CorrCan Media Group

Dalla custodia di terra al patriarcato latino

Dalla custodia di terra al patriarcato latino

 

Dalla custodia di terra al patriarcato latino

Mons. Pierbattista Pizzaballa Amministratore Apostolico

«Chiedo pace per Gerusalemme ma soprattutto chiedo la pace di Gerusalemme, che è la pace offerta nel cenacolo della Cena e 
di Pentecoste. E’ una pace che si può avere anche subito. è la pace che non è soppressione delle differenze, annullamento 
delle distanze, ma nemmeno tregua o patto di non belligeranza, garantito da accordi o separazioni».
 
Bastano meno di dieci minuti per percorrere la distanza che separa il convento di San Salvatore, sede del Custode di Terra Santa, dal complesso del Patriarcato Latino di Gerusalemme. Padre Pierbattista Pizzaballa, che il 20 maggio aveva lasciato l’ufficio di Custode e San Salvatore, eletto arcivescovo da Papa Francesco il 24 giugno e consacrato il 10 settembre, dopo qualche giorno vi si è trasferito come amministratore apostolico. 
 
A 51 anni Mons Pizzaballa è stato chiamato a servire una porzione importante della Chiesa Madre di Gerusalemme costituita dalla diocesi patriarcale latina. Con quali sentimenti ha accolto la nomina lo ha scritto lui stesso nel messaggio inviato alla diocesi: «Non nascondo di essere rimasto sorpreso da tale richiesta, conoscendo i miei personali ed oggettivi limiti. Potete dunque immaginare quale sia la mia trepidazione e la mia preoccupazione per l’incarico che mi è stato affidato. Posso anche comprendere le tante vostre domande e forse anche qualche perplessità. Tuttavia so bene che è Lui che chiama e manda e in Lui confido. “Ti basta la mia grazia” (2Cor 12, 9)».
 
e il motto che compare nel suo stemma episcopale. Alla sommità si trova lo stemma francescano con la mano stimmatizzata di Gesù e quella di san Francesco e al centro il rotolo della Parola di Dio con il Chrismon; insieme sormontano la città di Gerusalemme come era raffigurata nel Medioevo: una città dalle cui mura si innalzano la cupola a cono dimezzato del Santo Sepolcro, la Torre di Davide e la cupola tonda della moschea di Omar.  
Il nuovo arcivescovo lo ha spiegato così: «La Terra Santa è crocevia di difficoltà e divisioni di ogni genere: tra le Chiese, tra le fedi monoteiste e tra i popoli che la abitano. Le difficoltà appaiono sempre enormi e insormontabili. In tale contesto, la Chiesa apparentemente sembra schiacciata da queste situazioni. Altri invece potrebbero cadere nella tentazione di credere di essere chiamati a portare la “loro” salvezza, basata su propri mezzi e strategie. Ebbene, in queste circostanze la parola di Dio ci ricorda che solo alla grazia dobbiamo affidarci e a nient’altro. La Chiesa di Terra Santa non ha mezzi e non ha potere. Ha solo Cristo e la sua grazia… E’ dunque questo il motivo della scelta: avere la coscienza che la nostra missione altro non è che testimoniare la Grazia che per primi ci ha toccato e da questa solamente partire».
 
La diocesi di rito latino a Gerusalemme che Mons Pizzaballa dovrà guidare non è un patriarcato nel senso proprio perché è costituita da una sola entità, anche se abbraccia territori geograficamente diversi (Israele, Palestina, Giordania e Cipro) e ha il suo centro in Gerusalemme che per la comunità internazionale non è la capitale riconosciuta di nessuno Stato, ma la sua importanza unica è universalmente nota. Stando all’Annuario pontificio, la diocesi patriarcale ha 253.254 fedeli distribuiti in 66 parrocchie. I presbiteri diocesani sono 74 e 9 i diaconi permanenti. Ha pure un fiorente seminario dal quale escono in media ogni anno 2 o 3 sacerdoti novelli. 
 
