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Pace per chi è stanco e affaticato

Pace per chi è stanco e affaticato

chiesa2000Pace per chi è stanco e affaticato

di Lino Sartori

Lo so che in Canada il primo di Novembre non è un giorno festivo, ma questa ricorrenza è troppo carica di significato perché non ci si fermi pochi minuti a riflettere su qualche tema importantissimo per la nostra vita. È meraviglioso che La Chiesa universale abbia inventato questa festa, per invitare tutti, oggi in modo particolare, a pensare che anche in questa vita terrena, così carica di problemi, tensioni e sofferenze, noi possiamo trovare la pace, la pace vera, quella che dà finalmente serenità e sicurezza. Se osserviamo i fatti del mondo, anche in questi giorni, è facile essere presi dallo sconforto o addirittura dal pessimismo, perché i mass media ci parlano solo di cose negative.

Ora, che le cose negative ci siano e siano purtroppo molte, ci vuole poco a capirlo. In particolare ne segnalo tre, che fanno davvero preoccupare: la guerra atroce in Siria, il fenomeno inarrestabile dei migranti che soprattutto l’Italia meridionale sta accogliendo in modo esemplare quando non addirittura eroico, e i terremoti che continuano a far tremare la parte centrale della mia e nostra Italia. Ora, nonostante queste atroci calamità, che non sono tutte dovute al destino o al caso o alle leggi di natura, la Chiesa ha il coraggio di darci un messaggio che va contro corrente: “Venite a me voi che siete stanchi e affaticati e io vi darò riposo”. Non sono uno slogan pubblicitario, ma parole che ha pronunciato Cristo stesso. Allora la domanda che ci facciamo è: quale può essere il riposo che il Signore ci può dare? Si tratta, forse, del riposo eterno dopo la nostra morte? Beh, vi confesso che a me non dispiace sapere che, dopo i miei giorni su questa terra, anch’io potrò magari essere in compagnia dei miei genitori, fratelli e di tutti quei milioni di uomini e donne che mi hanno preceduto nei secoli e che chiamiamo santi. Sono fermamente convinto che c’è una continuità di vita, che durerà per sempre nell’eternità. In questo mio convincimento sono sostenuto non solo dalla fede cristiana, ma oggi perfino anche dalla scienza, dalla fisica quantistica. Ma non voglio affrontare ora questo tema. Quando parlo del riposo che Cristo garantisce a quelli che si avvicinano a Lui, io penso al riposo qui, su questa Terra, ora mentre sono vivo. È un riposo che dà serenità, perché aiuta a vedere le cose, i fatti e i problemi in un altro modo.

Occorre, però, che noi facciamo la nostra parte. Per meritare questo riposo, dobbiamo essere saggi, come si legge nel libro biblico della Sapienza, cioè dobbiamo saper guardare le cose secondo il loro giusto posto. Mi spiego. Nelle nostre giornate spessissimo diamo importanza eccessiva a cose che non la meritano affatto. Ad esempio, se la nostra automobile ha un problema, siamo in ansia finché il meccanico non ce la ripara; o se il fatturato della nostra azienda non ha raggiunto il livello che a gennaio ci eravamo ripromessi, pensiamo subito alla crisi; oppure se il Natale è senza neve, allora diciamo che la stagione non è bella, e così di seguito con una infinità di altre cose. Ecco che cosa, invece, significa essere saggi: vuol dire che dobbiamo imparare a dare alle cose il peso che meritano; dobbiamo farci una scala di valori, e mettere al top i valori più importanti, altrimenti ogni piccola contrarietà, che sicuramente prima o poi capita, ci getta nella desolazione e nello sconforto e così consumiamo giornate e giornate a bruciare energie: siamo come un motore acceso che gira in folle senza andare avanti. Da chi dipende saper fare una scala di valori che sia veramente giusta e adatta a vivere una vita serena? Ancora una volta, dipende solo da noi, perché siamo noi che dobbiamo prendere in mano la nostra vita e guidarla non secondo quello che ci dicono le mode o le tendenze, ma secondo i valori che davvero contano. Dobbiamo fare come quando guidiamo l’automobile, almeno in Italia. In moltissime strade nei due lati ci sono tanti cartelli pubblicitari; ora, se il conducente si distraesse a leggere ogni cosa che è scritta, andrebbe sicuramente a finire male; ma se, invece, tiene lo sguardo dritto, allora è sicuro che arriverà a destinazione.

Lo stesso accade nella nostra vita di tutti i giorni: se ci lasciamo distrarre dalle mille cosucce che succedono, perdiamo di vista i nostri veri obiettivi, i grandi valori che ci devono guidare. Se, quando sono a tavola con la mia famiglia per cenare, uso anche il tablet o lo smartphone anziché parlare serenamente con i miei familiari (cosa che osservo in molte circostanze), faccio male sia allo stomaco che, soprattutto, alla mia vita di relazione familiare. Ecco che cosa può volere dire la frase di Cristo: “venite a me voi che siete stanchi…”. Traduco così: impariamo a dare alle cose il giusto peso; fermiamoci dalla nostra corsa frenetica e respiriamo; guardiamo anche il cielo, i panorami, i fiori e gli animali e rendiamoci conto che apparteniamo tutti ad una sola e stessa famiglia: la famiglia umana, la famiglia dei figli di Dio.

(Venerdì 4 novembre 2016)

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