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Cauto ottimismo: collegamento Canada e Italia su cura per il Covid-19

Cauto ottimismo: collegamento Canada e Italia su cura per il Covid-19

Cauto ottimismo: collegamento Canada e Italia su cura per il Covid-19

TORONTO – Ultime notizie: una possibile cura per sconfiggere l’appetito vorace del Nuovo Coronavirus. Buone notizie: i brevetti sono stati registrati a Washington (DC) USA, Italia, Inghilterra e Canada; e i protocolli di prova sono sottoposti alle discipline mediche delle università e degli ospedali partecipanti di quei Paesi finora, Oxford (Regno Unito) Concordia (Canada) e Italia.

Queste notizie battono le conferenze stampa semi-inutili e quotidiane svolte dalla leadership politica canadese per spiegare le dimensioni e le fluttuazioni del Covid-19, il numero degli infetti, dei moribondi e dei sopravvissuti. Questo esercizio sembra una gara a chi racconta chi sta perdendo di più.

Giunge come una “boccata d’aria fresca” per la stampa ed i media italiani che lunedì erano pieni di storie sulla scoperta di un potenziale vaccino al Covid-19 appena annunciato, forse simbolicamente il giorno dopo la Pasqua, dal dottor Giacomo Rossi. Il dottor Rossi è un professore 52enne, specializzato in scienze veterinarie presso l’Università di Camerino, dove cappeggia un gruppo di ricercatori presso la Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria (Unicam). L’Università “boutique” gode la reputazione d’essere la prima in Italia tra quelle con meno di 10,000 studenti registrati.

Gli studi del Dott. Rossi hanno esaminato i primi dati disponibili da Wuhan, Cina, e dalla ricerca dei suoi collaboratori in un correlato, e letale, coronavirus manifestato tra i felini. La teoria originale sarebbe che se un virus saltasse da una specie (pipistrelli, serpenti) ad un’altra, allora potrebbe esserci qualcosa da imparare da come il virus potrebbe interagire con la struttura cellulare di altre ancora. La sua ricerca ha attirato l’attenzione di uno scienziato, ricercatore e imprenditore canadese, Francesco Bellini, co-fondatore di Biochem Pharma in Québec.

Certamente, i dati riportati dalle zone infette in Italia sono stati suffcientemente documentati per ispirare curiosità e perché meritino un’indagine. Quindi la corsa a segnalare i numeri ha assunto un aspetto diverso.

Questa è un’altra gara. Per parafrasare Claudio Pettinari, Presidente di Unicam, “dobbiamo allocare i nostri più celebri esperti e le più importanti competenze nella corsa per trovare soluzioni che possano produrre i migliori risultati in benefici per la salute globale”. La Heart Institute Foundation di Montreal e il Canada Science Technology and Innovation Council stanno collaborando.

Diversi ospedali americani e canadesi hanno già – negli ultimi tre giorni – firmato per valutare i risultati e condurre delle prove. Il processo americano per queste sperimentazioni cliniche è in genere più accelerato di quello europeo, portando alcuni ad ipotizzare che “entro un mese potremmo avere i primi risultati” da cui valutare la legittimità scientifica delle nostre ipotesi. Ad oggi, il processo che riguarda gli intercettori e il modo di introdurli nel rapporto virus-ospite sembra proceda in laboratorio.

Questo è un primo passo indispensabile – ma solo un primo passo – per sviluppare una terapia di immunizzazione e/o cura farmaceutica per sconfiggere il virus del secolo. È necessario; ma non possiamo abbassare la guardia. Mantenere la distanza e lavarsi le mani.

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