Più di 1000 le religiose e oltre 400 sono i religiosi impegnati nei Luoghi Santi, soprattutto anche se non esclusivamente i francescani, e in 312 scuole e istituti di educazione anche di livello universitario e 55 istituzioni di beneficenza. Queste cifre fanno immaginare forse la consistenza istituzionale della realtà ecclesiale, ma non ne indicano la ricchezza e complessità. Per farsene un’idea almeno approssimativa bisogna tenere presente che a Gerusalemme sono presenti altre Chiese particolari cattoliche di rito orientale e le Chiese ortodosse e che nel territorio diocesano i cristiani sono quelli locali, di lingua araba, e quelli provenienti dai diversi continenti. 
 
Anzi, a fronte della diminuzione continua dei cristiani di provenienza locale, a causa della piaga dell’emigrazione, i cattolici provenienti da altri paesi, specialmente da Africa e Asia, sono in aumento. Senza dire che la diocesi patriarcale ha pure un Vicariato per i cattolici di lingua ebraica che cura alcune ferventi comunità calate interamente nella società israeliana.
 
Mons. Pizzaballa ben consapevole della situazione e delle sfide che essa pone a pastori e fedeli, ha scritto: «Bisogna crescere nella consapevolezza delle nuove sfide pastorali ed educative: l’arrivo di nuovi cristiani provenienti dall’estero, le nuove legislazioni sulle scuole, la multiforme presenza religiosa, una nuova forma di dialogo interreligioso. Ho sottolineato nel mio messaggio alla diocesi la necessità di incontrarci e di accoglierci gli uni con gli altri, costruendo strade e ponti e non muri: tra noi e il Signore, tra vescovi e preti, tra preti e laici, tra noi e i fratelli delle diverse Chiese, tra noi e i fratelli e amici ebrei e musulmani, tra noi e i poveri, tra noi e quanti hanno bisogno di misericordia e di speranza. Solo così potremo rispondere pienamente alla speciale vocazione universale della Chiesa di Gerusalemme, Chiesa dei luoghi santi».
 
Nelle parole dell’arcivescovo Pierbattista si indovinano alcuni dei motivi particolari che possono aver suggerito alla Santa Sede, dopo due patriarchi di lingua araba, la nomina di un amministratore apostolico. L’esperienza di studio presso lo Studium Biblicum Franciscanum e all’Università Ebraica di Gerusalemme, il lavoro in seno alle comunità cattoliche di lingua ebraica e i lunghi anni nei quali ha ricoperto l’ufficio di Custode di Terra Santa lo hanno certamente preparato al nuovo compito. 
 
Quest’ultimo incarico infatti lo ha messo in contatto con autorità religiose e civili di vari paesi del Medio Oriente. Ha avuto la sorte di accogliere due papi – Benedetto XVI nel 2009 e Francesco nel 2014 – come pellegrini in Terra Santa e dall’attuale Pontefice ebbe il delicato incarico di preparare l’incontro interreligioso di preghiera per la pace in Vaticano (giugno 2014) e di accompagnarvi Shimon Peres, Presidente dello Stato d’Israele, e Abu Mazen, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese. 
 
Con il tema della pace ha concluso il suo saluto al termine della celebrazione in cui è stato ordinato vescovo dicendo: «Chiedo pace per Gerusalemme ma soprattutto chiedo la pace di Gerusalemme, che è la pace offerta nel cenacolo della Cena e di Pentecoste. E’ una pace che si può avere anche subito. E’ la pace che non è soppressione delle differenze, annullamento delle distanze, ma nemmeno tregua o patto di non belligeranza, garantito da accordi o separazioni. 
 
Chiedo una pace che sia accoglienza cordiale e sincera dell’altro, volontà tenace di ascolto e di dialogo, strade aperte su cui la paura e il sospetto cedano il passo alla conoscenza, all’incontro e alla fiducia, dove le differenze siano opportunità di compagnia e non pretesto per il rifiuto reciproco. Mi impegnerò perché, anche grazie al mio servizio in quella terra, sorga per tutta la Chiesa e sugli uomini di quella terra, la pace di Gerusalemme».
 
G. Claudio Bottini
Studio Biblico Francescano, 
Gerusalemme
 
Venerdì 25 Novembre 2016
 
 

 

 

 

 

Comments are closed.