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Dove c’è volontà si trova un modo

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TORONTO – Il governo del Portogallo ha promulgato una nuova legge volta a “regolarizzare i residenti illegali”, secondo le notizie diffuse da Reuters ed AFN. A partire da ieri, tutti i migranti ed i richiedenti asilo – con domande di soggiorno pendenti – hanno ottenuto il diritto di cittadinanza dal governo guidato dal primo ministro socialista, Antonio Costa.

Secondo il rapporto della Reuters, Claudia Veloso, portavoce del Ministero degli Interni, ha giustificato la misura affermando che “le persone non dovrebbero essere private dei loro diritti alla salute e al servizio pubblico solo perché la loro domanda non è ancora stata elaborata”. Soprattutto quando hanno contribuito ai servizi di salute e sicurezza, durante la loro residenza contestata.

Che bella novità. Si tratta di una questione che sembra essere sfuggita all’immaginazione dei responsabili della politica canadese, dei dicasteri per i rifugiati e l’immigrazione e degli uffici dei rispettivi ministri.

No, non stiamo contestando uno di loro in particolare. Jason Kenney, per esempio, si rifiutò di mettere in regola i “lavoratori irregolari” o “senza documenti” per anni. Fece eccezioni per i condannati come Conrad Black, ma avrebbe coinvolto la Canadian Border Services Agency nelle attività di espulsione dal Paese, quando si trattava di lavoratori edili portoghesi. Il suo successore, Chris Alexander, era altrettanto disinteressato.

Nessuno dei due avrebbe adoperato i mezzi a disposizione dei rispettivi dicasteri ministeriali, in particolare, quelli cosidetti “discrezionali” e di “valutazione sostituitiva” per normalizzare lo status delle persone che sono qui, sono necessari e sono già integrati. Hanno invece insistito sull’imperativo linguistico, anche se le loro esigenze di lavoro e i loro datori di lavoro non ne vedevano la necessità.

Tre ministri successivi, partiti diversi, ma stessa politica. L’attenzione si è spostata dall’immigrazione all’integrazione dei rifugiati. John McCallum tentò di regolarizzare “i senza documenti” con un progetto-pilota limitato. Dopo il suo trasferimento in Cina, il suo sostituto Ahmed Hussein, un ex rifugiato, ha annullato tutte le iniziative in corso.

Infatti, durante il suo mandato, l’immigrazione dal Portogallo, dall’Italia, dalla Polonia e da altre aree tradizionali di emigrazione europea in Canada si è praticamente fermata, a favore di chi proveniva dall’Africa e dall’Asia.

Lui ed i suoi colleghi sono stati contestati da un’organizzazione chiamata ‘Comitato dei lavoratori non documentati’ il cui attivismo risale agli ultimi anni dell’amministrazione Chretien.

Inutilmente. Il sostituto di Hussein, Marco Mendicino, figlio di immigrati, dopo qualche promessa iniziale incoraggiante, ha deciso per lo status quo.

Ora il Portogallo, un Paese la cui popolazione è solo il 28% di quella del Canada – 10 milioni e mezzo di abitanti, secondo l’ultimo censimento – e con un PIL di 217,6 milioni di dollari statunitensi, sta mostrando al Canada come si deve fare. La signora Veloso ha detto “in questi tempi eccezionali, i diritti dei migranti devono essere garantiti”. Ciò dovrebbe includere l’accesso al sussidio di disoccupazione ed alle prestazioni pensionistiche.

Il Portogallo è Paese natìo per migliaia di lavoratori privi di documenti nei settori industriali, dell’edilizia e dei servizi residenziali. Questi “canadesi irregolari” sono ora a rischio economico. Ieri i contagiati da Covid-19 in Portogallo erano 6.408 – lo 0,0623% della popolazione. In Canada, i contagiati erano ieri in totale 7.297, pari allo 0,0197% su 37.000.000 di abitanti.

Il ministro degli Interni portoghese, Eduardo Cabrita, ha spiegato alla Reuters che “è dovere di una società solidale – in tempi di crisi – garantire che i cittadini migranti abbiano accesso alla salute ed alla sicurezza sociale”.

Allora, Ministro Mendicino, il Canada è una di quelle società?

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