CorrCan Media Group

Marco Muzzo sommo sacerdote della nuova trinità: sesso, droga e rock and roll

Marco Muzzo sommo sacerdote della nuova trinità: sesso, droga e rock and roll

Marco Muzzo sommo sacerdote della nuova trinità: sesso, droga e rock and roll

C’è un assassino a piede libero. Inutile protestare contro l’apparente salute mentale o l’apparente carenza cranica dei membri del Parole Board che hanno concesso permessi giornalieri a Marco Michael Muzzo (nella foto), l’assassino di tre bambini innocenti, Daniel Neville-Lake, 9, Harrison, 5, Milagros, 2 e del nonno Gary Neville, 65 anni.

Il sistema giudiziario consente la libertà vigilata, infatti le società democratiche e liberali la incoraggiano. Una società civile valuta continuamente se il suo sistema di giustizia raggiunge adeguatamente un equilibrio tra punizione e riabilitazione.

Per quanto la nostra reazione viscerale collettiva vorrebbe che venisse fatta giustizia con punizioni che fossero severe,  i legislatori dovrebbero dedicare tempo ed energie allo sviluppo di una politica che riduca gli “eclatanti errori percepiti” in tali procedure.

Se c’è un caso che grida all’ “eclatante errore di giudizio” del Parole Board, in superficie, quello di Marco Michael Muzzo si adatterebbe sicuramente a quella definizione.

Non sappiamo e non possiamo giudicare quali criteri, domande o risposte il Parole Board pensasse siano state abbastanza convincenti da far uscire l’assassino della famiglia in libertà vigilata. Tale decisione è stata presa a porte chiuse.

La privacy dei membri della giuria e quella di Marco Michael Muzzo hanno la meglio sulle vite di coloro che l’assassino ha preso. Idem per il dolore continuo di quelle sue azioni lasciate alle spalle.

Le trascrizioni non sono immediatamente disponibili.

Per coloro che ricordano, Marco Michael Muzzo, nel 2015, guidando a velocità eccessiva mentre era in stato di ebbrezza, non rispettò un segnale di stop e centrò in pieno un furgone che trasportava le sue vittime. Niente scuse, nessun rimorso.

In effetti, il suo avvocato, per coincidenza, goffamente chiese “empatia” con la stampa e i media perché questo era un momento difficile per la famiglia Muzzo. Buon Dio!

Alcuni stimati (senza alcun sarcasmo) membri del pubblico hanno persino suggerito che i media – incluso Corriere – stessero manifestando un pregiudizio nei confronti di coloro che avevano soldi.

Quattro morti innocenti, un quinto in ospedale e Muzzo… niente.

Il primo avvocato penalista del paese lo ha almeno convinto a presentare un motivo di colpevolezza, per il quale ha ricevuto una condanna a 10 anni, nel 2016.

Tre anni dopo, ha presentato domanda di libertà condizionale, una domanda che il Parole Board aveva negato perché non aveva giudicato sufficiente il rimorso del condannato.

Questa volta, il suo avvocato ha scritto qualcosa per lui per riprovare con convinzione. Ora, lo hanno rilasciato in libertà vigilata.

Braccialetti alla caviglia? Pubblicazione del suo indirizzo di residenza o di quello dei suoi parenti? Nomi e indirizzi delle sue compagnie? Qualche indicatore pubblico, come quelli per le sue vittime, che dicono “Muzzo vive qui”?

PER LEGGERE I COMMENTI PRECEDENTI: https://www.corriere.ca/il-commento/