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La gente sta spingendo indietro

La gente sta spingendo indietro

La gente sta spingendo indietro

TORONTO – Non è mai stato consigliabile accettare le cose a secondo la prima apparenza – caveat emptor, dicevano gli antichi, specialmente in tempo di crisi. Il rovescio della medaglia è ugualmente de rigueur, cui prodest?

Per queste ragioni, e per ogni loro elaborazione, nelle nostre democrazie occidentali ci si apprezza e promuove la trasparenza, l’apertura e il dibattito pubblico. Abbiamo bisogno di prove concrete che il guadagno privato non distorce, sovverte o supera gli obiettivi sociali.

Non che l’interesse privato sia condannato, ma collettivamente, per quanto riguarda i “beni pubblici”, ci aspettiamo che le decisioni siano motivate da una logica semi-utopica guidata da una forte preoccupazione per la sicurezza e l’interesse dei cittadini. Bisogna esaminare la procedura tutto lungo il suo percorso. Nessuna eccezione.

L’ambiente Covid-19 sta testando tutte le infrastrutture precedentemente accettate senza critiche. Nei primi sette mesi del 2020, quel mondo sembra essere crollato nella morsa di nuove “ipotesi” che in precedenza sarebbero state incontrate con lo scetticismo che meritavano così riccamente.

Per esempio, la “dipendenza sui pareri degli esperti” dalla parte del ramo politico per le loro decisioni è stata particolarmente preoccupante.

Esiste una ragione pratica per un Parlamento composto di individui pubblicamente eletti – ma informati – che nessuna emergenza dovrebbe spazzare via.

Eppure, qui in Canada, a tutti i livelli di governo, il dibattito aperto è stato spostato quasi abbandonato a favore di un modello che vede dei politici “su un podio” annunciando nuove iniziative o aggiornamenti di tali. E per buona misura (o “convalida”) accompagnata da “esperti medici” per “affermare l’appropriatezza” di queste misure.

Chi sono quegli esperti? Prima del contagio Covid-19 erano illustri per il loro anonimato. Conoscevano il loro posto, per cosi’ dire.

Nemmeno il celebre Dr. Anthony Fauci si è azzardato di suggerire regolamenti per l’ordine pubblico. Semmai, è diventato ben noto per aver ammesso, all’inizio di marzo, l’esistenza di una profonda ignoranza tra la comunità medica-scientifica del modo in cui Covid-19 si diffonde e si sviluppa: “Non abbiamo i dati”, disse. Ora ne ha un po’, ma si rifiuta ancora di invadere il settore politico per imporre regolamenti a scopo di mantenere l’ordine pubblico.

In Canada, la competenza degli esperti sembra in fase di “evoluzione”, per essere educati. La dottoressa Theresa Tam può servire come esempio. Le sue opinioni riguardo alle mascherine e alla loro “efficacia” per contenere la diffusione del Covid-19 suggeriscono che si è piegata alla pressione o si è adattata alla contropressione percepita.

Le autorità pubbliche, come i ministeri dell’istruzione pubblica in Ontario, sulla base di tali consigli, vengono messe in discussione apertamente per le “condizioni di ritorno a scuola”. A Berlino, in Germania, la scorsa settimana oltre 20.000 persone “sono scese in piazza” per protestare l’imposizione di mascherine. Il grande pubblico, ovunque, è una ricchezza di esempi di comportamento “me ne infischio della legge”.

La “comunità di ricerca scientifica” (sì, includendo l’industria farmaceutica) sta inondando la stampa e i media con annunci di vaccini “cura-tutti” in sospeso. C’è un odore di profitto nell’aria; non è un problema, ma, dove sono i rami legislativi dei nostri governi in questo momento di bisogno?

Da un punto di vista personale, nessuno di noi vuole correre rischi inutili. Mi rifiuto di “giocare con i numeri”, anche quelli che ogni giorno scriviamo doverosamente, in formato grafico, per i nostri lettori online.

Ciononostante, i governi si lasciano aperti alle sfide della Corte quando i loro esperti mettono in discussione l’efficacia e la sicurezza dell’indossare la maschera e dei vaccini forse disponibili chissà quando.

Questo è esattamente ciò che un gruppo di canadesi ha fatto il 6 luglio, quando hanno assunto i servizi di un esperto costituzionalista, Rocco Galati, per presentare dichiarazione di reclamo contro, tra gli altri, il primo ministro del Canada, e il Premier dell’Ontario.

Si fa per una lettura interessante. Purtroppo, la nostra governance democratica è giunta a questo: esaminare le “competenze”, e le decisioni che ne derivano, nei tribunali piuttosto che alla fonte – nei parlamenti.

Altrettanto interessante, i parlamentari europei non hanno chiuso il processo legislativo di fronte a Covid-19.

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