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Due pesi e due misure: la parità dei diritti secondo il Ministro Lecce

Due pesi e due misure: la parità dei diritti secondo il Ministro Lecce

Due pesi e due misure: la parità dei diritti secondo il Ministro Lecce

Deve esserci qualcosa nell’acqua a Vaughan. Il ministro dell’Istruzione, Stephen Lecce, ignorerà i diritti delle madri e dei cattolici, ma salterà gli ostacoli se i radicali LGBTQ2 + gli chiederanno di “schiaffeggiare” gli amministratori scolastici (Trustee) che osano dare voce al sostegno dei valori cattolici nel Provveditorato agli studi per i cattolici (TCDSB).

Su loro insistenza (tre di loro, almeno uno da Vaughan), ha intrapreso il passo estremamente irregolare e insolito di chiedere pubblicamente al consiglio scolastico del distretto cattolico di Toronto di riaprire la decisione presa dal consiglio di accertare che uno dei loro Trustee, Michael Del Grande, NON aveva violato il codice di condotta per i trustee con la sua scelta di parole e metafore durante un dibattito sull’espressione di genere e l’identità di genere e il dibattito generale alla base del codice morale sessuale.

Lecce avrebbe presumibilmente chiamato al consiglio e ha detto, “riaprite e modificate la decisione”. Normalmente, è illegale per un esponente di governo minacciare o costringere un’altra giurisdizione costituita democraticamente ad agire in un modo particolare. Soprattutto se i denuncianti insoddisfatti della decisione hanno la possibilità di fare altro ricorso. Forse i buoni cittadini che hanno votato per il ministro Lecce hanno un concetto peculiare di una procedura giuridica.

Ad esempio, due madri di bambini in età scolare, residenti a Etobicoke, avevano motivo di opporsi alle molestie e agli abusi verbali che il loro trustee, Markus de Domenico, ha versato su di loro, proseguendo, con insensibile scherno pubblico anche sul suo account Twitter.

Nessuno è venuto in loro aiuto quando hanno presentato reclami ufficiali e hanno cercato di implorare il rispetto che secondo loro i trustee del TCDSB dovrebbero avere per i loro valori e per il loro diritto di essere libere da molestie da parte del loro eletto. Nessuna indagine. Il consiglio, si è incontrato, ha deciso e arrivederci.

Il Corriere Canadese ha ottenuto le copie delle comunicazioni via posta elettronica. Ecco un piccolo esempio del disprezzo che De Domenico mostra per i suoi elettori cattolici: “Sì, quei valori cattolici di odio e fanatismo … non guardo a quei trustee che ammiri per alcuna guida … prendi il tuo odio e vai via. Hai bisogno di aiuto. Non contattarmi più o ti verrà inviata una lettera di cessazione e desistenza dal nostro ufficio legale”.

Le madri si sono rivolte al Mediatore e al Commissario ad interim per l’integrità (IIC) per un riesame. Il Mediatore deve ancora emettere una decisione definitiva. L’ormai ex IIC ha risposto il 5 agosto che non aveva giurisdizione sui reclami precedenti la conferma del suo mandato (28 luglio) inoltre, … “Una volta che il Consiglio ha preso la sua decisione, l’unico ricorso è un riesame giudiziario alla Corte divisionale dell’Ontario (l’enfasi è mia).

Il signor De Domenico non sembra condividere né i valori familiari né il rispetto per il giusto processo. È co-leader (con Maria Rizzo) di una feroce campagna contro il signor Del Grande e l’ortodossia cattolica. Le accuse sulla sua ineleggibilità a candidarsi alla carica sono tantissime. Quindi avrebbe contattato i LGBTQ2 + offrendo di servire come il loro paladino e in cambio il supporto.

Questi poi si sono messi in contatto con i loro simpatizzanti, la deputata Kathleen Wynne (liberale) e Stephen Lecce (conservatore). Cosa hanno in comune? Un’intolleranza per un cattolicesimo che sostiene uno stile di vita diverso dal loro. E a quanto pare una mancanza di rispetto per il “processo giudiziario”. Wynne ha fatto gravi accuse godendo delle disposizioni sull’immunità offertale dalla Legislatura. E Lecce; ha chiesto una consulenza legale?

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