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Madre Teresa e i bambini

Madre Teresa e i bambini

Madre Teresa e i bambini

di Lino Sartori

Uno dei mali, che vedo diffondersi sempre più nel nostro tempo, è quello del “compra e prendi”: cash & carry. È una pessima abitudine che abbiamo imparato andando a fare la spesa nei supermarket: si entra, si cerca negli scaffali la merce che più ci piace scegliendola tra tante marche disponibili, poi si va alla cassa, si paga e si consuma.

A che cosa mi riferisco? All’abitudine, sempre più estesa, di prendere le parti o i pezzetti che ci comodano da una persona o da un pensiero e, quindi, anche dalla religione, e tutto il resto lo si rifiuta perché è scomodo. Per esempio, finché papa Francesco parla della giustizia sociale o dell’amore per l’ambiente, tutti lo applaudono; ma quando lo stesso papa dice che i cristiani non devono essere persone mollicce, cristiani “da pasticceria” – alludendo agli impegni concreti che essi devono assumersi di fronte ai problemi attuali – allora il papa perde vistosamente consensi.

Lo si è fatto anche con papa Giovanni Paolo II a proposito della sua insistenza sulla morale sessuale, o sul celibato dei sacerdoti o sulla comunione dei divorziati, eccetera. Cioè ci stiamo formando una coscienza che accomoda tutto, che prende quello che piace e rigetta quello che non piace. La stessa cosa è successa e continua a succedere con santa Teresa di Calcutta a proposito della sua insistenza sul fenomeno dell’aborto, che Lei definì “il più grande distruttore della pace, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa”. L’aborto – non dimentichiamoci – fa ogni anno più morti di quelli che la tremenda seconda guerra mondiale (la peggiore calamità distruttiva di tutta la storia dell’umanità) ha causato in quasi sei anni: 50 milioni.

A dirlo è l’Organizzazione mondiale della sanità: circa 56 milioni di aborti all’anno, secondo i dati del maggio 2016! Se ci pensiamo, solo per aborto muoiono ogni anno tante persone quanti sono gli abitanti di tutta l’Italia, oppure due volte quelli del Canada.

Proviamo ad immaginare anche lo spazio: ogni anno mancano  dal pianeta Terra le persone che possono abitare una nazione come l’Italia o due nazioni come il Canada!  Cifre da  rabbrividire! Ebbene, madre Teresa ebbe il coraggio non solo di denunciare questa tragedia in tutte le circostanze in cui le fu dato di parlare, ma soprattutto indicò il metodo per eccellenza che può risolvere questo disastro: fare in modo che ogni bambino, come ogni persona, sia desiderato, voluto, amato.

Seguiamo il ragionamento, breve, che fa la stessa madre Teresa: “Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché, se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me?” Ecco come stanno davvero le cose. Se una madre ha il coraggio (che coraggio tremendo, audacissimo, tragico al massimo!) di uccidere (questo è il verbo giusto: uccidere) il figlio che porta in grembo, come sarà possibile evitare che le persone adulte si uccidano tra di loro?

Se viene ucciso un innocente (che male ha fatto il figlio nascituro per essere condannato a morte, per di più da sua madre?), come si potrà impedire che gli adulti si uccidano fra di loro, magari per ragioni economiche, di espansione, di prestigio? Madre Teresa, come si capisce dalle sue parole, non usa mezzi termini; essa va dritta al cuore del problema, che è così riassumibile: nel mondo siamo attualmente 7 miliardi e 45 milioni di persone e si prevede che nel 2030 saremo 8 miliardi e mezzo.

Troppi, dicono i benestanti, che temono che nella loro tavola ci sia meno cibo. In realtà questo problema lo si discute almeno da 250 anni; da una parte ci sono quelli che temono che l’aumento della popolazione porti alla povertà coloro che attualmente sono in vita; dall’altro ci sono quelli che dicono: attenzione, il problema non sta nel numero degli abitanti, ma nella cattiva distribuzione delle risorse su questo pianeta, che di cibo ne ha per un numero quasi doppio rispetto agli attuali abitanti.

Madre Teresa non entra in questa discussione, ma si preoccupa del fatto che ognuno, che viene messo nel processo di nascita, possa davvero venire alla luce e avere le condizioni di una vita dignitosa.

Qual è la condizione che Essa indica, con insistenza tale da essere fatta anche bersaglio di derisione? Questa: fare in modo che ogni bambino sia non frutto del caso, dell’errore o, come accade in Occidente, di un desiderio passeggero, come quando si dice che si ha il “diritto” di avere un bambino. Il bambino deve essere “voluto, amato, cercato”. E se una donna e un uomo non lo vogliono? È troppo comodo, ed è quindi un omicidio – dice madre Teresa – risolvere il problema eliminando il bambino. Lei come ha fatto?

Ha invocato tutto il mondo: “Dateli a me ed una casa per loro la trovo”. Dunque, anche i santi vanno presi interi come sono, non per quella parte soltanto che  ci piace.

(Venerdì 23 settembre 2016)

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