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Gli “abbiamo salvato la pelle”, per ora. Poi Vediamo

Gli “abbiamo salvato la pelle”, per ora. Poi Vediamo

TORONTO – È davvero straordinario come la stampa e i media nazionali siano stati così rapidamente sedotti dalla frenesia post-elettorale su (1) quali leader si stiano avvicinando all’immolazione o (2) come il paese affronterebbe le regioni “afflitte” del Canada , visto i risultati della votazione.

Bene, prima di tutto, “le regioni” non si lagnano mai. Alcuni dei nostri cittadini canadesi che vivono lì, o trasferitisi lì, potrebbero aver ceduto al proprio altisonante iperbolico ma, in ultima analisi, la gente ha votato. Alcuni hanno avuto la scelta che volevano, altri no. Le elezioni non si sono tenute sul tema “se non ottengo ciò che voglio, me ne vado”.

Il Quebec, il famoso bambino petulante del Canada, con i suoi 78 seggi elettorali, ha deciso che sarebbe stato servito meglio se 37 di questi seggi fossero andati al Bloc Quebecois. C’era una valida alternativa per loro? Come riferito dall’Angus Reid Institute (ARI), un sondaggista senza fini di lucro e senza affiliazione di parte, il Quebec non sarà stato il solo a prendere una decisione dell’ultimo minuto. Ne parleremo più avanti.

Per quanto riguarda l’Alberta e, in misura minore, il Saskatchewan, otterranno il desiderato oleo/gasdotto. Il governo ha già speso $ 4,5 miliardi per questo e ne spenderà altri sei miliardi in più. Che l’NDP, il Green o il Bloc lo sostengano o no, quanti dei 121 parlamentari del CPC voteranno contro ciò che tutti in Alberta e in Saskatchewan (meno alcune comunità aborigene) vogliono disperatamente? La loro economia ne e’ dipendente.

Data l’assenza di deputati del partito liberale, le due “regioni” non potranno essere rappresentate nel governo. Immateriale. Il nostro sistema parlamentare si basa su un concetto di “governo responsabile”, non “rappresentativo o proporzionale”. Il ramo esecutivo è responsabile alla Camera (il Consiglio dei Ministri propone e la Camera dispone) in cui i cittadini di tutte le regioni sono rappresentati da parlamentari.

Semmai, l’assenza di una forte voce del Gabinetto per far avanzare “gli interessi della Provincia” dà solo una maggiore influenza ai Premiers che di regola hanno più libertà di manovra di quella dei parlamentari. Meglio un Premier forte che un Ministro debole nel Consiglio federale.

La questione della governance è il problema di Trudeau, non delle regioni. E non si tratta di una Unita’ messa in pericolo, nonostante ciò che la stampa e i media hanno da dire … oggi.

Che Trudeau abbia “schivato un proiettile” – questa volta – è confermato dalla relazione dell’ARI che delinea (1) quando gli elettori hanno deciso, (2) quanti “hanno cambiato” idea su chi votare e (3) perché. I numeri dell’ARI suggeriscono fortemente che, alla fine, gli elettori hanno deciso in base alla fedeltà del partito prima, alla piattaforma politica e alla leadership un terzo distante. Una quarta considerazione ancora più distante era il desiderio di mantenere il deputato uscente.

Basta ricordare che i liberali hanno subito le maggiori perdite sia nel voto popolare del 16% (dal 39,4% al 33,1%) sia nei seggi (da 184 a 158). Avrebbe potuto essere molto peggio. L’ARI ha scoperto che il 44% dei votanti liberali non ha deciso di farlo fino all’ultima settimana prima delle elezioni. Il 23% aveva preso in considerazione qualcun altro, decidendo conclusivamente solo il 20 ottobre – ancora piu’ preoccupante per i Liberali, e che il 12% lo ha fatto solo quando sono entrati nell’area di votazione.

Qual è stato il motivo principale del passaggio? A livello nazionale, il 5% voleva mantenere il parlamentare che conosceva. Perché c’erano molti più deputati liberali, per loro la media era del 9%, secondo l’ARI. Nei collegi elettorali in cui le differenze tra primo e secondo erano inferiori a 4.000 voti, il parlamentare ha fatto la differenza per il Partito.

Nei 92 seggi in tutto il paese in cui gli elettori italo-canadesi erano oltre 5.000, Trudeau e il Partito liberale devono alla comunità un grande debito di gratitudine. Sarò cinico, meglio non vivere di speranza che questo avvenga.

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