzando al tempo stesso per rimpatriare i canadesi bloccati in Perù e Marocco.

Senza una risposta positiva, i 227, non ebbero altra scelta che acquistare i biglietti per lasciare Città del Capo il 22 marzo, con qualsiasi volo che potessero trovare, in modo da poter soddisfare la condizione imposta dal Sud Africa come unico modo per permettere loro di sbarcare.

Dal gruppo, 6 amici che viaggiavano insieme, 2 partirono da Città del Capo via Londra e poi Toronto, gli altri 4 da Città del Capo a Johannesburg, via Londra e poi Toronto. Una coppia ha descritto le condizioni come “navigare attraverso un esercito di formiche”. Come potevano proteggersi dal virus Covid-19 in queste circostanze, ha detto Elvira – la moglie di uno dei miei due amici liceali al De La Salle – Tom Harasti, ingegnere, e Marek Malicki, avvocato. Stavano viaggiando con le loro mogli e gli amici Mike Stitski ed Elizabeth Morgan.

Sono tornati il 23 marzo. Tutti andarono in quarantena volontaria immediatamente. Il 26 marzo, Tom accusava brividi e febbre. Ha cercato attenzione medica. Gli è stata diagnosticata una polmonite ed il Covid-19. I medici hanno deciso di trattare la polmonite con antibiotici. Non ha avuto buon esito. Nel giro di pochi giorni, si è ritrovato in terapia intensiva al North York General Hospital, collegato ad un ventilatore per la respirazione assistita. Tom è morto l’11 aprile. Alla moglie – in quarantena – gli è stato concesso il permesso di restare al suo fianco negli ultimi minuti.

Marek e gli altri sono rimasti devastati e arrabbiati. Una rabbia condivisa da un altro compagno di liceo, Joe Grella (anche lui ingegnere) che aveva pranzato con Tom all’inizio del nuovo anno ed il quale si è chiesto se e come i governi possano essere chiamati a rendere conto dell’accaduto.

Il 13 aprile, Elvira ha riscritto al PM ed ai parlamentari esprimendo delusione per il fatto che il loro “sbigottimento e incapacità di trovare soluzioni” hanno portato a questa tragica conseguenza. “Volevamo solo che il nostro governo aiutasse a coordinare un volo charter che avremmo pagato noi in modo da poter viaggiare senza il rischio di mescolarci con passeggeri potenzialmente infetti”.

Parlando a nome dei compagni di viaggio, ha raccomandato al governo di “provare ad accertare se altri canadesi che sono tornati sullo stesso volo British Airways del 22 marzo da Città del Capo via Londra, poi a Toronto ed altre destinazioni sono sani o sono anche loro stati contaminati dal Covid-19”.

Le condoglianze del Corriere Canadese vanno alla moglie, ai figli e ai nipoti. Sembra solo ieri che Marek, Tom, io ed altri come Joe Grella eravamo novelli “niners” a De La Salle. Ci siamo diplomati insieme quando l’attuale Primo Ministro non era nemmeno uno scintillio negli occhi di suo padre.

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