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Il provveditorato cattolico di Toronto crede nella Magia

Il provveditorato cattolico di Toronto crede nella Magia

Il provveditorato cattolico di Toronto crede nella Magia

TORONTO – C’è magia in quelle pareti… la gente la chiama amianto e muffa.

Non si può inventare una tale frivolezza irriverente, anche per un titolo accattivante. La trustee (fiduciaria) Ida Li Preti ha offerto quel “gioiello” come motivo per non traslocare temporaneamente le studentesse della Loretto Abbey H.S. mentre la bonifica precedentemente identificata come “urgente” e “critica” dai funzionari del Consiglio sarebbe stata condotta.

Stanno giocando col fuoco. Tutti gli altri sono allarmisti, una Cassandra, dice un altro dei suoi colleghi “nuovi eletti”. Tuttavia, un terzo respinge ciò che ritiene essere la natura “minacciosa” dei sindacalisti che hanno sollecitano cautela e dovuta accuratezza e prima di contemplare la bonifica che comporta l’uso o la rimozione di agenti cancerogeni tossici come l’amianto.

Diversi rapporti di enti esperti presentati al consiglio di amministrazione suggeriscono che quel prodotto è ovunque nel liceo Loretto Abbey. Un solo Trustee, Daniel Di Giorgio sembra aver letto l’ultimo Rapporto al Consiglio da parte dei funzionari. Ha posto diverse domande logisticamente toccanti ma troppo scomodo per il Direttore Rory McGuckin – il cui contratto scade alla fine di giugno – per rispondere.

Il suo vice “esperto” ha dovuto ammettere due punti significativi: (1) una stima reale dei costi effettivi associati all’esercizio dell’opzione di traslocare dovrebbe attendere la valutazione di esperti in sostituzione delle caldaie e dei sistemi HVAC più tardi nel mese di aprile; (2) una volta che i lavori sono stati avviati e l’edificio dovesse diventare ambiente insostenibile per le studentesse, i docenti ed altri impiegati, non vi è alcun piano B. Intanto la decisione venne presa il 20 febbraio.

L’urgenza e la criticità della bonifica, secondo gli stessi funzionari e sostenuti da almeno tre rapporti condotti da esperti e risalenti al 2011, quando il TCDSB acquisto i locali per 25.480 milioni di dollari su una “come è base”, è stata creata dalla presenza di amianto.

La sostituzione di un sistema di riscaldamento e ventilazione o la rimozione di muffe (pericolose e pervasive) potrebbero sembrare relativamente minori in confronto, ma una volta che i lavori sono iniziati il pericolo latente nel disturbare l’amianto si espande esponenzialmente.

Le evidenze scientifiche presentate e accettate nei tribunali europei e nordamericani, contemplando le querele contro dei produttori e distributori di prodotti di amianto fra i più tecnologicamente avanzati al mondo, dicono inequivocabilmente che sbattere una porta chiusa o aprire una finestra per ventilare una stanza è sufficiente per rilasciare particelle di amianto nell’aria.

I funzionari del TCDSB, avendo delineato alcuni punti di interesse, raccomandano poi qualcosa di completamente incoerente con il principio di buona gestione e funzionalità in un consiglio amministrativo. I burocrati essenzialmente scrollarono le spalle e lo lasciarono ai trustee di assumersi ogni responsabilità.

In breve, la scuola non è né un ambiente sano né un ambiente sicuro. Ma “è magico”, ci assicura il fiduciario Li Preti; cosa potrebbe andare male?

Bene, per cominciare, ha notato il rappresentante del sindacato OECTA, Gillian Vivona, il rapporto degli amministratori non ha fatto riferimento a nessuno studio sulla salute e la sicurezza suggerendo che la bonifica potrebbe avvenire mentre studenti ed altri occupino l’edificio. Ha chiesto, quasi retoricamente, se avessero considerato il principio di diritto che richiede a tutti coloro che si trovano in una posizione di custodia/fiducia aziendale che è “meglio essere sicuri che rimanere dispiaciuti”. Quali domande erano state poste che avrebbero fornito la garanzia di sicurezza ai docenti e altri che non ci sarebbe nulla da temere rimanendo sul posto durante la bonifica, ha aggiunto.

La sua collega, Lina Naccarato, del CUPE locale 1328, ha espresso preoccupazioni ancora più sconcertanti. Messi insieme, quasi il 90% di entrambi i settori di lavoratori nel campo istruzione pubblica ha preferito la ricollocazione.

Gli amministratori decidono invece la tattica di “sparare al messaggero”. Per quanto riguarda la sostanza della questione, la loro risposta è meglio parafrasata cosi’: se, e quando, emergerà un pericolo, ad esso rivolgeremo le nostre attenzioni; per ora, ci fidiamo dei nostri funzionari. Questi sarebbero gli stessi che il mese scorso hanno sostenuto la ricollocazione – per motivi “urgenti e critici”.

Potrebbe non avere più importanza per il direttore Rory McGuckin – se ne è efettivamente andato – ma se il ministro Lecce fosse in cerca di risolvere i problemi nell’amministrazione educativa (dopo che gli scioperi degli insegnanti sono finiti), non ha bisogno di andare oltre la cattiva gestione e la disfunzione al TCDSB.

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