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Ricominciare in Canada tutti insieme

Ricominciare in Canada tutti insieme

Ricominciare in Canada tutti insieme

di Catia Rizzo

TORONTO – Partire, spinti dalla volontà di offrire certezze più solide ai proprio figli. È questa la storia di Francesco Bisignano, un giovane papà originario della provincia di Reggio Calabria arrivato in Canada nel 2012.

«Ho cominciato a lavorare come pizzaiolo e poi, una volta integratomi meglio nell’ambiente, ho avviato la mia attività di import ed export. Oggi i miei prodotti sono richiesti da diversi negozi, pizzerie e ristoranti e da maggio gestisco una pizzeria a Woodbridge insieme ad altri due partner, “Via Mercanti North”. Vi erano già altre due pizzerie “Via Mercanti” a Toronto, ma il proprietario ha voluto aprirne una terza e affidarmene l’amministrazione».

Il suo viaggio è iniziato con un visto lavorativo temporaneo di sei mesi che gli ha permesso di conoscere Romolo Salvati, proprietario di Via Mercanti appunto, il quale ha creduto in lui e ne ha fortemente voluto la collaborazione.

Questa scelta ha comportato pesanti sacrifici, perché si sa, quando si ha una famiglia si deve tenere in considerazione il benessere di tutti, soprattutto quello dei figli.

Francesco Bisignano  con sua moglie Carole e le sue due bambine, Gemma (la maggiore) e Fernanda (la più piccola), davanti a “Via Mercanti North”, la pizzeria da lui gestita a Woodbridge

«Sono stati tre anni lunghi durante i quali andavo e tornavo praticamente ogni tre o quattro mesi. È stata dura, soprattutto perché le piccole non avevano più presente la figura paterna. Ero come un amico che faceva visita ogni tanto».

È difficile spiegare ai bambini le ragioni per cui si deve rimanere distanti e l’assenza di un genitore. «Con la mia figlia maggiore, Gemma, avevo un bel rapporto prima e si stava perdendo. Da quando sono qui stiamo tutti i giorni insieme e sto cercando di recuperarne la fiducia, voglio che capisca che il suo papà c’è e ci sarà sempre».

«Non voglio che si ricrei quella situazione e infatti ho deciso: o tutti in Canada o tutti in Italia».

Il difficile percorso di Francesco è stato lenito dal sostegno di una donna forte, Carole. «Sono fortunato – ci confida – perché mia moglie ha deciso di seguirmi. Si tratta di un cambiamento di vita radicale e non tutti sarebbero pronti a fare le valigie, salutare i familiari e lasciare quella che era la propria vita fino al giorno prima. Lo ha fatto perché crede in me ed io gliene sono profondamente grato».

In Italia avevono una loro pizzeria che dopo cinque anni hanno deciso di chiudere. «Lavoravo, ma tra tasse, contributi, affitto e tutto il resto, a fine mese avevo praticamente solo i soldi per coprire le spese».

Alla lunga, gli sforzi senza i giusti riscontri stancano, soprattutto quando si vanno a scontrare con una quotidianità che stenta a migliorare. «Uno dei costi maggiori in Italia è quello della luce elettrica, basti dire che per il mio locale di 50 posti a sedere pagavo praticamente 900 euro ogni due mesi. Assurdo. Qui le tasse sono altrettanto ingenti, ma il guadagno è anche più proficuo».

Secondo Francesco il Canada funziona meglio perché vi è una minore tendenza al risparmio. «Per esempio le famiglie escono più spesso per andare al ristorante, mentre in Italia si cerca di tagliare la spesa il più possibile».

«Dell’Italia mancano alcuni affetti – conclude Francesco – ma alla fine qui ho tutto perché ho la mia famiglia. Ho conosciuto grandi amici, persone vere con le quali vi è un ottimo rapporto di rispetto, tra cui i miei partner Rocco e Romolo, lo splendido staff con cui lavoro e i miei parenti che mi hanno aiutato a costruire la mia quotidianità qui in Canada».

(Martedì 13 settembre 2016)

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