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L’ora presente: farsi prossimo

L’ora presente: farsi prossimo

L’ora presente: farsi prossimo

di Lino Sartori

Confesso che sono preoccupato apprendendo le notizie che i mass media riportano: alcune potenze internazionali, attraverso le proprie vecchie organizzazioni militari, stanno spostando eserciti in luoghi che fanno presagire qualcosa di poco buono.

Pare che la lezione della cosiddetta guerra fredda, che pensavamo definitivamente sepolta con il crollo del Muro di Berlino nel 1989, non sia stata abbastanza chiara. Il mondo sembra che stia ancora dividendosi in due grandi blocchi contrapposti, i quali sembra vogliano sfidarsi, ma questa volta con armi assai più pericolose di quelle, pur tremende, preparate durante i terribili anni Cinquanta dello scorso secolo. Purtroppo papa Francesco, ancora qualche anno fa, aveva ragione: aveva detto che siamo già nella terza guerra mondiale, soltanto che è combattuta a pezzi e in differenti luoghi del Pianeta Terra, questo meraviglioso astro che il Creatore ci ha donato affinché lo coltiviamo e ne abbiamo cura per trasmetterlo alle generazioni future.

Le ragioni di questo possibile scontro sono sempre le stesse, quelle che hanno sempre determinato gli scontri armati: ragioni economiche, ragioni strategiche, ragioni di controllo del mondo, che sono tute “stupide”, perché nessuno chiede mai, né ora né in passato, se la gente comune, quella che poi deve imbracciare i fucili, sia o meno d’accordo con queste scelte che i politici fanno al posto loro. Allora che cosa si può fare per evitare il peggio? Io mi limito a dare un suggerimento, che vorrei tanto i credenti cristiani prendessero sul serio e mettessero in pratica: sforziamoci di capire bene come sta andando ora il mondo. In fondo è stato lo stesso Gesù Cristo che ha parlato della capacità di “leggere i segni dei tempi” e anzi l’ha posta come un dovere per i suoi seguaci: capire i tempi. A mio modo di vedere, una cosa da fare per capire i tempi nostri è quella di riprendere in mano il grande, monumentale e importantissimo testo scritto nel 2009 dal papa emerito Benedetto XVI, la sua lettera enciclica Caritas in veritate (La Carità nella verità).

Lo so che è un testo impegnativo, ma è scritto per tutti gli abitanti di questo mondo e quindi chiunque può leggerlo: lo si trova facilmente anche in internet. Io trovo in questo testo una idea meravigliosa, che deve essere tenuta presente sia dai credenti sia da tutti coloro che hanno a cuore le sorti di questa Terra. L’idea è quella di globalizzazione. Se ne parla oramai da mezzo secolo, me se ne parla, per lo più, in modo negativo e soprattutto senza capire bene il senso profondo e vero della globalizzazione. Benedetto XVI, con quella capacità straordinaria che lo caratterizza da eminente pensatore e conoscitore dei grandi problemi dell’uomo di oggi, dice che la globalizzazione è “l’effusione dell’interdipendenza in tutta la Terra”. Che cosa significa? Ecco in parole semplici. Oggi, grazie alle scoperte portentose della scienza e della tecnica, gli spazi tra una regione e un’altra, tra un continente e un altro, si sono notevolmente ridotti, a tal punto che oggi sappiamo in tempo reale che cosa succede in ogni angolo del mondo. La scienza chiama questo sconvolgente fenomeno “effetto farfalla”, perché il semplice batter d’ali di una farfalla in un angolo remoto del pianeta provoca effetti che si fanno sentire all’altro capo del pianeta. Ne sono certo: è proprio così! Questa vicinanza, però, non è solo un fatto geografico: prima di tutto è un fatto umano!

Cioè, se gli spazi si sono fatti più stretti, vuol dire che le persone sono tra loro più vicine, si toccano, sono a stretto contatto, possono collaborare di più assieme. In altri termini, oggi tutti siamo prossimo, ovvero tutti siamo vicini gli uni agli altri. E così si è finalmente compiuto il sogno e il comandamento evangelico, quello di farsi prossimo gli uni degli altri, cioè farsi vicini. Ma proprio qui sta il lato delicatissimo della questione: il mio vicino potrebbe essere una persona che a me non piace, che non mi è simpatica, che non mi ispira fiducia. E allora, ecco le reazioni che conosciamo e che il fenomeno delle migrazioni sta mettendo in evidenza: noi, ma soprattutto i politici, mettiamo in atto azioni difensive, come quelle di creare barriere di filo spinato, muri di cemento e vari congegni per il controllo elettronico delle persone. La storia ha ampiamente dimostrato che tutti i muri prima o poi sono crollati. Quindi, che cosa resta da fare? L’unica cosa che un essere umano, un essere che voglia rispettare la sua caratteristica di essere una persona, deve e può fare: conoscere il suo prossimo, cioè conoscere il suo vicino.

Ho troppi esempi a mio favore per sostenere che la conoscenza supera e risolve ogni tipo di problema che inizialmente si pone tra individui che vengono a contatto tra loro. Non possiamo fidarci solo delle reazioni a caldo che la nostra pelle ci fa sentire: noi non siamo fatti solo di carne e ossa, ma anche, anzi soprattutto, di energia spirituale, che è la nostra vera e unica ricchezza. Purché la sappiamo gestire con scienza e coscienza.

(Venerdì 28 ottobre 2016)

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