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Hussen, o non gradisce la legge o gli italiani

Hussen, o non gradisce la legge o gli italiani

Hussen, o non gradisce la legge o gli italiani

Immigrazione e rifugiati, cittadinanza e lavoratori senza documenti, senza dimenticarsi di casi eclatanti come quello della famiglia Demitri. Continua in Ontario il dibattito su questi temi, caratterizzati dall’apparente immobilismo del governo e ministro deklla Cittadinanza, dei Rifugiati e dell’Immigrazione, Ahmed Hussen. Di seguito, pubblichiamo (sia in Italiano che in Inglese) un contributo di Claire Davies

di Claire Davies

TORONTO – La Carta dei diritti canadese afferma che tutti hanno il diritto a un processo equo in conformità con i principi della giustizia fondamentale per la determinazione dei suoi diritti e doveri.

Essere trattati equamente è noto come giustizia fondamentale. Quando sono in gioco i “diritti, privilegi o interessi” di una persona, tali principi dettano la necessità di agire in modo procedurale corretto.

Non si tratta di un concetto astratto. Trascurati, questi principi di giustizia fondamentale e il modo in cui si svolgono i procedimenti possono avere un impatto enorme sulla vita delle persone coinvolte.

Un richiedente ha il diritto ad un’udienza equa e imparziale e ad un decisore competente, giusto ed imparziale. Eppure, nei procedimenti di protezione e rifugio il giudizio dei richiedenti non viene affidato a personale necessariamente qualificato, ma a membri della RPD (Divisione della Protezione e dei Rifugiati) nominati dal ministero dell’Immigrazione.

Sono individui non necessariamente professionalmente preparati. Quindi, nella richiesta di rifugio, i diritti fondamentali dell’immigrato sono affidati a del personale non necessariamente adatto alla questione.

Anche nella richiesta per motivi Umanitari e Compassionevoli, il richiedente riceve l’approvazione o il rifiuto senza mai ricevere udienza. Come si può valutare il livello di integrazione ed il miglior interesse dei minori coinvolti nella richiesta, se non si è avuto alcun contatto con loro, se prima non si è avuta la possibilità di vederli, sentirli e senza avergli dato la possibilità di rispondere ad eventuali dubbi dell’esaminatore?

Negare la possibilità di udienza non è solo la negazione di un diritto fondamentale, ma potrebbe rappresentare anche una violazione dei diritti umani.

Trattandosi di una richiesta Umanitaria e Compassionevole, la decisione che l’ufficiale prenderà avrà un impatto enorme sulla vita delle persone coinvolte nella domanda.

Spesso i richiedenti sono persone che fuggono da abusi e violenza. O come nel caso della famiglia Demitri, si tratta di persone che fuggono dalla mafia e per le quali il ritorno nel proprio paese sarebbe una condanna a morte od a doversi nascondere con i propri figli per fuggire alla vendetta della mafia.

Eppure, la Corte Suprema del Canada ha a€ermato che la Sezione 7 della Carta dei diritti proibisce l’ingiustizia sostanziale e procedurale nei procedimenti che possono condurre alla privazione della vita, la libertà o sicurezza di una persona (Hogg, 1997: sezione 44.10 (a)).

Anche i Demitri, sono stati rifiutati senza ricevere udienza. Purtroppo, il Ministro dell’Immigrazione Ahmed Hussen sembra aver messo da parte i principi di giustizia fondamentale dovuti a questi immigrati ed ai minori.

Eppure, essendo lui stesso un rifugiato, sarebbe stato naturale aspettarsi un rafforzamento di quei principi fondamentali sopra citati.

Si saranno sbagliati i canadesi nell’aspettarsi un Ministro capace di riportare il Canada ai livelli di accoglienza e giustizia che li rendesse nuovamente orgogliosi del loro Paese. Non resta altro che sperare in un successore più umano e compassionevole.

Nella foto: il ministro Ahmed Hussen