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Imbarazzo, vergogna e condotta inspiegabile

Imbarazzo, vergogna e condotta inspiegabile

Imbarazzo, vergogna e condotta inspiegabile

TORONTO – Grazie, Covid-19, la sua venuta – che sembra si avvicini ad una lenta fine tanto attesa – ha messo a nudo il marciume che si trova sotto la superficie delle nostre istituzioni sanitarie. Saremo in grado di dire addio alle nostre ipotesi riguardo alla loro capacità di fornire un servizio che paghiamo così caro con i nostri dollari ed ora con la vita dei nostri anziani.

Un Paese che doveva essere “così pronto” ad affrontare il virus, scopre ora di essere stato “preso con i pantaloni abbassati”.

La carenza di dispositivi di protezione personale, di strumenti per effettuare i test, sia in termini di qualità che di quantità; l’assenza di protocolli procedurali per i passi successivi, che sono stati scoperti e confermati solo dopo i contagi; il vuoto al posto di un meccanismo di segnalazione coordinato che obbligasse tutti i “partner” a conformarsi al beneficio di tutti gli interessati sembra essere all’ordine del giorno.

Questo è quanto sostenuto dal direttore del Ryerson University National Institute on Ageing in un’intervista concessa alla CBC, sabato 9 maggio, e nei vari rapporti che la sua organizzazione ha pubblicato per il consumo pubblico.

Le proiezioni del suo istituto per lo sviluppo delle politiche ipotizzano che il costo per rimediare alle carenze strutturali di questo fallimento della politica costerà circa tra i 22 e i 71 miliardi di dollari, nei prossimi 30 anni.

Gettare numeri a caso, come se fossero spiccioli, non va ad aggiungere credibilità all’organizzazione che altrimenti è una fonte senza pari – come dipartimento accademico – per quei temi e relazioni che si occupano di questioni sociali ed economiche legate all’invecchiamento.

Ciononostante ha fatto evidenziare una statistica che suggerisce la collettività – “noi” – non abbia a‚rontato la crisi del Covid-19 con strategie molto mirate: finora, l’82% di tutti i decessi nel Paese si e’ verificato tra i residenti/pazienti in case di cura a lungo termine.

Per il Canada (attualmente con un tasso di mortalità dovuto al virus che è basso rispetto alle grandi nazioni europee), ciò suggerisce che 3.836 di tutti i 4.678 decessi avrebbero potuto essere evitati se fossero state adottate misure adeguate. L’esperienza europea col Covid-19, vissuta per due mesi prima che ci colpisse qui, avrebbe dovuto suggerire “indizi” su come reagire.

Solo 842 decessi attribuibili al Covid-19 in Canada si sono verificati al di fuori delle case di cura a lungo termine (CLT). In Ontario, gli ultimi dati suggeriscono che 1,236 (il 75%) dei 1.649 decessi correlati al Covid-19 si sono verificati nelle case CLT. Se è così, allora il virus e’ la causa principale di appena 413 morti al di fuori di queste istituzioni.

Intendiamoci, non possiamo esserne sicuri.

Anche i siti web governativi e le dashboard interattive – giunti in ritardo – notano che i numeri sono ancora “preliminari” e possono “differire da altri pubblicamente disponibili” perché “i dati vengono estratti dal iPHIS (il sistema sanitario pubblico integrato), e solo i numeri “ospedalieri vengono aggiornati”. Tra l’altro, alcune case CLT sostengono che gli ospedali della GTA si rifiutino di accettare i loro pazienti che presentano sintomi del coronavirus.

Tutto ciò ricorda la risposta britannica nelle prime fasi della pandemia, quando il Regno Unito ha cominciato a riconoscere a malincuore la presenza di Covid-19. Non hanno nemmeno denunciato decessi nelle case CLT fino alla scorsa settimana. Ma ogni vita è preziosa.

Tutto indica che si sia verificato un gran pasticcio nel sistema dell’assistenza sanitaria e per le priorità di tale assistenza. Due direzioni da seguire una volta “superata la crisi”, se tutti i suddetti dati fornitici dai vari governi sono come presentati: (1) indire un’inchiesta pubblica sul settore commerciale delle case CLT, e (2) dare il via ad azioni legali dirette contro la “negligenza volontaria” dei loro amministratori.

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