CorrCan Media Group

Chiusura dell’Anno Santo della Misericordia

Chiusura dell’Anno Santo della Misericordia

chiesa2000Chiusura dell’Anno Santo della Misericordia

di Lino Sartori

Sono trascorsi, anzi volati, quasi dodici mesi dall’ 8 dicembre 2015, quando è iniziato solennemente l’anno giubilare della Misericordia, che si concluderà il 20 novembre prossimo. Due date assai significative lo hanno contraddistinto: all’inizio la festa della Madonna Immacolata e alla fine la festa di Cristo re.

In questi mesi chi ha voluto e potuto, ha seguito i consigli che sono stati dati per acquistare l’indulgenza plenaria per sé e per i propri cari defunti. Già questo fatto, cioè l’acquisizione dell’indulgenza plenaria, è di per sé una cosa straordinaria, perché consente di ottenere la cancellazione di tutta la pena dovuta ai peccati nostri o dei nostri cari che sono morti.

Di questi tempi non è certo di moda parlare di indulgenza e, peggio ancora, di peccato e di morte.

Oggi tutti preferiscono sentir parlare di una vita sana e evergreen, di benessere, di longevità, di ottime performance a qualunque età, di eterna giovinezza, e così via.

Ma appartiene in maniera integrante alla nostra fede, oltre che a una parte consistente della cultura dalla quale deriviamo, sapere che ogni forma di male genera essa stessa una ferita che va curata con il tempo e che in questa fase di convalescenza tutti possiamo esserci di aiuto reciprocamente.

Ecco, ho tentato di spiegare con parole semplici, alla portata di tutti, un vero e proprio mistero della nostra esistenza: il male, le conseguenze del male e la collaborazione che tutti possiamo darci durante la nostra vita.

Questa è un’autentica novità del Cristianesimo, cioè il fatto che il  male non è mai soltanto una cosa privata, come quando vado in banca a trattare privatamente i miei interessi finanziari. Il male, ci insegna il Cristianesimo, è sempre anche un fatto che coinvolge la comunità, più o meno estesa; il male, anche quando lo facciamo di nascosto e perfino rivolto contro noi stessi (ad esempio quando esagero con il bere o con il fumo o quando assumo sostanze dopanti) tocca e fa male anche ad altri.

Se mi ubriaco, offendo anche chi mi sta vicino; se mi drogo, rompo l’equilibrio nel gruppo a cui appartengo, eccetera. Per questo la Chiesa ha inventato la pratica dell’indulgenza, proprio allo scopo di darci l’opportunità di riparare il torto che abbiamo causato e questo vale sia nei confronti di noi stessi, sia verso le persone che amiamo.

Alla base di tutto questo sta la convinzione che noi uomini non siamo degli atomi staccati l’uno dall’altro; non siamo delle zattere che vagano nell’oceano sterminato della vita. Noi siamo una comunità di persone che sono strettissimamente collegate tra loro.

Mi viene quasi da sorridere, ma lo voglio dire: perfino nella più fredda teoria economica oggi si dice che un batter d’ali di una farfalla nel mercato di Singapore fa sentire i suoi effetti a New York.

Ed è vero! Basta osservare ogni giorno l’andamento delle borse di tutto il mondo. Noi esseri di questo mondo siamo interconnessi, cioè legati fra di noi in maniera tale che le cose che ciascuno fa si riflettono anche sugli altri; questo vale sia nel bene come nel male.

Dunque, l’anno giubilare della misericordia è ormai al termine; ma a noi che cosa rimane? Domandiamoci: papa Francesco, che ha fermamente voluto questo anno, che cosa voleva? Una cosa al di sopra di tutte: Egli voleva che tutti noi, sia chi crede sia chi non crede, ci esercitiamo ogni giorno a fare qualche opera di misericordia verso gli altri, cominciando da chi ci sta attorno.

Le conosciamo le opere di misericordia, sia quelle materiali o corporali (dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti), sia quelle spirituali (consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti). Come possiamo vedere, sono tutte azioni che possiamo fare quotidianamente e quindi non occorre aspettare un altro anno santo per poterle mettere in pratica. Questo desidera papa Francesco: che la misericordia diventi un’abitudine quotidiana, un modo di comportarci, anzi uno stile di vita. Ripeto: sono azioni che possono essere compiute benissimo da tutti, credenti e non.

Con linguaggio laico, potremmo dire che si tratta di azioni sociali che servono a creare il bene comune, cioè a fare di questo mondo, e delle nostre società, una vera comunità umana.

Insisto su questo aspetto: tutte e quattordici le opere di misericordia sono riprese nelle più grandi dichiarazioni dei diritti e dei doveri che l’umanità ha scritto e proclamato solennemente negli ultimi secoli, a partire dalla dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo del 1948.

Con questo intendo dire che la conclusione dell’anno giubilare della misericordia non deve significare che abbiamo terminato di comportarci gli uni verso gli altri con uno stile di vita misericordioso, ma, piuttosto, che ora comincia davvero il nostro impegno giornaliero per fare qualcuna di queste azioni, che, ribadisco, servono non solo ad assicurarci un posto in Paradiso, ma primariamente a costruire una società di donne e uomini che vogliono vivere in pace e giustizia tra di loro qui su questa Terra.

Termino con una riflessione, un po’ intrigante, del grande africano sant’Agostino, il quale, a proposito di opere di misericordia, ci ricorda che, facendo queste azioni, noi non ci priviamo di cose nostre che ci appartengono, ma semplicemente restituiamo agli altri qualcosa che abbiamo tolto loro. Se questa idea ci divenisse familiare, la misericordia sarebbe finalmente il nostro stile di vita quotidiano.

(Venerdì 18 novembre 2016)

Scarica “Chiusura dell’Anno Santo della Misericordia”

Comments are closed.