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COVID-19: le conferenze stampa, un’occasione per auto-congratularsi

COVID-19: le conferenze stampa, un’occasione per auto-congratularsi

COVID-19: le conferenze stampa, un’occasione per auto-congratularsi

TORONTO – Come un ingenuo, anch’io ho aspettato con il fiato sospeso, che il dramma si svolgesse nelle conferenze stampa di venerdì. Eravamo stati avvertiti di una “grande rivelazione”, il modello su cui sia i governi provinciali che federali del Canada si sono adati mentre sviluppano strategie per combattere il coronavirus. Il “modello”, ci è stato detto, rischiava di gettarci nel panico.

Poiché voglio essere positivo ed educato, mi mordo la lingua. La Schulich School of Business è stata incaricata di progettare il “modello”. I suoi risultati ed il messaggio sono stati: se i “governi” non avessero adottato le misure attualmente in vigore, avremmo potuto subìre un tasso di mortalità tra 3.000 e 15.000 vittime. In una tipica stagione influenzale, possiamo aspettarci 1.500 morti solo in Ontario. Siamo a 277 in Canada e 119 in Ontario al momento della scrittura, 23 di loro in un ospizio a Bobcaygeon.

Ma gli “esperti” ci hanno detto che Covid-19 è dieci volte peggio dell’influenza con cui siamo “familiari”. Quindi, dovremmo anticipare le vittime nell’intervallo di 3,000 e 15,000? Bene… Non necessariamente. Si tratta di “proiezioni” basate su valutazioni speculative di “dati disponibili”. Per ragioni che parlano di governo e supervisione, non c’è molto “disponibile” in Ontario, o in Canada.

A Milano, il presunto epicentro europeo, originariamente, dell’epidemia di Covid-19, il sistema medico si chiedeva giustamente perché il numero di decessi associati al corona virus fosse aumentato del 240% rispetto all’anno precedente. Nel tentativo di comprendere il comportamento di questo nuovo virus, hanno sviluppato un metodo di test affidabile e un meccanismo di segnalazione che ha permesso loro di sondare un campione demografico abbastanza ampio per “convalidare” ipotesi scientifiche, a cominciare da coloro che sembravano essere più bisognosi.

In secondo luogo, hanno riferito le loro conclusioni nel modo più trasparente, in modo che i titolari di cariche pubbliche potessero nel frattempo eseguire le opportune azioni preventive. In parole povere: evitare l’infezione a qualsiasi costo. Come? Stare lontani dalle persone, sempre, e lavarsi le mani, spesso. Gli scienziati medici di “laboratorio” avrebbero lavorato a soluzioni (almeno tre mesi di distanza), mentre gli scienziati matematici (ingegneri) sviluppavano modelli di monitoraggio. L’affidabilità (utilità) di tali modelli dipende dalla coerenza, dal rigore, la qualità e la frequenza dei dati inseriti.

Insoddisfatto delle informazioni fornite dai presentatori in conferenza stampa, mi sono rivolto, ancora una volta, a organizzazioni che forniscono tale tipo di dati da due mesi, senza preoccuparsi dei timori che avrebbero potuto generare: il modello Johns Hopkins (CSSE), l’Organizzazione Mondiale della Sanità e tre (3) dei quotidiani italiani – Repubblica, Sole 24 Ore, Corriere Della Sera – che si basavano anche sui dati forniti, quotidianamente, dalle loro Agenzie Sanitarie Nazionali a entrambe le organizzazioni. In tempo reale, potrei aggiungere.

Il primo problema da affrontare è il numero di persone – ogni 1.000 abitanti – a rischio di contrarre il Covid-19 o confermato come aver contratto il virus. Tenendo presente che c’è un ritardo sino a due settimane che può avere un impatto sui rapporti, tra un ampio campione di Paesi europei i dati suggeriscono che, sino ad ora, il tasso di incidenza di infezione è da tra lo 0,9 per 1,000 e il 2,50 per mille.

Ecco il campione espresso come numero per/1.000: Paesi Bassi, 0,9; Portogallo, 0,98; Germania, 1,09; Francia, 1,28; Italia, 2,0; Svizzera, 2,2; Spagna, 2,5. Per i Paesi “anglosassoni”, tale rapporto è il Canada, 0,34; la Gran Bretagna, 0,58 e gli Stati Uniti, 0,84. Questi ultimi tre non avevano condotto alcun test significativo, sino a poco tempo fa.

Secondo il World Population Review (USA), l’Italia ha il secondo miglior sistema sanitario del mondo, la Gran Bretagna si colloca 18esima, il Canada 30esimo e gli Stati Uniti 37esimi. Dove sono andati i designer di Schulich per il loro “modello”?

Tutti e tre i quotidiani italiani hanno riprodotto grafici e dati in tempo reale, suddividendo i numeri in (1) casi confermati (dove e quando); (2) decessi; (3) ancora sotto osservazione (a domicilio o terapia intensiva); (4) rilasciati/guariti e (5) un totale per riconciliare i primi quattro. Per quanto riguarda i defunti, il numero è ulteriormente ripartito per età, sesso ed il numero e tipo di patologie preesistenti.

La maggior parte delle persone si riprende una volta infettate, oltre il 90%; ma è ancora presto per estrapolare – con sicurezza – il rapporto tra infetti e guariti; ancora una volta, a causa della mancanza di affidabilità dell’immissione dei dati. Il vuoto genera sospetto e paura.

Se il Premier Ford e/o il Primo Ministro Trudeau vogliono spaventare i beejeezus fuori dalla popolazione, possono citare questi dati: Bobcaygeon Nursing Home, 65 residenti, 23 decessi (35% tasso di mortalità). Oppure, se vogliono essere responsabili, basta notare che il sistema sanitario – utilizzando il modello italiano, come esempio – è in grado di mantenere in vita gli anziani se hanno tre condizioni preesistenti o meno.

Nulla batte la prevenzione. Fino a quando non saranno disponibili trattamenti farmaceutici ecaci, vale la pena tenere le conferenze stampa solo se ci dicono le circostanze attenuanti (ad esempio, la disponibilità e la distribuzione di dispositivi di protezione personale o ventilatori per la terapia intensiva) che i governi sono pronti a discutere.

Nel frattempo, bisogna rimanere a casa e lavarsi spesso e per bene le mani.

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