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Gli Stati Uniti: una cultura e una società ammalate

Gli Stati Uniti: una cultura e una società ammalate

Gli Stati Uniti: una cultura e una società ammalate

TORONTO – Il numero di persone che pensano che sarebbe una buona idea recarsi, per visita od altro, negli Stati Uniti deve sicuramente ridursi, di giorno in giorno se non di ora in ora. Se perdesse la sua forza militare e il suo peso economico (beni effimeri), il Paese e la sua società cosa avrebbero qualcosa da offrire al resto del mondo – cioè a noi?

A giudicare dal vandalismo, dagli incendi, dal saccheggio e dal comportamento generalmente anarchico di alcune folle di giovani radunatesi in tutto il Paese dopo l’uccisione, da parte della polizia, di un cittadino arrestato dalla stessa polizia di Minneapolis, si potrebbe pensare di no.

Siamo chiari: non dovrebbe mai esserci una scusa accettabile per l’omicidio di un altro essere umano. Punto e basta.

Le società occidentali hanno seminato e rafforzato nelle loro civiltà il concetto del Diritto e della procedura legale. È ciò che li differenzia dalla mentalità del “wild west” (barbaro e selvaggio) che premiava mentalità amorale, spietata, disprezzante per la dignità umana degli altri. Ma è una sfida continua.

Si immagina che i manifestanti di Minneapolis e di altre città degli Stati Uniti “siano scesi in piazza”, per così dire, per portare a casa il principio che le forze dell’ordine esistano per difendere i nostri diritti umani, proteggere la nostra dignità umana davanti alla legge e garantire la libertà assoluta e le libertà di tutti i cittadini in un contesto democratico – allo stesso modo e senza dare privilegi a nessuno.

Visto dal punto di uno che sta al sicuro, al di fuori dei confini degli Stati Uniti, il sindaco di Minneapolis risulta essere in netto contrasto con il presidente del suo Paese nell’approccio al ripristino di “pace, ordine e buon governo”. Il primo invoca freneticamente la cooperazione degli unici che possono porre fine al caos, mentre il suo presidente riflette che quando “iniziano i saccheggi, si comincia a sparare”. Come se volesse permettere le vendette.

I manifestanti non sembrano avere un ordine del giorno specifico a cui il sindaco e altri possano rispondere. Dovremmo tutti combattere il razzismo. È un obbligo quotidiano di tutti i cittadini. La distruzione malintenzionata delle proprietà del prossimo o di altre minacce al godimento delle proprie libertà rafforza tale obbligo? Le immagini del sindaco in generale non fanno molto per ispirare fiducia nei manifestanti e la loro difesa per un mondo migliore. Non quando la sicurezza è offerta come contrappeso.

Eppure, un Paese in cui, a partire dal fine settimana, si è verificato quasi il 30% di tutti i decessi per Covid-19 in tutto il mondo, ci sono stati oltre 1.000 arresti per prevenire ulteriori violenze. Non, ad esempio, perché le persone stavano cercando un modo per sviluppare un’immunità efficace a una malattia killer o per fornire una cura ad essa. Che ironia che il messaggio al mondo sia: gli Stati Uniti stanno reprimendo i loro cittadini perché credono, come Mao Zedong, 70 anni fa, che la giustizia si trovi nella canna di un fucile, o, come i Bolscevichi più di 100 anni fa, che le bombe Molotov siano preferibili ad uno Stato dove regni il Diritto.

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