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Cosa sarà della Gran Bretagna fuori dall’Europa?

Cosa sarà della Gran Bretagna fuori dall’Europa?

Cosa sarà della Gran Bretagna fuori dall’Europa?

TORONTO – Ci sono volute tre elezioni e tre anni di vani tentativi sotto la guida della tentennante e debole Primo Ministro Theresa May – che non ha convinto i legislatori Inglesi a raggiungere un accordo con l’Unione Europea – per completare la Brexit che il 52% degli elettori approvò con il Referendum del 2016.

Finalmente, la scorsa settimana, gli elettori della Gran Bretagna (Inglesi, Scozzesi e Irlandesi del Nord) hanno dato mandato al nuovo Primo Ministro Boris Johnson di portarli fuori dalla Unione Europea dando al partito conservatore una decisiva maggioranza di 75 seggi, più ampia della vittoria di Margaret Thatcher nel 1987.

Boris Johnson è stato fortunato e si gode la luna di miele, perché secondo i pundits l’elezione era tutta da perdere. Il partito conservatore al governo da 10 anni era esausto e diviso. L’economia è in stato di stallo, i salari stagnanti e la vicenda della Brexit è stata un farsa con i deputati conservatori che un giorno approvavano il piano della May per votare contro il giorno dopo, e non soltanto una volta.

Johnson è stato aiutato altresì da Jeremy Corbin, leader del partito laburista che, a causa della sua impopolarità e la posizione ambigua sulla Brexit, ha perso le elezioni con il risultato peggiore da tempo immemorabile.

In aggiunta, Corbin ha presentato agli elettori un manifesto fortemente orientato verso l’intervento pubblico nell’economia, possibile oggetto di dibattito in una elezione “normale”, mentre per gli elettori il problema era la Brexit e solo la Brexit.

Ora però Boris Johnson ha bisogno di molta fortuna per un veloce accordo con l’Unione Europea sui rapporti che seguiranno l’uscita dall’unione che sia accettato da tutti i britannici.

Johnson ha detto faremo tutto in un anno e alla fine del 2020 sarà tutto portato a termine. Tutto semplice? Tutti felici? Non proprio.

Dopo l’euforia per la sfavillante vittoria, si comincia a leggere tra le righe o a leggere il “fine print”, come si dice in inglese, perché il diavolo sta nei dettagli.

I giornali nostrani non la pensano come Johnson. Il Globe and Mailscrive “U.K. election highlights deep divide in the region”.

Più duro lo Star secondo cui Johnson sarà aggrovigliato nel suo tessuto di menzogne, “Johnson will get tangled in his web of lies”. Johnson durante le elezioni diceva “let’s get the Brexit done” cioè facciamola subito, senza se e senza ma ed ha vinto. Secondo lo Star questa è una bugia perché ci vorranno anni prima che le trattative con l’Unione Europea saranno portate a compimento.

Altra grana è la vittoria del Partito Nazionale Scozzese che ha vinto 48 dei 59 seggi in palio mentre i conservatori sono stati sconfitti anche perché con lo scarso senso diplomatico che lo contraddistingue Johnson, durante la campagna elettorale, ha proclamato che non ci sarà un nuovo referendum in Scozia perché la questione fu decisa dal referendum del 2014, quando il 55% degli scozzesi votarono contro la secessione.

Il Primo Ministro scozzese, Ms. Nicola Sturgeon, non è d’accordo ed insiste che con la Brexit è cambiato tutto e che la maggioranza degli scozzesi vogliono restare in Europa e hanno il diritto di scegliere il loro futuro. Potrà Johnson imporre il suo dictat alla Scozia? Difficile, secondo l’opinione degli accademici.

Per il Prof Simon Hix della London School of Economics, se Johnson negherà il referendum potrebbe trovarsi tra le mani una patata bollente come la Catalogna che tante angosce sta procurando alla Spagna perché, senza accettabile via di uscita. Il Prof. Patrick Dunleavy, della London School of Economics, è della stessa opinione e pensa che si andrà verso un grosso scontro costituzionale.

Nell’Irlanda del Nord, il partito pro Brexit alleato dei conservatori ha subito una dura sconfitta mentre l’Alliance Party e il Social Democrat and Labour Party pro europei hanno vinto seggi ed appoggiano l’unificazione con l’Irlanda.

C’è infine il problema dei seggi vinti da Johnson nei distretti operai del Nord da sempre feudo del Labour. I lavoratori disoccupati vogliono il lavoro con il ritorno dell’industria manifatturiera. Si accontenteranno della infinita filastrocca della Brexit?

Johnson ha bisogno di fortuna, però è prudente. Che si allacci le cinture.