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Nuovo professore di Cinema all’Università di Toronto

Nuovo professore di Cinema all’Università di Toronto

Nuovo professore di Cinema all’Università di Toronto

di Johnny L. Bertolio

TORONTO – Da questo settembre il Dipartimento di Italian Studies e il Cinema Studies Institute della University of Toronto potranno contare su un nuovo docente (Assistant Professor): Alberto Zambenedetti. Nato a Venezia, il prof. Zambenedetti si è laureato a Ca’ Foscari e ha conseguito il PhD presso la New York University con una tesi sul cinema delle migrazioni italiane. Aveva già insegnato per un anno a Toronto: per lui, dunque, si tratta di un caloroso bentornato.

Prof. Zambenedetti, che cosa spinge uno studente a scegliere un corso sul cinema italiano e con quale prospettiva imposta le sue lezioni?

«È davvero un onore essere stato scelto per questa cattedra, una fra le poche in Nord America esclusivamente dedicata al cinema italiano. Le mie lezioni includono sia l’insegnamento frontale classico sia momenti di discussione in gruppo e laboratori di scrittura e critica. Il momento più importante per me è sempre la proiezione del film, alla quale non manco mai: dopotutto il cinema è nato come un evento da vivere insieme e per tale ragione cerco di trasmettere questa preziosissima esperienza ai miei studenti».

Quali sono i suoi temi di studio e ricerca più cari?

«Le mie ricerche corrono su due binari che a volte convergono, altre volte mi portano ad esplorare aree nuove: principalmente mi occupo della relazione fra le persone (intese sia come singoli individui sia come gruppi e popoli) e i luoghi in cui vivono e si trovano, anche solo temporaneamente. Questa definizione, per quanto un po’ vaga, si traduce nell’approfondimento di varie discipline, fra cui Mobility Studies e urbanistica. Il mio progetto di ricerca attuale è un ampio studio sul cinema italiano girato o ambientato all’estero».

Il Toronto International Film Festival e l’Italian Contemporary Film Festival sono due eventi imperdibili nel panorama culturale torontino: pensa di organizzare delle sinergie?

«Me lo auguro. Chiaramente le due istituzioni hanno identità e referenti ben precisi, ma sono sicuro che in futuro potremo collaborare in qualche modo. Una risorsa per entrambi potrebbe essere il lascito di Rocco Mastrangelo, una collezione vastissima di titoli italiani donati all’università dall’imprenditore italo-torontino: si tratta di centinaia di pellicole 35mm che spero di utilizzare non solo nelle mie lezioni, ma anche per programmi aperti al pubblico».

Cosa ha da offrire oggi il cinema italiano al pubblico internazionale? Siamo ancora troppo autoreferenziali (per non dire provinciali) o sappiamo aprirci al mondo?

«Penso che il momento dell’autoreferenzialità (come lo definisce lei) sia passato: il cinema italiano è tornato ad aprirsi al mondo e soprattutto è tornato in cattedra. Mi vengono in mente registi come Gianfranco Rosi [il cui docufilm, Fuocoammare, era nel programma del Tiff 2016, ndr], Michelangelo Frammartino, Laura Bispuri, Andrea Segre, Pietro Marcello, solo per fare qualche nome, che negli ultimi anni hanno firmato pellicole di altissimo livello e che hanno giustamente ottenuto riconoscimenti internazionali. Quando Paolo Virzì riempie le sale italiane per mesi battendo i supereroi della Marvel e Alice Rohrwacher vince il Gran Premio della Giuria a Cannes, possiamo constatare che siamo in un momento propizio».

(Martedì 20 settembre 2016)

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