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La partita? Una grande festa Qui lo sport è ancora un gioco oLo sport e si canta

La partita? Una grande festa Qui lo sport è ancora un gioco oLo sport e si canta

La partita? Una grande festa Qui lo sport è ancora un gioco oLo sport e si canta

TORONTO – Mancano pochi minuti alle 19 di mercoledì 4 luglio quando scendo dalla metro alla stazione di Union per raggiungere il Rogers Center dove sta per iniziare la partita di baseball Toronto Blue Jays vs New York Mets. Non so dove sia di preciso lo stadio: sono a Toronto da pochi giorni, per la prima volta nella mia vita e finora per muovermi mi sono aiutato con il navigatore di Google sul telefonino. Ma ‘stasera non serve: mi basta seguire l’allegra “marea blu” che, ordinata e sorridente, si dirige verso quel luogo. Uomini, donne, bambini e bambine. Anziani e giovani. Tutti, nessuno escluso, hanno una maglia, un cappellino, qualcosa che ricorda la squadra della città: i Blue Jays. Mi accodo a loro e pochi minuti dopo sono allo stadio. Un addetto alla sicurezza, gentilissimo, controlla rapidamente il mio zaino e con un sorriso mi dice “Go!”. Sono dentro.
Il centro è un vero e proprio… centro commerciale, coloratissimo e vivace, dove ci si può sbizzarrire fra acquisti, cibo e bevande. Tutto è in perfetto ordine. Mentre cerco il mio posto sugli spalti, risuonano gli inni di Usa e Canada. Applausi ad entrambi.
Poi parte la musica e le squadre entrano in campo. Mi siedo proprio in quel momento e, guardandomi intorno, realizzo che non ci sono reti, barriere, niente di niente a dividere pubblico e campo. E la gente canta, balla, mangia e beve mentre le telecamere la inquadrano ‘sparandola’ sul maxischermo. C’è la gara a farsi riprendere. Inizia la partita, e chiunque faccia “punto”, al di là delle ovvie esultanze di parte, è comunque festa. Non vedo intorno a me visi arrabbiati, né sento frasi offensive quando segnano i New York Mets. Si continua a mangiare e bere, fra un inning e l’altro parte la musica e si canta e si balla seguendo le mosse di Ace, il pupazzone che fa da mascotte ai Blue Jays e che piace tantissimo ai bambini presenti in massa con le loro famiglie serenamente accomodate sugli spalti.
L’aspetto sportivo interessa, ci mancherebbe. Anzi, certi giocatori sono salutati come eroi, anche se avversari, come José Bautista che prima di approdare a New York era una stella torontina. Ma quella che va in scena al Rogers Center non è una partita: è una festa. E noi italiani d’Italia, penso guardandomi intorno, ce la sogniamo una roba così.
Altro che calcio. Altro che stadi blindati, reti di protezione, lanci di oggetti in campo, insulti agli avversari, botte fra tifosi, cariche delle forze dell’ordine, feriti e provvedimenti straordinari (con relative spese straordinarie…) per fermare “la violenza nello sport”. Lo sport qui è un motivo per stare insieme e divertirsi. Del resto come si dice? “Let’s play!” …“giochiamo!” …ed il significato non dovrebbe cambiare, anche se le lingue sono diverse… o no?
Ah, dimenticavo: hanno vinto i New York Mets, 6 a 3. Toronto ha perso. Ma che importa? Tornando a casa, ho visto solo sorrisi in strada, in metro e sull’autobus. Del resto è stata una festa bellissima. Una splendida festa di Sport.