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“Serio come i bimbi quando giocano”

“Serio come i bimbi quando giocano”

“Serio come i bimbi quando giocano”

di Francesca Facchi

TORONTO – Descrivere Stefano Bollani non è facile. Parafrasando il titolo del suo ultimo libro, potrebbe essere descritto come “monello, guru, alchimista”, ossia un estroverso funambolo della musica e dell’intrattenimento. Combina infatti repertorio classico, jazz e improvvisazioni, incontrando il plauso del pubblico, della critica e del (difficile) mondo della musica; allo stesso tempo, conduce programmi radio e tv, canta, scrive libri. È quindi un’occasione imperdibile averlo a Toronto, innanzitutto per chiedere a lui stesso di raccontarsi.

È riconosciuto come uno dei più grandi jazzisti italiani. Eppure si è avvicinato a questo genere durante il diploma in pianoforte, in un periodo in cui in conservatorio si osteggiava il jazz … Come ha vissuto questa formazione “in bilico tra due mondi”?

«L’ho vissuta in maniera laboriosa. Per questo, appena uscito di lì, son stato felice di accorgermi che la musica è una sola. Viene divisa in “generi” per motivi perlopiù commerciali, per poterla incasellare e vendere meglio».

Di frequente alterna classica e jazz, proprio come nei due concerti a Toronto. È assai raro che un musicista proponga i due generi, in date così vicine. Qual è il suo segreto?

«Mi diverto sempre in qualsiasi situazione decida di cacciarmi. Tutto qua!».

Celebri le sue improvvisazioni e le sue imitazioni dei generi più disparati. Ne emerge la figura di un musicista capace di leggerezza, ironia e di non prendere troppo sul serio né se stesso né la musica.

«Fra serio e serioso c’è un abisso. Cerco di tenermi lontano [dal serioso, ndr], dunque resto dalla parte del serio. I bambini sono serissimi quando giocano; ecco, sono serio e sto giocando».

Ha collaborato con moltissimi artisti, musicisti, attori, ballerini. Quale incontro/collaborazione l’ha colpita maggiormente e perché?

«Enrico Rava è stato il mio mentore; quando l’ho incontrato venti anni fa per la prima volta, mi ha aperto la testa, dandomi molta fiducia nelle mie capacità».

Attribuirle l’etichetta di eclettico sembra quasi riduttivo: è musicista, scrittore, cantautore, conduttore radiofonico e televisivo. Qual è (se c’è) il trait d’union di queste molteplici attività?

«La voglia di raccontare. E di prendere un applauso».

A Toronto suonerà con il trio di Roberto Occhipinti e la Toronto Symphony Orchestra diretta da Gianandrea Noseda. Quali le attese?

«Sono felice di essere qui, l’orchestra è magnifica, Noseda pure. Mi aspetto di divertirmi molto».

(Venerdì 18 novembre 2016)

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