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Danni collaterali nel giornalismo e nella politica

Danni collaterali nel giornalismo e nella politica

Danni collaterali nel giornalismo e nella politica

TORONTO – C’è una vera e propria bufera di statistiche, di “informazione”, di “scienza”, e ora di programmi governativi per affrontare le inevitabili conseguenze sulle nostre fondamenta economiche, che ha reso “difficile vedere la foresta per gli alberi”. Chi vuole correre rischi con un nemico spietato ed invisibile?

Non dovremmo mai abbassare la guardia. La nostra analisi di coloro che ricoprono posizioni di autorità siano essi consulenti scientifici, economisti o strateghi politici dovrebbe sempre operare al massimo. Le istituzioni che definiscono la nostra società dipendono da esso.

Supereremo il Covid-19. Nonostante lo stress che pone sul nostro sistema, non dovrebbe mai imporci che l’abbandono delle procedure decisionali. Occorre che stampa e media siano vigili, poiché hanno un ruolo vitale in questo senso. Così fanno i partiti politici. Entrambi hanno il dovere di criticare e informare. Se non lo fanno, chi lo farà? Gli “yahoo” che manifestano davanti a Queen’s Park sollecitando una fine immediata al “blocco”?

Ci aŽffidiamo a una stampa e ai media premurosi e informati, penetrando nella loro analisi per tenerci informati e la nostra leadership fedele ai suoi obblighi. Ci vogliono risorse. Il governo ha finalmente cominciato a riconoscerlo e, a suo merito, si sta muovendo in quella direzione. Ma non dovrebbe mai aspettarsi ossequiosa disponibilità ai suoi fini di parte.

Detto questo, una scansione dei titoli e delle storie nei media mainstream canadesi fa sorgere una domanda su dove ottengono i loro fatti e come stabiliscono le priorità nel presentare “le notizie del giorno”. Essi godono di risorse che i quotidiani come il Corriere Canadese possono solo sognare – e poi solo se sono ubriachi e drogati.

Ad esempio, la rete nazionale canadese, durante il primetime la scorsa settimana, segnalò che l’Italia aveva testato quasi 1.000.000 di abitanti per il Covid-19. Infatti, aveva già testato oltre 1,5 milioni – 50% in più rispetto a quanto indicato nelle “notizie”. Tale imprecisione, lassista e cavalleresca, potrebbe essere perdonabile se non fossimo nel bel mezzo di una pandemia, sia biologica che psicologica. Purtroppo, siamo tutti diventati esperti su come non fare le cose quando attanagliati dalla paranoia. Il modo in cui reagiamo alle inevitabili espressioni pronunciate dagli abitanti di un mondo che abbiamo cercato di lasciarci alle spalle secoli fa si parlerà più di quanto a qual punto siamo arrivati.

Per esempio, i pubblicisti di un grande periodico hanno concentrato la loro analisi e sdegno sulla competenza del Leader (ad interim) dell’ Opposizione UŽfficiale per aver insistito sul fatto che il Parlamento del Paese rimanesse aperto e funzionale – in una forma o nell’altra – in un tempo di crisi. Immaginatelo!

Hanno anche sostenuto che avrebbe dovuto essere immediatamente sostituito perché loro, membri della stampa, pensavano che Lui avesse mancato nel non licenziare un deputato illustre sconosciuto del gruppo parlamentare conservatore per le sue critiche alla dottoressa Tam, Chief Medical OffiŽcer del Canada, quelle che essi hanno interpretato come motivazioni razziste.

Ma perché sprecare parole e carta su qualcuno che non ha condiviso tali opinioni, che è “sulla via d’uscita” e non ha il potere di espellere nessuno? A meno che quegli “scarabocchi” non indichino che forse il Leader – anche se ad interim- non se ne va.

Ho le mie convinzioni politiche. Non si allineano con quelle del leader dell’opposizione uffiŽciale – ma nell’attuale vortice di processi e politiche chissà dove andremo a finire? Se sei settimane fa qualcuno avesse potuto immaginare un governo liberale/ conservatore – federale o provinciale – avrebbe aumentato un pacchetto di spesa previsto di almeno il 25% e che nessuno avrebbe pronunciato una sbirciatina? Qualcuno ricorda la favola del grillo e della formica?

Modestamente parlando, dal mio punto di vista, giornalisti solidi potrebbero essersi precipitati a fianco dei concorrenti alla leadership conservatrice per chiedere un loro parere, e come avrebbero reagito, se il licenziamento della dottoressa Tam fosse legittimo. Potrebbero anche chiedere al Primo Ministro se sia ancora d’accordo con il suo ex Ministro della Salute– Jane Philpott (che ha licenziato per motivi non correlati) quando ha raccomandato la dottoressa Tam per quel posto.

Dove sono quei “leader” conservatori? Se dovessi giudicare da quanto emerge dai documenti ottenuti dalla Corte Superiore di Giustizia dell’Ontario (datati 2020/04/13), e disponibili a chiunque, essi sono impegnati a cercare di ottenere “il massimo premio” attraverso la Corte, non attraverso il dibattito pubblico e il consenso di tale.

A proposito, sembra che “il partito” – per volere di qualcuno– possa aver cospirato per far squalificare il signor Jim Karahalios come candidato, anche se aveva soddisfatto tutti i requisiti prima della data limite. Apparentemente (un)altro(i) candidato(i) fece(ro) eccezione alla sua caratterizzazione del presidente della raccolta fondi per un altro campo.

Il Magistrato Perell, in una determinazione lunga di 17 pagine, sembra finora schierarsi con il signor Karahalios. Lo sapremo con certezza quando le parti rappresenteranno il loro caso in tribunale il 14 maggio prossimo.

Non si può fare a meno di chiedersi se questo sia il motivo per cui alcuni degli scribi di cui sopra hanno preso a sostenere una rapida votazione sulla Leadership.

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