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Provveditorati con uno scopo, ma con una inefficienza integrata

Provveditorati con uno scopo, ma con una inefficienza integrata

Provveditorati con uno scopo, ma con una inefficienza integrata

TORONTO – A livello locale e internazionale, i temi del giorno sono inevitabilmente ridotti a Covid- 19, all’ambiente scolastico e al ritorno alla normalità economica. Magari fosse diverso.

Come riportato dalla nostra giornalista Mariella Policheni ieri, sembra che le verità allegate alle iscrizioni degli studenti (e i conseguenti dollari che ne provengono) presso i provveditorati scolastici finanziati con fondi pubblici potrebbero non riflettere quelle dichiarate.

Le cifre effettive potrebbero mettere in discussione la legittimità delle premesse utilizzate per definire le esigenze degli studenti e le assegnazioni degli insegnanti.

I dirigenti scolastici locali dovrebbero affrontare l’ira dei contribuenti a cui è stata “detta una cosa mentre gli amministratori fiduciari (i Trustee) hanno lavorato su di un’altra”.

Potrebbe essere peggio per i Trustee dei provveditorati cattolici, il cui scopo particolare di salvaguardare e di promuovere un ideale che vada oltre quello di una semplice consegna di curriculum efficace ed efficiente.

Il Toronto Catholic District School Board (TCDSB), in virtù delle sue dimensioni, ha l’obbligo professionale di stabilire un ambiente educativo che giustifichi il sistema di “scuole separate” nello Statuto del Paese.

Il Corriere Canadese ha ottenuto una relazione depositata dall’ex Commissario ad interim per l’integrità (IIC), Sandhya Kohli, in seguito a delle indagini su presunte trasgressioni del “codice di condotta” dei Trustee per il TCDSB. Le accuse e le denunce erano state lanciate ed iniziate dai Trustee stessi e da alcuni cittadini.

Con un linguaggio molto esplicito, la IIC dice “è evidente che i Trustee del TCDSB non capiscono il loro ruolo di fiduciari”. Hanno il dovere di agire onestamente, in buona fede e nell’interesse di tutto il Consiglio [amministrativo]”, aggiunge.

Purtroppo, i risultati delle sue indagini riflettono le osservazioni fatte dal Corriere Canadese: il Codice di Condotta dei Trustee viene strumentalizzato per riflettere “affronti e offese… piuttosto che contrassegnare gli obblighi previsti dal Codice di Condotta”.

Delle quattordici denunce che la IIC ha esaminato e presentato nei primi sette mesi dell’anno, la Trustee Maria Rizzo (nella foto) ne è direttamente coinvolta in nove. I suoi accoliti, Markus De Domenico e Ida Li Preti, sono soggetti in altri quattro. Nessuno sembra pronto a ‘metterci una pietra sopra’ e ad “andare avanti”.

La IIC ha osservato che “un processo etico e corretto di governance non è evidente come base delle operazioni quotidiane del Provveditorato”. Accipicchia! E non solo. I risultati hanno portato a concludere che “l’uso del Codice [di Condotta] come arma è emblematico di una mancanza di comprensione del ruolo di un trustee al Provveditorato in qualità di fiduciario”.

Lei aggiunge che le deliberazioni del Consiglio dei Trustee “risultano [in] discordia ed in riunioni prolungate che fanno parte delle operazioni quotidiane dell’Amministrazione, quindi oltre la competenza del Consiglio, e il tipo di discussione inutile che spesso richiede consultazioni con consulenti legali esterni”.

Questa tendenza molto negativa porta allo spreco di fondi che dovrebbero essere utilizzati per l’educazione dei nostri figli. Vale dire che questo è un consiglio scolastico cattolico.

Lo fa l’IIC: “Di nota è che molte delle questioni che hanno portato a reclami derivavano da diverse opinioni religiose o dall’interpretazione delle attuali dottrine ecclesiastiche, sia conservatrici che progressiste… [che] ha portato ad una certa disfunzione a livello di Consiglio in cui l’ordine del giorno è cooptato da questioni che dovrebbero riguardare l’Arcidiocesi.”

Sveglia! Sarà mai possibile che, qualcuno sia stato poco diligente nello svolgere i suoi doveri pastorali?

La Signora Kohli osserva che “qualunque sia il punto di vista del singolo Trustee, la strada appropriata [in questi casi di divergenza] è quella di seguire ciò che è stabilito dalla Chiesa”. Invece, i Trustee “adottano punti di vista e opinioni che potrebbero mettere il Consiglio e la Chiesa in cattiva luce…” aggiunge.

Incredibilmente, con l’apparente incoraggiamento di Rizzo – se non su suo invito ed insistenza – gli attivisti radicali che minano l’autorità della Chiesa e delle sue istituzioni hanno libero sfogo per molestare e intimidire coloro che hanno una visione diversa dalla propria.

Senza quella “autorità”, evapora la costituzionalità che giustifica l’esistenza delle scuole cattoliche. Qualcuno deve mostrare carattere e spina dorsale. Come dice la IIC: “è un privilegio essere Trustee”.

Il Corriere Canadese aggiunge: quindi non si tratta di promuovere solo interessi personali.

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