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La politica di incolparsi in una crisi sanitaria: inadempienza ai doveri

La politica di incolparsi in una crisi sanitaria: inadempienza ai doveri

La politica di incolparsi in una crisi sanitaria: inadempienza ai doveri

TORONTO – La copertura giornalistica della pandemia Covid-19 sta cominciando ad assomigliare alle trasmissioni sportive delle corse di cavalli: “Dì al pubblico chi è in testa, quale cavallo è in modalità di sorpasso e chi sta tagliando il traguardo per primo”.

In questa “gara”, però, non c’è l’arrivo in vista. Purtroppo, “l’evidenza della salute o dell’infezione” è incompleta. Tanti paesi non hanno riferito, non hanno testato o non hanno eseguito test adeguati. Ora esprimiamo sorpresa: “Come può succedere a noi?”

Quella del coronavirus, inizialmente definita malattia cinese, poi coreana, poi italiana, poi iraniana, poi europea, è ora una pandemia che sta per soffocare il più compiaciuto degli emisferi: quello settentrionale, cioè, noi, americani e canadesi.

Ci sarà tempo – si spera, più tardi – per fare i conti con i responsabili della leggerezza della risposta politica riguardo la diffusione della malattia. Non ci dovrebbero essere scuse accettabili per test o segnalazioni incomplete. Per ora, possiamo solo estrapolare i dati messi a disposizione.

Per inciso, gli italiani hanno fornito le più complete e affidabili informazioni per chi le volesse. Studi medici e sanitari condotti dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, a Baltimora, classifi cano il sistema di sanità pubblica nel Belpaese costantemente come numero uno o numero due in termini di qualità.

In altre parole, l’Italia ha norme e procedure che dovrebbero essere invidiabili. Ciò include la capacità – in attrezzature e conoscenze scientifiche – di affrontare una crisi. Eppure, nel fine settimana, le autorità sanitarie nazionali hanno presentato una richiesta per 300 medici aggiuntivi per servire come “squadra SWAT contro Covid-19”.

Da dove verranno? L’Italia vanta già quattro (4) medici ogni 1.000 abitanti – circa 240.000 MD. Ci sono paesi che hanno un rapporto più alto, ma non includono il Canada e gli Stati Uniti, dove i rapporti rispettivamente sono 2,8 e 2,5 medici per 1.000 abitanti.

Se il Canada avesse la stessa proporzione di medici per gli abitanti dell’Italia, avremmo bisogno di circa 148.000 medici. Ne abbiamo attualmente circa 103.600. Gli Stati Uniti stanno messi peggio.

Negli ultimi tre giorni, i sistemi sanitari in Canada e negli Stati Uniti sono stati utilizzati fino ai loro limiti. Il tasso di casi confermati di Covid-19 in Canada si avvicina a un incremento quotidiano del 20%.

Chiaramente l’informazione ci induce a una conclusione accettabile: che la malattia è molto aggressiva nella sua capacità di diffondersi… ovunque.

Il tasso di segnalazione dei contagi e dei test sta migliorando, e con tali dati dovrebbe anche migliorare la nostra capacità di combattere il virus.

Gli Stati Uniti, in breve tempo, hanno già sorpassato a tutti i paesi nel mondo, classificandosi terzi per quanto riguarda i casi confermati di contagi. Oltre 75 milioni di americani sono in “bloccati in casa”.

Si spinge l’industria farmaceutica a livello globale a farsi avanti con la produzione dei farmaci. Ci vorrà un po’ di tempo. Nel frattempo, la cautela e l’inventiva nel trattare come la cura verrà consegnata deve essere il primo ordine del giorno.

Altri due ingredienti essenziali di tale processo saranno la disponibilità di “letti ospedalieri” e l’accessibilità ai ventilatori per i pazienti. I governi dovrebbero rivolgere la loro attenzione alle misure che forniranno entrambe le “attrezzature”.

In Ontario, ci sono circa 2.000 ventilatori disponibili, con 1.300 già in uso. L’Italia ne ha ordinati 5.000, la Germania 15.000.

Gli Stati Uniti ne hanno dichiarati circa 165.000 a disposizione, ma potrebbero richiederne sei volte tale numero se l’attuale tasso confermato di contagi dovesse continuare.

Ci sono solo dai 5 ai 10 produttori aŽffidabili di questi apparecchi. È interessante notare che la Canadian Automobile Parts Association, tramite il suo Presidente Flavio Volpe (sì, siamo parenti), si è offerta di convertire parte delle sue competenze e capacità manifatturiere per colmare il vuoto.

Ha bisogno dell’autorizzazione o dell’appoggio del governo per mettere da parte il diritto di proprietà intellettuale dei titolari dei brevetti prima di iniziare. Stiamo parlando del governo federale.

Non sarebbe una nuova iniziativa. La legge prevede già la “concessione di licenze obbligatorie” o la riassegnazione di un brevetto “inutilizzato”.

Invece di sprecare più tempo, il governo federale dovrebbe procedere rapidamente a dichiarare lo stato di emergenza ed emanare una legge ad esso corrispondente per efficacia. Oppure potrebbe agire unilateralmente, con i produttori competenti, per acquisire e distribuire tale prodotto per un determinato periodo di tempo.

Tanto ormai i fondi sono già stati già accantonati.

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