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Coney Barrett: candidata sostanziale, non una leggera “radical chic” 

Coney Barrett: candidata sostanziale, non una leggera “radical chic” 

Coney Barrett: candidata sostanziale, non una leggera “radical chic” 

TORONTO – Ci stiamo muovendo in uno spazio politico preoccupante. Non sembra più essere un asset mantenere le opinioni sopravvissute con il passare del tempo o superate le prove di vita misurate nel corso delle generazioni.

Oppure, se si hanno opinioni radicate nella filosofia, nella storia, nella legge o nella convenzione codificata, possono essere prese di mira come non in sintonia con le persone “radical chic” (autodefinite aggiornatissime). Queste ultime sono abili a evocare qualsiasi vocabolario per mascherare la loro alternativa conveniente – il “tutto va” – a una “libertà espressa in un contesto strutturato” – la Costituzione.

E poi la solita partigianeria inevitabilmente offusca le valutazioni di competenza, la capacità di contestualizzare i temi da esaminare o di valutare il merito di cui è dotato il candidato per la posizione. Ma questa non dovrebbe essere la lente attraverso la quale dovremmo però valutare i nostri guardiani del Diritto.

Così è con la giudice Amy Coney Barrett (nella foto), le cui udienze di conferma per la sua nomina alla Corte Suprema negli Stati Uniti sono iniziate lunedì.

Le sue testimonianze parlano di una “mente brillante” e di un essere umano eccezionale. Dottoressa di giurisprudenza all’età di 30 anni, ora madre 48enne di sette (tre adottati – due sono haitiani), è propagandata come docente superlativa e studiosa impeccabile.

Per alcuni, è Super-giudice, scrupolosamente meticolosa, penetrante dei fatti e dedita alla chiarezza di espressione. Eppure, pur riconoscendo di lavorare diligentemente, dice: “Non lascerò mai che la legge definisca la mia identità o ingombri il resto della mia esperienza”. È “una persona a tutto tondo”.

Nella più serena delle apparenze [davanti alla commissione di conferma dei senatori], la giudice Barrett ha presentato i suoi figli e il marito, poi ha voluto precisare che i suoi genitori “modellavano per me e per i miei sei fratelli una vita di servizio, di principio, di fede e d’amore”.

Ha una bussola morale – è cattolica. Questo è un problema per i “progressisti” ovunque nel mondo. I Cattolici rappresentano l’unico gruppo religioso ancora deriso in molti circoli e un bersaglio “del giorno” sempre per i politici partigiani la cui capacità craniale per discutere questioni del giorno con vocaboli più elaborati del gergo impiegato nei “talking points” tende verso l’estremità inferiore della scala.

La senatrice democratica della California, Dianne Feinstein, di fede ebraica, ha messo in dubbio la sua capacità di separare la sua religione dal Diritto. Di solito, questo è gergo per chi è accusato di “non sostenere le posizioni pro-aborto o LBGQT2”. La giudice Coney Barrett non si è piegata, sottolineando di credere “nel potere della preghiera”.

Però da giudice, ha fatto riferimento a ciò che ha imparato, e sposato, dalla guida e della filosofia del suo mentore, l’ex giudice capo, Antonin Scalia, che “un giudice deve applicare la legge come scritta, non come un giudice volesse che sia”.

“A volte questo approccio significava raggiungere risultati che non gli piacevano”, ha detto aggiungendo che “questo è ciò che significa dire che abbiamo un governo di leggi, non di uomini”. Queste leggi esistono nel contesto di un quadro costituzionale che nonostante le erosioni volute dal passar del tempo vale ancora.

Non dovrebbe essere importante che l’unica “macchia” sulla nomina della giudice Coney Barrett sia “la qualità” del suo nominatore lui non ne ha, ma lei sì, eccome!

Data l’influenza che la giurisprudenza americana ha sul mondo anglofono, il Senato può farci un favore confermando la sua nomina.

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