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L’etnologia e partigianeria politica, amici del Covid-19

L’etnologia e partigianeria politica, amici del Covid-19

L’etnologia e partigianeria politica, amici del Covid-19

TORONTO – Qualcuno pensa che sia una buona idea criticare la Cina e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la pandemia di Covid-19. O, che sia altrettanto produttivo puntare il dito contro altri Paesi e sistemi politici per la loro “nefasta” mancanza di trasparenza.

L’argomento, apparentemente, è che “se avessimo saputo, avremmo potuto adottare le misure precauzionali appropriate”. Un approccio più produttivo potrebbe essere quello di trovare un modo per incanalare il nostro malcontento ed esplorare strategie correttive, per l’immediato ed il lungo termine.

Il presidente degli Stati Uniti Trump ha avviato un “gioco della colpa” nel descrivere l’OMS come accessorio-dopo-il-fatto, burattino dei funzionari cinesi che “nascondevano” tutto ad un’ignara società occidentale. Può darsi; tuttavia, ciò richiederebbe di ignorare il blocco, molto pubblicizzato, di Wuhan, una città modernissima di undici milioni di abitanti. Se questo non ha “catturato la nostra attenzione”, nient’altro lo farà.

I cinesi hanno annunciato, a tutti quelli disposti ad ascoltare, che il blocco è stato attuato per contenere una malattia altamente contagiosa. Ha poi proceduto a fornire le valutazioni medico-scientifiche all’OMS (e ad altre organizzazioni nazionali) e a chiunque fosse disposto a studiare la letteratura in materia – sia popolare che professionale.

Già il 23 febbraio, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDPC) pubblicava – praticamente quotidianamente – valutazioni del rischio per la trasmissione del Covid-19 nell’UE/Regno Unito e in altre entità geo-politiche indicando il livello del rischio, da moderato ad alto. L’Europa ha tra i migliori sistemi sanitari a livello mondiale (non la Cina), quindi il fattore di fiducia delle loro relazioni e valutazioni risulterebbe più affidabile. La Francia, ad esempio, è al primo posto e l’Italia al secondo nelle classifiche per la miglior sanità.

Tutti sono stati incoraggiati a riportare i dati – in modo rigoroso – su di una piattaforma predefinita, sviluppata in tandem con l’OMS, in modo che quelle interattive potessero informare medici, scienziati ed amministratori politici. Ecco un estratto dal rapporto di valutazione del rischio dell’ECDPC del 23 febbraio, a seguito di un focolaio in Lombardia, Italia – probabilmente tra le regioni più ricche e meglio attrezzate, dal punto di vista sanitario. in tutto il mondo: “Le prove accumulate dai cluster riportati nell’UE/ Regno Unito indicano che, una volta importato, il virus che provoca il Covid-19 si può trasmettere rapidamente. Questo può svilupparsi da casi con sintomi lievi, che non necessitano di cure mediche… infezioni nell’UE/AEA e nel Regno Unito.

L’impatto di tali cluster nell’UE/ AEA sarebbe da moderato, ad alto, soprattutto se gli ospedali fossero colpiti ed un gran numero di operatori sanitari rimanesse isolato. L’impatto sui gruppi vulnerabili all’interno degli ospedali o delle strutture sanitarie colpite è considerato grave, in particolare per gli anziani.”

Ha poi aggiunto che “le rigorose misure di salute pubblica che sono state attuate subito dopo l’identificazione dei casi Covid-19 italiani [ridurrebbero] l’impatto di tali focolai e l’ulteriore diffusione”.

Questo non è caduto nel vuoto. Il 15 febbraio, l’ECDPC ha riferito di un’indagine sull’Eurosorveglianza condotta su 47 laboratori nazionali che ne verificavano la prontezza e le capacità di generare ed elaborare test per il Covid-19. 38 di questi laboratori hanno indicato una capacità di elaborazione minima di 8.275 test a settimana. Almeno erano pronti ad aggiungere altri 825 test alla capacità e hanno indicato una grande volontà di condividere i loro risultati.

Quali giurisdizioni prestavano attenzione? Eurosurveillance ha anche avvertito che le “principali sfide per l’attuazione dei test erano una prima mancanza di controllo positivo, mancanza di personale/tempo e mancanza di procedure e/o sonde”. Era il 15 febbraio.

Cosa stava succedendo in Canada – più specificamente, in Ontario? Dal punto di vista dell’attività politica, in una parola, … e negli Stati Uniti, in due parole – non molto.

Infatti, il Premier dell’Ontario ha espresso shock due settimane fa per aver appreso che il nostro “sistema sanitario di prima classe, il migliore sistema sanitario al mondo” era invece tristemente mal preparato. Una “negligenza” di tale proporzioni da poter generare panico nella popolazione e che adesso ha la sua totale attenzione.

Ad oggi, Italia, Spagna, Germania, Svizzera, Portogallo ed Israele hanno efettuato oltre 20.000 test per milione di abitanti. I loro risultati clinici e di laboratorio informeranno meglio i loro leader politici, i governi (che sono ancora in sessione, tra l’altro). Il Canada si sta avvicinando a una media di 12.000 tamponi per milione di abitanti e gli Stati Uniti a 10.000 test per milione di abitanti.

Entro il 18 aprile, la valutazione del rischio dell’ECDPC ha aggiunto un altro fattore nella diffusione e nei decessi indotti dal Covid-19. È stata notata per la prima volta in Italia, poi nel Regno Unito, in Spagna e nei Paesi Bassi – la carenza di lavoratori sanitari. La carenza è emersa presto “a causa dell’aumento della domanda e anche perché gli operatori sanitari sono stati infettati dal Covid-19 in grande numero, in alcuni contesti (20% di tutti i casi segnalati in Lombardia, 26% in Spagna; 19,6% di tutti gli operatori sanitari di un campione testato nei Paesi Bassi).

La relazione di valutazione del rischio dell’ECDPC ha evidenziato ciò che oggi conosciamo in prima persona in Ontario: l’impatto del Covid-19 sarà molto elevato e probabilmente si tradurrà in una notevole ulteriore morbilità e mortalità. In alcuni paesi (Italia, Spagna) si è registrato un eccesso di mortalità – per tutte le cause particolarmente elevato – che è stato superiore al tasso verificatosi nei Paesi Bassi e nel Regno Unito (Inghilterra) durante la settimana 13 (23-28 marzo 2020), principalmente nella fascia di età di 65 anni e oltre.

Dovremmo stupirci che i nostri centri di assistenza infermieristica e di assistenza a lungo termine siano ora al centro dell’attenzione?

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