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Cinque Stelle: la base si allontana ecco la nuova clamorosa batosta

Cinque Stelle: la base si allontana ecco la nuova clamorosa batosta

Cinque Stelle: la base si allontana ecco la nuova clamorosa batosta

TORONTO – Un calo netto era nell’aria, ma nessuno avrebbe ipotizzato una tracollo di queste dimensioni.

A ventiquattrore dal voto il Movimento Cinque Stelle si lecca le ferite dopo la batosta subita alle elezioni regionali in Sardegna. Mentre non sono ancora state scrutinate tutte le sezioni, il dato del candidato governatore grillino Francesco Desogus si aggira attorno all’11 per cento.

Per capire le dimensioni dello scivolone pentastellato basta pensare che un anno fa, alle elezioni politiche del 2018, il M5S fu in grado di raccogliere oltre il 42 per cento dei voti in Sardegna.

Nel giro di dodici mesi, il Movimento ha registrato una perdita di oltre il 30 per cento dei consensi. Il dato è allarmante e conferma le difficoltà già venute a galla due settimane fa con il voto in Abruzzo, dove il partito ha visto dimezzare i voti rispetto alle elezioni dello scorso anno.

Il M5S ha cercato di minimizzare – come fatto in precedenza – ribadendo la differenza tra un voto per le politiche e uno per le regionali. Un ragionamento che in parte si può pure condividere, ma che allo stesso tempo porta a uno svilimento del reale significato di questa consultazione: la disaffezione, l’allontanamento di una parte consistente della base.

Che evidentemente non ha accolto con troppo entusiasmo l’alleanza di governo con Salvini, che osserva esterrefatta alla schizofrenica politica estera dell’esecutivo (scontro con la Francia, muro contro muro con l’Unione europea), che non condivide il giro di vite sulla sicurezza e sui migranti, che è preoccupata per i campanelli d’allarme sull’economia italiana, che non accetta il “salvacondotto” garantito a Salvini attraverso il voto sulla piattaforma Rousseau.

Allo stesso tempo, è evidente come un’altra parte dell’elettorato pentastellato abbia virato a destra, votando per la Lega.

I vertici del M5S, invece di minimizzare, dovrebbero cercare di capire le ragioni di questa repentina disaffezione: non facendolo, si comporterebbero esattamente come Matteo Renzi nella scorsa legislatura.

E sappiamo tutti benissimo come è andata a finire.