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Non sai cosa hai finché non è sparito

Non sai cosa hai finché non è sparito

Non sai cosa hai finché non è sparito

TORONTO – Per la prima volta nella mia vita, non c’è stata la Domenica delle Palme. Nessun richiamo ad uno degli eventi fondamentali che risuona con il simbolismo alla base dei princìpi e dell’etica di una società cristiana. Nessuna palma benedetta alla Messa domenicale da portare agli anziani o a chi è costretto, per condizione medica, a rimanere in casa. Nessuna visita al cimitero per lasciare ghirlande di palme in onore dei familiari defunti.

Grazie, Covid-19. Ora stai facendo lo stesso con le nostre celebrazioni pasquali e per le nostre cerimonie della Settimana Santa. Stai dando un nuovo significato al “distacco sociale” e all’isolamento personale.

Il Corriere è un giornale molto laico. Tuttavia, riconosce, i fondamenti “morali/etici” della nostra cultura e di come la religione ci ha plasmati e guidati come individui e con i valori che collettivamente abbiamo in comune.

Il nostro pubblico, i nostri lettori, sono fondamentalmente cristiani/cattolici.

Riunirsi in momenti particolari per commemorare momenti speciali della nostra vita (per i non cattolici, questi sono i sacramenti, i riti ed i rituali legati alle loro celebrazioni periodiche) è stata sempre una cosa indispensabile per mantenere collegati gli ideali e per fornire indirettamente uno scopo ed una direzione comune.

Il Covid-19 sta mettendo tutti alla prova, in un modo che non si vedeva sin dalla Seconda Guerra Mondiale, quando “la Guerra Fredda” minacciava l’annientamento nucleare. Attraverso questo e la brutalità vissuta (anche se localmente) nella Lunga Marcia in Cina, con la guerra in Vietnam, il genocidio in Cambogia, il riemergere del commercio degli schiavi in Africa e la proliferazione di malattie mortali come l’Ebola e l’AIDS, c’era sempre la presenza rassicurante e costante della Chiesa.

Come una famiglia, è stata un rifugio di sanità mentale nonostante le critiche, come struttura, nonostante l’inadempimento di alcuni dei suoi membri ad aderire alle virtù ripetute nel suo messaggio globale. Questi ideali sono alla base delle nostre Società Democratiche Occidentali.

I nostri rappresentanti politici sembrano ora lamentarsi del fatto che la cittadinanza non sia all’altezza dei propri standard di “buon senso comune”. La gente non accetta più ciecamente l’autorità del governo o la sua capacità di spianare una strada verso un futuro migliore.

Se la Chiesa potesse predicare le tre virtù della fede, della speranza e della carità e non aspettarsi un “consenso assoluto”, perché un politico – con interesse passeggero per il benessere personale – si aspetta maggiore lealtà?

Il Covid-19 ha praticamente distrutto ogni fede/fiducia che il pubblico potrebbe avere nella capacità di gestione della nostra leadership politica a mantenere le infrastrutture socioeconomiche. Si deve sperare che [interim, auto-aiuto, elusione] misure (ad interim, di auto-aiuto o reclusione) potranno servire.

Speriamo che qualche scienziato scopra un antidoto, una cura. Nel frattempo, i governi stanno aprendo le porte alle tesorerie nazionali da dove sta scoppiando un vero e proprio ‘tsunami’ di fondi.

Questo non è esattamente ciò che si intende per carità. Anche se non può necessariamente nuocere, questa distribuzione di elemosina è un semplice riflesso dell’intento di “trattare il prossimo come vorremmo essere trattati noi stessi”.

È un valore culturale piuttosto che un sollievo temporaneo che deriva dalla ripartizione delle questioni collaterali di tali intenti, tali obiettivi.

Che ironia che in questa settimana che ha portato alla “rinascita”, la Pasqua del nostro anno solare, i nostri governi ci ordinino di isolarci a casa ed evitare di violare il “distacco sociale” al fine di non introdurre inavvertitamente un ospite indesiderato: il Covid-19.

E le nostre Chiese rimangono chiuse.

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